Economia

La Cina striglia Washington:
"Shutdown, il tempo stringe"

Pechino detiene almeno 1.200 miliardi di dollari di debito americano e vuole "garanzie di stabilità" per i propri investimenti negli Stati Uniti. Sale il pressing globale su Obama e i Repubblicani per risolvere i problemi fiscali e quelli sul tetto del debito

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MILANO - Il ticchettio dell'orologio americano irretisce Pechino. Negli Stati Uniti lo shutdown delle spese federali, cioè il congelamento dei servizi "non indispensabili" scattato a inizio ottobre perché Repubblicani e Democratici non sono stati in grado di accordarsi sul budget statale, è ormai giunto al settimo giorno. E mentre non si vede all'orizzonte la possibilità di sbloccare lo stallo politico, il mercato si preoccupa sempre più per l'approssimarsi del 17 ottobre. In quella data, secondo i calcoli del Tesoro, verrà raggiunto il limite di 16.700 miliardi di dollari d'indebitamento. Il governo americano non potrà indebitarsi oltre e quindi rispettare i pagamenti già preventivati: in cassa rimarrebbero 30 miliardi per far fronte a spese certe e immediate più che doppie.

Così, gli Usa sarebbero tecnicamente falliti. Un'eventualità sulla quale prende per la prima volta posizione la seconda economia del mondo. Dalla Cina è arrivata infatti la pressione su Washington, perché "il tempo stringe" e i passi avanti sono troppo timidi. Pechino ha richiesto espressamente interventi "per garantire la stabilità degli investimenti cinesi negli Stati Uniti". Zhu Guangyao, vice ministro delle finanze cinese, è stato quanto mai esplicito. Le sue parole sono riportate dal Financial Times: "Gli Stati Uniti hanno una grande quantità di investimenti diretti in Cina e la Cina ha un gran numero di buoni del Tesoro statunitensi", ha detto aggiungendo: "Gli Usa sono chiaramente consapevoli delle preoccupazioni della Cina circa la situazione di stallo finanziario di Washington e della nostra richiesta per garantire la sicurezza degli investimenti cinesi".

Secondo i dati americani, Pechino ha in pancia 1.280 miliardi di dollari di Treasury, anche se la cifra reale potrebbe essere più alta, visto che Pechino investe anche attraverso intermediari. Sta di fatto che si fanno sempre più stringenti il pressing e la preoccupazione per quello che - finora solo teoricamente - sarebbe un default storico, in grado secondo gli analisti di sconvolgere i mercati e rendere il fallimento di Lehman Brothers un evento di poco conto.