MILANO - Mentre è allo studio del governo una soluzione "tecnica" per permettere le attività produttive utilizzando le risorse sotto sequestro, una nota del gruppo Riva Acciaio evidenzia lo stato di "assoluta paralisi" in cui l'azienda si trova "allo stato delle cose". Ovvero, dopo la conferma del sequestro dei conti correnti del gruppo da parte dell'Autorità giudiziaria. Nella nota, Riva Acciaio spiega che il Custode ha comunicato al gruppo che "le somme sequestrate sui conti correnti, che sono indispensabili per il pagamento degli stipendi e dei fornitori, non potranno essere restituite" alla società.
Nella sua risposta all'azienda, il Custode ha specificato che egli stesso "potrà amministrare direttamente le somme sequestrate ed effettuare pagamenti per conto dell'azienda solo se Riva Acciaio garantirà con fideiussione bancaria il rimborso all'Autorità Giudiziaria di quanto usato dal custode", precisa ancora il gruppo Riva. La società specifica tuttavia che "nella realtà dei fatti, ciò è di fatto impossibile: Riva Acciaio non può avere fideiussioni bancarie poiché le banche hanno sospeso ogni operatività con l'azienda in conseguenza del sequestro".
"Peraltro - continua ancora la nota - i conti correnti della società sono stati oggetto di ulteriori atti esecutivi di sequestro ancora nella giornata di giovedì 19 settembre scorso e nuovi e ripetuti atti di sequestro sono possibili in ogni momento. Riva Acciaio aveva chiesto al Custode di avere conferma espressa che i futuri incassi dai clienti non sarebbero stati colpiti da sequestro quale pre-condizione per riavviare i rapporti con le banche, ma non ha avuto dal Custode alcuna risposta sul punto".
La società evidenzia inoltre il perdurare di "una totale incertezza anche sul perimetro del sequestro, come evidenziato dalla circostanza che nella giornata di ieri, 24 settembre, la Guardia di Finanza, su disposizione dell'Autorità Giudiziaria, ha dissequestrato le materie prime e di magazzino della società 'in quanto necessari all'attività produttiva' con 'contestuale immissione in possesso all'avente diritto' Riva Acciaio".
"E' dunque confermato - conclude il gruppo - che prima del provvedimento espresso di dissequestro la società non avrebbe potuto utilizzare le materie prime proprio perché espressamente sequestrate con verbale di Polizia Giudiziaria del 16 settembre, come a suo tempo comunicato da Riva Acciaio. Il dissequestro non riguarda tuttavia i prodotti finiti di cui non si conosce con esattezza la situazione".
Intanto, il ministro per lo Sviluppo economico Flavio Zanonato, rispondendo a un'interrogazione sull'Ilva di Taranto durante il question time alla Camera, apre a "nuove iniziative" da adottare "d'urgenza" per consentire la ripresa delle attività produttive "in tutti i siti del gruppo Riva". "Chiariti da parte dell'autorità giudiziaria i limiti e i vincoli connessi al sequestro operato - spiega il ministro -, verificherò in giornata, ed è un lavoro che sto facendo, se esistono effettivamente e concretamente le condizioni per un'immediata ripresa delle attività, valutando in caso contrario l'adozione in via d'urgenza di nuove iniziative idonee a consentire l'immediata ripresa dell'attività produttiva in tutti i siti del gruppo Riva".
Nella sua risposta all'azienda, il Custode ha specificato che egli stesso "potrà amministrare direttamente le somme sequestrate ed effettuare pagamenti per conto dell'azienda solo se Riva Acciaio garantirà con fideiussione bancaria il rimborso all'Autorità Giudiziaria di quanto usato dal custode", precisa ancora il gruppo Riva. La società specifica tuttavia che "nella realtà dei fatti, ciò è di fatto impossibile: Riva Acciaio non può avere fideiussioni bancarie poiché le banche hanno sospeso ogni operatività con l'azienda in conseguenza del sequestro".
"Peraltro - continua ancora la nota - i conti correnti della società sono stati oggetto di ulteriori atti esecutivi di sequestro ancora nella giornata di giovedì 19 settembre scorso e nuovi e ripetuti atti di sequestro sono possibili in ogni momento. Riva Acciaio aveva chiesto al Custode di avere conferma espressa che i futuri incassi dai clienti non sarebbero stati colpiti da sequestro quale pre-condizione per riavviare i rapporti con le banche, ma non ha avuto dal Custode alcuna risposta sul punto".
La società evidenzia inoltre il perdurare di "una totale incertezza anche sul perimetro del sequestro, come evidenziato dalla circostanza che nella giornata di ieri, 24 settembre, la Guardia di Finanza, su disposizione dell'Autorità Giudiziaria, ha dissequestrato le materie prime e di magazzino della società 'in quanto necessari all'attività produttiva' con 'contestuale immissione in possesso all'avente diritto' Riva Acciaio".
"E' dunque confermato - conclude il gruppo - che prima del provvedimento espresso di dissequestro la società non avrebbe potuto utilizzare le materie prime proprio perché espressamente sequestrate con verbale di Polizia Giudiziaria del 16 settembre, come a suo tempo comunicato da Riva Acciaio. Il dissequestro non riguarda tuttavia i prodotti finiti di cui non si conosce con esattezza la situazione".
Intanto, il ministro per lo Sviluppo economico Flavio Zanonato, rispondendo a un'interrogazione sull'Ilva di Taranto durante il question time alla Camera, apre a "nuove iniziative" da adottare "d'urgenza" per consentire la ripresa delle attività produttive "in tutti i siti del gruppo Riva". "Chiariti da parte dell'autorità giudiziaria i limiti e i vincoli connessi al sequestro operato - spiega il ministro -, verificherò in giornata, ed è un lavoro che sto facendo, se esistono effettivamente e concretamente le condizioni per un'immediata ripresa delle attività, valutando in caso contrario l'adozione in via d'urgenza di nuove iniziative idonee a consentire l'immediata ripresa dell'attività produttiva in tutti i siti del gruppo Riva".