Telecom, Bernabè pronto a dimettersi
Il governo al lavoro per la rete
Il presidente Telecom pronto a lasciare nel cda di gioved' prossimo. L'esecutivo punta sulla strategicità e sulla sicurezza nazionale. Il presidente della Consob: "Possibile un cambiamento rapido della norma sull'Opa. Il tema dell'italianità non ha senso". Angeletti: "Affrontare e risolvere il problema, ma siamo alla solite ci accorgiamo delle situazioni quando sono già esplose"
MILANO - Franco Bernabè, presidente di Telecom, è pronto a dimettersi nel cda di giovedì prossimo. La svolta arriva in serata, quando circola la notizia che il manager avrebbe maturato la decisione dopo i cambiamenti avvenuti nella compagine azionaria di Telco. Mercoledì in audizione al Senato, Bernabè aveva già espresso le sue perplessità sull'operazione, indicando nella ricapitalizzazione la strada da seguire per rilanciare Telecom. Ma il consiglio di amministrazione appare sostanzialmente diviso su questa materia. Bisognerà vedere nei prossimi giorni se ci saranno contatti tra il manager e i rappresentanti di telco in cda. Intanto si ragiona già sul possibile successore: il nome più accreditato è quello di Massimo Sarmi, attuale amministratore delegato di Poste Italiane.
Intanto continua la levata di scudi per difendere l'italianità delle rete di Telecom Italia: "Siamo alle solite - dice il seg…
Intanto continua la levata di scudi per difendere l'italianità delle rete di Telecom Italia: "Siamo alle solite - dice il seg…
MILANO - Franco Bernabè, presidente di Telecom, è pronto a dimettersi nel cda di giovedì prossimo. La svolta arriva in serata, quando circola la notizia che il manager avrebbe maturato la decisione dopo i cambiamenti avvenuti nella compagine azionaria di Telco. Mercoledì in audizione al Senato, Bernabè aveva già espresso le sue perplessità sull'operazione, indicando nella ricapitalizzazione la strada da seguire per rilanciare Telecom. Ma il consiglio di amministrazione appare sostanzialmente diviso su questa materia. Bisognerà vedere nei prossimi giorni se ci saranno contatti tra il manager e i rappresentanti di telco in cda. Intanto si ragiona già sul possibile successore: il nome più accreditato è quello di Massimo Sarmi, attuale amministratore delegato di Poste Italiane.
Intanto continua la levata di scudi per difendere l'italianità delle rete di Telecom Italia: "Siamo alle solite - dice il segretario della Uil, Luigi Angeletti al Gr1 -. I problemi vengono affrontati quando sono già esplosi. C'è il problema della rete, da affrontare e risolvere, ma c'è anche un altro problema: Telecom e Telefonica sono indebitate parimenti, e quindi hanno bisogno di vendere asset per ridurre il debito. Quando si tratterà di fare investimenti ovviamente sarà privilegiata la Spagna".
Una posizione che ricalca in qualche modo quella del governo che proverà a giocare l'asso della golden share, l'attribuzione di poteri speciali allo Stato su un'azienda privatizzata, per blindare la rete. Non è escluso anche che ci sia un'accelerata sul cambio della normativa dell'Opa. Una passaggio che passa per forza per il ministero dell'Economia, guidato da Fabrizio Saccomanni. Il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, però, torna sul tema e dice: "La questione dell'italianità non ha molto senso. L'importante - ha sottolineato vegas - è che un'azienda produca, mantenga l'occupazione e che cresca".
Sul tema è tornato anche il viceministro dello Sviluppo economico, Antonio Catricalà ipotizzando proprio il cambio della norma sull'Opa: "Se c'è l'accordo si può fare, io dico che è possibile. Non può essere una regola buona per una sola partita, ma in senso generale per tutti". Quanto allo scorporo della rete ha detto: "Finora non si è mai parlato di un intervento legislativo perché sembrava che fosse volontario, se l'impegno per lo scorporo c'è e rimane, non c'è bisogno di intervenire con uno strumento autoritativo. Altrimenti si può fare come per Snam".
Intanto, nella bozza del Decreto del Presidente della Repubblica atteso oggi al Consiglio dei Ministri, si precisa, infatti, che "le reti e gli impianti utilizzati per la fornitura dell'accesso agli utenti finali nei servizi rientranti negli obblighi del servizio universale" delle comunicazioni rientrano tra le attività strategiche sottoposte alla golden share. Nell'esercizio di quest'ultima, sono inclusi "gli apparati dedicati, anche laddove l'uso non sia esclusivo, per la connettività (fonia, dati e video), la sicurezza, il controllo e la gestione relativi a: a) reti private virtuali, in uso alle Amministrazioni dello Stato competenti in materia di salvaguardia della pubblica sicurezza, del soccorso pubblico e della difesa nazionale; b) collegamenti dedicati ad uso esclusivo alla realizzazione della Rete Interpolizia per Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza e per il Ministero della Difesa. c) rete di accesso alla rete telefonica pubblica in postazione fissa anche nel caso di connessioni stabilite mediante servizi di accesso disaggregato all'ingrosso, condiviso o Wlr, in rame e fibra".
Già il Copasir ha lanciato l'allarme sulla sicurezza nazionale legata all'asset di Telecom; quest'ultima vicenda fa accelerare i lavori sulla "azione d'oro", che il governo Monti non era riuscito a condurre in porto. Una posizione sposata, ieri, anche dal Dis, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza del quale si avvale Palazzo Chigi.
Il controllo di Telecom. Attualmente, l'azionariato di Telecom è composto da una quota del 22,45% in mano alla holding Telco, poi la famiglia Fossati ha il 5% circa ed il restante 72,55% è sul mercato. A sua volta, la scatola che custodisce la maggioranza relativa dell'azienda di Tlc è partecipata dagli spagnoli di Telefonica al 46,18%, a seguire da Generali con il 30,58% e poi da Mediobanca e Intesa Sanpaolo con l'11,62% a testa. L'accordo siglato dai soci italiani e dagli spagnoli prevede un primo aumento di capitale (in Telco) da 324 milioni; quest'operazione porterà Telefonica al 66% della holding, mentre Generali scenderà al 19,32% e in mano alle due banche italiane resteranno due quote del 7,34% ciascuna. Il secondo aumento di capitale, previsto da 117 milioni, dovrebbe dare l'assetto definitivo a Telco, nella quale Telefonica peserà allora per il 70%.
Intanto continua la levata di scudi per difendere l'italianità delle rete di Telecom Italia: "Siamo alle solite - dice il segretario della Uil, Luigi Angeletti al Gr1 -. I problemi vengono affrontati quando sono già esplosi. C'è il problema della rete, da affrontare e risolvere, ma c'è anche un altro problema: Telecom e Telefonica sono indebitate parimenti, e quindi hanno bisogno di vendere asset per ridurre il debito. Quando si tratterà di fare investimenti ovviamente sarà privilegiata la Spagna".
Una posizione che ricalca in qualche modo quella del governo che proverà a giocare l'asso della golden share, l'attribuzione di poteri speciali allo Stato su un'azienda privatizzata, per blindare la rete. Non è escluso anche che ci sia un'accelerata sul cambio della normativa dell'Opa. Una passaggio che passa per forza per il ministero dell'Economia, guidato da Fabrizio Saccomanni. Il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, però, torna sul tema e dice: "La questione dell'italianità non ha molto senso. L'importante - ha sottolineato vegas - è che un'azienda produca, mantenga l'occupazione e che cresca".
Sul tema è tornato anche il viceministro dello Sviluppo economico, Antonio Catricalà ipotizzando proprio il cambio della norma sull'Opa: "Se c'è l'accordo si può fare, io dico che è possibile. Non può essere una regola buona per una sola partita, ma in senso generale per tutti". Quanto allo scorporo della rete ha detto: "Finora non si è mai parlato di un intervento legislativo perché sembrava che fosse volontario, se l'impegno per lo scorporo c'è e rimane, non c'è bisogno di intervenire con uno strumento autoritativo. Altrimenti si può fare come per Snam".
Intanto, nella bozza del Decreto del Presidente della Repubblica atteso oggi al Consiglio dei Ministri, si precisa, infatti, che "le reti e gli impianti utilizzati per la fornitura dell'accesso agli utenti finali nei servizi rientranti negli obblighi del servizio universale" delle comunicazioni rientrano tra le attività strategiche sottoposte alla golden share. Nell'esercizio di quest'ultima, sono inclusi "gli apparati dedicati, anche laddove l'uso non sia esclusivo, per la connettività (fonia, dati e video), la sicurezza, il controllo e la gestione relativi a: a) reti private virtuali, in uso alle Amministrazioni dello Stato competenti in materia di salvaguardia della pubblica sicurezza, del soccorso pubblico e della difesa nazionale; b) collegamenti dedicati ad uso esclusivo alla realizzazione della Rete Interpolizia per Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza e per il Ministero della Difesa. c) rete di accesso alla rete telefonica pubblica in postazione fissa anche nel caso di connessioni stabilite mediante servizi di accesso disaggregato all'ingrosso, condiviso o Wlr, in rame e fibra".
Già il Copasir ha lanciato l'allarme sulla sicurezza nazionale legata all'asset di Telecom; quest'ultima vicenda fa accelerare i lavori sulla "azione d'oro", che il governo Monti non era riuscito a condurre in porto. Una posizione sposata, ieri, anche dal Dis, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza del quale si avvale Palazzo Chigi.
Il controllo di Telecom. Attualmente, l'azionariato di Telecom è composto da una quota del 22,45% in mano alla holding Telco, poi la famiglia Fossati ha il 5% circa ed il restante 72,55% è sul mercato. A sua volta, la scatola che custodisce la maggioranza relativa dell'azienda di Tlc è partecipata dagli spagnoli di Telefonica al 46,18%, a seguire da Generali con il 30,58% e poi da Mediobanca e Intesa Sanpaolo con l'11,62% a testa. L'accordo siglato dai soci italiani e dagli spagnoli prevede un primo aumento di capitale (in Telco) da 324 milioni; quest'operazione porterà Telefonica al 66% della holding, mentre Generali scenderà al 19,32% e in mano alle due banche italiane resteranno due quote del 7,34% ciascuna. Il secondo aumento di capitale, previsto da 117 milioni, dovrebbe dare l'assetto definitivo a Telco, nella quale Telefonica peserà allora per il 70%.