MILANO - Un Mezzogiorno a rischio desertificazione industriale, dove i consumi non crescono da cinque anni, con una disoccupazione reale oltre il 28% e dove una famiglia su sette guadagna meno di mille euro al mese. Questa la fotografia che emerge dal rapporto Svimez sull'economia del Mezzogiorno 2012: lo scorso anno il Pil è calato del 3,2%, oltre un punto percentuale in più del centro-nord, pure negativo (-2,1%). Per il quinto anno consecutivo, dal 2007, il tasso di crescita del Pil meridionale risulta negativo e dal 2007 al 2012, il Pil del Mezzogiorno è crollato del 10%, quasi il doppio del centro-nord (-5,8%).
Peggio ancora il mercato del lavoro: solamente nel primo trimestre 2013, il Sud ha perso 166mila occupati lavoro rispetto all'anno precedente scendendo sotto la soglia dei 6 milioni, ai livelli del 1977. Nel 2012 il tasso di occupazione in età 15-64 è stato del 43,8% nel Mezzogiorno e del 63,8% nel Centro-Nord. A livello regionale il tasso più alto si registra in Abruzzo (56,8%), il più basso in Campania, dove lavora solo il 40% della popolazione in età da lavoro.
"Nel 2012 - si legge le rapporto - il tasso di disoccupazione registrato ufficialmente è stato del 17% al Sud e dell'8% al Centro-Nord, a testimonianza del permanente squilibrio strutturale del nostro mercato del lavoro. I livelli raggiunti riportano indietro di oltre venti anni, agli inizi degli anni '90". In aumento anche la durata della disoccupazione: nel 2012 al sud il 60% dei disoccupati si trova in questa situazione da più di un anno. Una situazione che spinge sempre più persone a lasciare la propria terra: negli ultimi 20 anno sono emigrate circa 2,7 milioni di persone, 114mila solo nel 2011.
Tornando alla situazione economica, il Pil italiano dovrebbe calare dell'1,8% a fronte di un -2,5% stimato al Sud. A causare la contrazione dell'attività produttiva, secondo il rapporto, è "il forte calo dei consumi (stimato in -2,9% al Centro-Nord, che diventa -4,4% al Sud) unito al crollo degli investimenti, (-11,5% a fronte di un calo nazionale del -6,7%)". Giù anche il reddito disponibile (-2% al sud a fronte del -1,3% al centro-nord). L'anno prossimo il Pil nazionale è previsto a +0,7%, ma a trainare l'inversione di tendenza sarebbe il Centro-Nord (dove la crescita è stimata nell'ordine dello 0,9%) mentre il Mezzogiorno resterebbe inchiodato allo 0,1%. Dal 2007 al 2012, inoltre, secondo la valutazione dello Svimez, il manifatturiero al sud ha ridotto il proprio prodotto del 25%, i posti di lavoro del 24% e gli investimenti addirittura del 45%.
Tra i pochi segnali positivi c'è il ruolo del Mezzogiorno nello sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili: nel solo settore fotovoltaico, il 29% degli impianti, circa 139mila, si trova al Sud, a fronte di una produzione di potenza pari al 38% del totale nazionale.
Peggio ancora il mercato del lavoro: solamente nel primo trimestre 2013, il Sud ha perso 166mila occupati lavoro rispetto all'anno precedente scendendo sotto la soglia dei 6 milioni, ai livelli del 1977. Nel 2012 il tasso di occupazione in età 15-64 è stato del 43,8% nel Mezzogiorno e del 63,8% nel Centro-Nord. A livello regionale il tasso più alto si registra in Abruzzo (56,8%), il più basso in Campania, dove lavora solo il 40% della popolazione in età da lavoro.
"Nel 2012 - si legge le rapporto - il tasso di disoccupazione registrato ufficialmente è stato del 17% al Sud e dell'8% al Centro-Nord, a testimonianza del permanente squilibrio strutturale del nostro mercato del lavoro. I livelli raggiunti riportano indietro di oltre venti anni, agli inizi degli anni '90". In aumento anche la durata della disoccupazione: nel 2012 al sud il 60% dei disoccupati si trova in questa situazione da più di un anno. Una situazione che spinge sempre più persone a lasciare la propria terra: negli ultimi 20 anno sono emigrate circa 2,7 milioni di persone, 114mila solo nel 2011.
Tornando alla situazione economica, il Pil italiano dovrebbe calare dell'1,8% a fronte di un -2,5% stimato al Sud. A causare la contrazione dell'attività produttiva, secondo il rapporto, è "il forte calo dei consumi (stimato in -2,9% al Centro-Nord, che diventa -4,4% al Sud) unito al crollo degli investimenti, (-11,5% a fronte di un calo nazionale del -6,7%)". Giù anche il reddito disponibile (-2% al sud a fronte del -1,3% al centro-nord). L'anno prossimo il Pil nazionale è previsto a +0,7%, ma a trainare l'inversione di tendenza sarebbe il Centro-Nord (dove la crescita è stimata nell'ordine dello 0,9%) mentre il Mezzogiorno resterebbe inchiodato allo 0,1%. Dal 2007 al 2012, inoltre, secondo la valutazione dello Svimez, il manifatturiero al sud ha ridotto il proprio prodotto del 25%, i posti di lavoro del 24% e gli investimenti addirittura del 45%.
Tra i pochi segnali positivi c'è il ruolo del Mezzogiorno nello sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili: nel solo settore fotovoltaico, il 29% degli impianti, circa 139mila, si trova al Sud, a fronte di una produzione di potenza pari al 38% del totale nazionale.