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Dai migranti tornano a casa
550 miliardi di dollari

Le persone che emigrano cercano sempre di aiutare i familiari rimasti a casa. Tra mille difficoltà, compresi i costi enormi che arrivano a portar via il 12 per cento delle somme rimandate nei Paesi d'origine. Nel 2013, secondo la Banca Mondiale, 550 miliardi di dollari verranno trasferiti dai migranti alle città d'origine: tre volte il valore degli aiuti internazionali per lo sviluppo. Verso gli emergenti vanno 414 miliardi
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MILANO - "Purtroppo non ci servono ambulanze, ma carri funebri" raccontano mestamente dal Poliambulatorio di Lampedusa mentre si recuperano i cadaveri dei migranti morti in mare cercando di raggiungere la costa italiana. Il viaggio termina senza approdo per molti di loro, che sono partiti alla ricerca opportunità, lavoro e condizioni di vita migliori rispetto a quelle di casa.

Chi parla con i migranti che in Italia sono riusciti ad arrivare, sa di una costante nella vita di molti di questi uomini e donne: il filo spesso che li lega alle famiglie, la volontà di aiutarle economicamente che si trasforma in una sorta di imperativo categorico, un obiettivo da perseguire ancor prima di essersi garantiti una tranquillità economica e sociale che molto probabilmente non arriverà mai. Ma molte volte è proprio questa la spinta a intraprendere quei viaggi che mettono a repentaglio la propria vita.

Le dimensioni economiche del fenomeno delle migrazion…
MILANO - "Purtroppo non ci servono ambulanze, ma carri funebri" raccontano mestamente dal Poliambulatorio di Lampedusa mentre si recuperano i cadaveri dei migranti morti in mare cercando di raggiungere la costa italiana. Il viaggio termina senza approdo per molti di loro, che sono partiti alla ricerca opportunità, lavoro e condizioni di vita migliori rispetto a quelle di casa.

Chi parla con i migranti che in Italia sono riusciti ad arrivare, sa di una costante nella vita di molti di questi uomini e donne: il filo spesso che li lega alle famiglie, la volontà di aiutarle economicamente che si trasforma in una sorta di imperativo categorico, un obiettivo da perseguire ancor prima di essersi garantiti una tranquillità economica e sociale che molto probabilmente non arriverà mai. Ma molte volte è proprio questa la spinta a intraprendere quei viaggi che mettono a repentaglio la propria vita.

Le dimensioni economiche del fenomeno delle migrazioni, viste da questa prospettiva, sono enormi. Nel 2013, secondo un rapporto della Banca Mondiale fresco di stampa, i 232 milioni di migranti sparsi per il mondo spediranno a casa qualcosa come 550 miliardi di dollari, che saliranno a quota 700 nel 2016. Verso i Paesi in via di Sviluppo si prevede un flusso da 414 miliardi, in crescita del 6,3 per cento rispetto al 2012 e a valori superiori di tre volte rispetto a quelli di qualsiasi aiuto internazionale. E' l'India a registrare il maggior numero di rimesse, con una stima che supera i 70 miliardi di dollari, seguita da Cina (60 miliardi), Filippine (26 miliardi), Messico (22), Nigeria (21) ed Egitto (20 miliardi). Pakistan, Bangladesh, Vietnam, e Ucraina sono altri Paesi che ricevono grandi quantità di denaro.

Guardando alle rimesse verso l'Africa, da dove provengono le persone che cercano di raggiungere le coste italiane attraversando il Mediterraneo, il flusso registrato ufficialmente è atteso in crescita del 6,2 per cento verso i Paesi sub-sahariani a quota 32 miliardi di dollari. Per intendersi, sono 22 milioni gli africani che provengono da quegli Stati e vivono fuori dal proprio Paese, frutto di un incremento del 18 per cento dei flussi migratori a partire dal 1990. Il maggior beneficiario delle rimesse verso quell'aria è la Nigeria, con 20 miliardi; a seguire il Senegal (1,4 miliardi), insieme al Kenya, poi il Sudafrica e l'Uganda. La stessa Banca Mondiale sottolinea però quanto si tratti di dati parziali, anche perché per molti Paesi manca la comunicazione ufficiale al Fondo monetario internazionale. Per di più i migranti africani che vogliono inviare denaro a casa devono affrontare le spese maggiori: raggiungono in media l'11,6 per cento del totale trasferito, contro l'8,3 per cento che viene trattenuto per inviare denaro in Asia e il 9 per cento medio complessivo. Ma, spiega il rapporto, "l'enorme mercato parallelo e i tassi di cambio implicano che il costo reale è ben maggiore".

Per completare il quadro dei flussi che interessano maggiormente il bacino del Mediterraneo, si può guardare anche al capitolo del rapporto che riguarda Medio Oriente e Nord Africa (Mena). La Banca Mondiale spiega che la guerra siriana ha fatto esplodere il numero di profughi, che a settembre hanno superato quota 2 milioni: "Con l'avvicinarsi della stagione invernale bisogna intensificare la risposta umanitaria". Le rimesse verso l'area sono previste in crescita del 3,6 per cento nel 2013 a circa 49 miliardi di dollari. Si tratta di un ritmo di crescita ben più basso del 12 per cento medio tenuto nei tre anni scorsi. Ma, sottolinea la banca, può essere che gran parte dei flussi - in particolare verso l'Egitto, che è il sesto beneficiario al mondo con 20 miliardi di rimesse - si sia rivolta al mercato nero, che permette di risparmiare l'8-10 per cento grazie a tassi di cambio diversi da quelli ufficiali.