Economia

Solo Paperoni per il Credit Suisse.
Chiusi i conti con meno di un milione

Il gruppo svizzero ha ridotto le filiali all'estero e dopo essere uscita dai Paesi in via di sviluppo, ha invitato i proprio clienti in Europa con disponibilità inferiori a lasciare la banca entro la fine dell'anno

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LUGANO - Il Credit Suisse seleziona e riduce sensibilmente la propria clientela estera, compresa quella italiana, puntando solo sui multimilionari. Come ha anticipato il quotidiano di Zurigo, Tages Anzeiger, il secondo istituto di credito elvetico per importanza rinuncia ad essere un gestore globale di capitali, lasciando ad altri i risparmiatori di una cinquantina di paesi. Ai quali è stato chiesto di chiudere i loro conti, entro la fine di quest'anno. Parliamo di nazioni africane come il Congo e l'Angola, oppure di ex-repubbliche sovietiche come l'Uzbekistan, il Turkmenistan e la Bielorussia. Da dove, a quanto si è capito, vale la pena andarsene, per diminuire le spese, piuttosto che mantenere un'attività bancaria.

"È la conseguenza di un esame strategico che ha tenuto conto di diversi aspetti", ha dichiarato il portavoce del Credit Suisse, Marc Dosch. In Paesi finanziariamente più interessanti, come la Danimarca e Israele, ma anche l'Italia, la banca ha deciso, invece, di comportarsi come una qualsiasi azienda del lusso, ovvero tenendosi cari i clienti super-ricchi e invitando coloro che hanno un patrimonio inferiore al milione di franchi, poco più di 800 mila euro, a chiudere il proprio conto. Inoltre, sempre in Italia, il Credit Suisse che aveva 30 filiali, ne lascia aperte solo 8. A dimostrazione che "la strategia di gestire i capitali scudati, fuori dalla Svizzera, non ha pagato".

Più delicato ancora il caso della Germania, dove pure la grande banca elvetica ha ridimensionato, da 13 ad 8, il numero delle proprie succursali e dove pare concreta la possibilità di una definitiva uscita di scena, dopo il fallimento del tentativo di un accordo fiscale, tra Berna e Berlino. Il Credit Suisse, in sostanza, ne ha abbastanza delle incursioni degli agenti del fisco tedesco, che nel frattempo si sono moltiplicate e che hanno contribuito ad intaccare l'immagine dell'istituto di credito. Il quale, nel frattempo, ha pure accantonato, con discrezione, qualsiasi velleità espansionistica, in altri paesi europei. Insomma, dopo l'investment banking, pesantemente ridimensionato, per le perdite accusate dal 2008 in poi, anche la gestione patrimoniale subisce una correzione. L'obiettivo pare quello di accaparrarsi più paperoni possibili, a condizione che i loro capitali siano esenti da ombre.