MILANO - Ci sono 10 miliardi da recuperare dalla sanità, fondi da mettere sul piatto della crescita per renderlo ben più pesante di quanto sia stato finora, ma è un bene che non siano stati fatti tagli generalizzati in questo momento con la Legge di Stabilità. Un provvedimento "studiato con il bilancino", secondo il vicepresidente dell'Associazione italiana degli analisti finanziari (Aiaf), Paolo Guida. Si conferma, insomma, la sensazione già espressa in molti ambienti politici e del mondo economico: la direzione della manovra è positiva, ma il governo Letta è stato chiamato in un certo senso a celebrare le canoniche nozze coi fichi secchi.
"Non ci sono delle manovre molto impattanti, soprattutto sul fronte della crescita economica. Ma la direzione è quella giusta, soprattutto per il tentativo di riduzione del cuneo fiscale che favorisca la competitività delle imprese e ridia potere d'acquisto ai lavoratori". A conti fatti, le misure di intervento della Stabilità sono di 3 miliardi, che corrispondono alla differenza risultante dall'entità degli interventi programmati nel 2014 e le coperture. "Si parla dello 0,2% del Pil, che in termini di sostegno alla ripersa è poca cosa", spiega Guida.
Ma d'altra parte gli "spazi di manovra per il governo erano pochi": non ci sono risorse e il tentativo di riduzione della spesa pubblica non è di entità sufficiente. Qualcosa però, rispetto al passato e come rivendicato dal premier Letta, è cambiato: "Siamo passati da manovre di finanza pubblica necessariamente restrittive ad una che, seppure non si possa definire espansiva, è neutrale: la finanza pubblica non rappresenta più un freno alla ripresa, ma quei segnali positivi che si sono visti potranno manifestarsi effettivamente".
In quest'ottica, le prospettive diventano più interessanti se si considerano gli spazi di manovra aggiuntiva che potranno venire proprio da un'efficace revisione della spesa, a cominciare da quella sanitaria. Oggi pesa per il 9,3% del Pil, a livelli alti ma superati da altri Paesi in Europa. Ma quello che pesa è la sua qualità: "La definizione del 'Patto per la salute' entro fine anno, tra Stato e Regioni, sarà importante per mirare alla maggiore efficienza dal sanitario e generare risparmi di spesa che potrebbero arrivare a 10 miliardi". Non tagli lineari, dunque, ma un recupero di efficienza che non vada a detrimento del servizio pubblico. "Se a questo aggiungiamo la programmazione della spending review, che non poteva essere inserita nella legge di stabilità ma richiede specifici lavori di analisi, allora in prospettiva c'è spazio perché questo accenno di riduzione della spesa possa concretizzarsi in numeri più consistenti di quanto visto finora".
Spazi che darebbero consistenza a una ripresa "spinta anche dagli 11 miliardi di rimborsi della Pa", le risorse messe finora in circolo e che mostrano i loro effetti nel miglioramento degli indici di fiducia delle imprese e dei consumatori, ai massimi dal pre-crisi. "Sappiamo che sono numeri non ancora trasmessi all'economia reale, cioè alla produzione industriale e all'occupazione. Ma in genere anticipano il ciclo di 3-6 mesi: si sono manifestati da luglio, quindi per la parte finale dell'anno c'è da attendere un miglioramento della situazione", che a primavera dovrebbe portare schiarite anche sul versante occupazionale.
Tra gli altri provvedimenti contenuti nel testo della Stabilità, Guida si sofferma sul lancio di un mini-programma di spesa infrastrutturale, per circa 3 miliardi di importo. La priorità di intervento, oltre al Mose, è riservata alle ferrovie, con tratte quali la Brescia-Verona e la Napoli-Bari in rampa di lancio. "Vanno nella direzione di realizzare infrastrutture che aumentino la produttività del nostro sistema economico, per alimentare una crescita strutturale di medio termine più alta che in passato. Anche in questo caso l'importo non è altissimo, ma la direzione è giusta".
"Non ci sono delle manovre molto impattanti, soprattutto sul fronte della crescita economica. Ma la direzione è quella giusta, soprattutto per il tentativo di riduzione del cuneo fiscale che favorisca la competitività delle imprese e ridia potere d'acquisto ai lavoratori". A conti fatti, le misure di intervento della Stabilità sono di 3 miliardi, che corrispondono alla differenza risultante dall'entità degli interventi programmati nel 2014 e le coperture. "Si parla dello 0,2% del Pil, che in termini di sostegno alla ripersa è poca cosa", spiega Guida.
Ma d'altra parte gli "spazi di manovra per il governo erano pochi": non ci sono risorse e il tentativo di riduzione della spesa pubblica non è di entità sufficiente. Qualcosa però, rispetto al passato e come rivendicato dal premier Letta, è cambiato: "Siamo passati da manovre di finanza pubblica necessariamente restrittive ad una che, seppure non si possa definire espansiva, è neutrale: la finanza pubblica non rappresenta più un freno alla ripresa, ma quei segnali positivi che si sono visti potranno manifestarsi effettivamente".
In quest'ottica, le prospettive diventano più interessanti se si considerano gli spazi di manovra aggiuntiva che potranno venire proprio da un'efficace revisione della spesa, a cominciare da quella sanitaria. Oggi pesa per il 9,3% del Pil, a livelli alti ma superati da altri Paesi in Europa. Ma quello che pesa è la sua qualità: "La definizione del 'Patto per la salute' entro fine anno, tra Stato e Regioni, sarà importante per mirare alla maggiore efficienza dal sanitario e generare risparmi di spesa che potrebbero arrivare a 10 miliardi". Non tagli lineari, dunque, ma un recupero di efficienza che non vada a detrimento del servizio pubblico. "Se a questo aggiungiamo la programmazione della spending review, che non poteva essere inserita nella legge di stabilità ma richiede specifici lavori di analisi, allora in prospettiva c'è spazio perché questo accenno di riduzione della spesa possa concretizzarsi in numeri più consistenti di quanto visto finora".
Spazi che darebbero consistenza a una ripresa "spinta anche dagli 11 miliardi di rimborsi della Pa", le risorse messe finora in circolo e che mostrano i loro effetti nel miglioramento degli indici di fiducia delle imprese e dei consumatori, ai massimi dal pre-crisi. "Sappiamo che sono numeri non ancora trasmessi all'economia reale, cioè alla produzione industriale e all'occupazione. Ma in genere anticipano il ciclo di 3-6 mesi: si sono manifestati da luglio, quindi per la parte finale dell'anno c'è da attendere un miglioramento della situazione", che a primavera dovrebbe portare schiarite anche sul versante occupazionale.
Tra gli altri provvedimenti contenuti nel testo della Stabilità, Guida si sofferma sul lancio di un mini-programma di spesa infrastrutturale, per circa 3 miliardi di importo. La priorità di intervento, oltre al Mose, è riservata alle ferrovie, con tratte quali la Brescia-Verona e la Napoli-Bari in rampa di lancio. "Vanno nella direzione di realizzare infrastrutture che aumentino la produttività del nostro sistema economico, per alimentare una crescita strutturale di medio termine più alta che in passato. Anche in questo caso l'importo non è altissimo, ma la direzione è giusta".