MILANO - La Spagna nel terzo trimestre è uscita da una recessione durata due anni. Lo assicura la Banca centrale, secondo la quale il Pil ha registrato un +0,1% nei tre mesi tra luglio e settembre rispetto al precedente trimestre. Ma è ben presto per cantar vittoria. Come dimostrano i dati dell'istituto centrale di Madrid, infatti, il miglioramento dell'economia è ancora ben lontano dal vedersi se si guarda al raffronto tendenziale: il Pil scende dell'1,2% annuo, dopo il -1,6% del secondo trimestre.
Come accade anche per l'Italia, gran parte del miglioramento dell'economia iberica è legato alle esportazioni e alla domanda estera. Sul versante della spesa, infatti, la diminuzione della domanda interna è stata in continuità rispetto al trimestre precedente (-0,3% congiunturale), mentre il contributo alla produzione proveniente dall'esterno dei confini è in aumento di 0,4 punti percentuali.
Segnali di speranza sono arrivati dal versante del lavoro, con il tasso di declino dell'occupazione che rallenta nel trimestre: rispetto al periodo precedente si registra una lieve decrescita (-0,1%), che fa comunque un -3,1% anno su anno. "Se confermato, sarebbe il tasso meno sfavorevole dall'inizio della crisi", gongola comunque la Banca centrale. Va male ai lavoratori dipendenti, visto che l'andamento dei salari è stimato in continua contrazione; in concomitanza con la minor produttività, si determinerebbe comunque una riduzione dei costi unitari del lavoro che spinge la competitività delle aziende.
Come accade anche per l'Italia, gran parte del miglioramento dell'economia iberica è legato alle esportazioni e alla domanda estera. Sul versante della spesa, infatti, la diminuzione della domanda interna è stata in continuità rispetto al trimestre precedente (-0,3% congiunturale), mentre il contributo alla produzione proveniente dall'esterno dei confini è in aumento di 0,4 punti percentuali.
Segnali di speranza sono arrivati dal versante del lavoro, con il tasso di declino dell'occupazione che rallenta nel trimestre: rispetto al periodo precedente si registra una lieve decrescita (-0,1%), che fa comunque un -3,1% anno su anno. "Se confermato, sarebbe il tasso meno sfavorevole dall'inizio della crisi", gongola comunque la Banca centrale. Va male ai lavoratori dipendenti, visto che l'andamento dei salari è stimato in continua contrazione; in concomitanza con la minor produttività, si determinerebbe comunque una riduzione dei costi unitari del lavoro che spinge la competitività delle aziende.