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La nuova Silicon Valley abita a Londra.
E Candy Crush rilancia le periferie

L'ultima start up dalle uova d'oro è dell'italiano Riccardo Zacconi: nella capitale inglese ha inventato un gioco online che fa impazzire il mondo allineando caramelle per superare ostacoli e trappole. Ogni mese si svolgono 30 miliardi di partite: per vincere si possono acquistare più poteri al prezzo di pochi centesimi

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LONDRA - La fiaba della rivoluzione digitale è fatta da tante start-up che si trasformano in miniere d'oro: una società fondata da due amici in un garage della Silicon Valley californiana e poi cresciuta fino a diventare un colosso miliardario del web, uno dei brand che tutti conoscono, come Apple, Facebook, Amazon o Google. Ma adesso una start-up in procinto di diventare una miniera d'oro è sbocciata lontano dalla California, in una Silicon Valley urbana ed europea: a Londra. Si chiama King.com, il suo amministratore delegato è un italiano e la sua piccola grande idea è un giochino chiamato Candy Crush, un passatempo per computer, tablet o telefonino che consiste nell'allineare delle caramelle colorate, superando ostacoli e trappole. Il gioco è gratuito, ma vincere e salire di livello in livello è più facile acquistando online più poteri, generalmente per pochi centesimi o pochi euro. Risultato: 80 milioni di persone giocano a Candy Crush ogni giorno, per un totale di quasi 30 miliardi di partite al mese.

Ma questo è ancora niente. La società fondata da Riccardo Zacconi, l'italiano 46enne alla guida di King.com, ha affidato a una banca americana, la J. P. Morgan, il compito di preparare una propria quotazione alla Borsa di New York. Oggi il New York Times, citando analisti del settore, prevede che l'operazione potrebbe portare a una valutazione "multimiliardaria", qualcosa del genere di quello che è successo a Facebook. Romano, trasferitosi a Londra dieci anni fa, inserito recentemente dal quotidiano Guardian di Londra nell'elenco delle 100 personalità più importanti nel campo dei media in Gran Bretagna (è al 56esimo posto), con le sue caramelle - questo appunto significa "Candy" in inglese  -  Zacconi  potrebbe presto accorgersi di avere vinto una lotteria planetaria. E così facendo, secondo il quotidiano newyorchese, farebbe anche di più, facendo salire speranze e aspettative per Tech City o Silicon Roundabout (la rotonda di silicio), come viene soprannominato il quartiere delle start-up digitali a Londra.

E' una zona in cui fino a poco più di dieci anni fa sorgevano magazzini in disuso, fabbriche chiuse per fallimento e dinosauri industriali. L'hanno rifatta nascere gallerie d'arte, uffici di design, artisti e creativi squattrinati, pub e discoteche e negozietti alternativi, tra i quali si sono infilate, poco per volte, le piccole aziende dell'high tech. Oggi sono queste ultime a trascinare il quartiere di Shoreditch, nell'East London, la parte un tempo più misera e malfamata della metropoli, verso un nuovo rinascimento urbano. Vi hanno contribuito le Olimpiadi del 2012, che hanno rimesso a nuovo un quartiere adiacente, quello di Stratford. Non guasta che la City di Londra, la cittadella di banche e alta finanza, sia nelle vicinanze, per cui sempre più giovani broker e banchieri, specie i giovani, senza figli e famiglia, prendono casa da queste parti, anche perché costa (o meglio costava) meno che altrove. E poi sono arrivati finanziamenti, incentivi pubblici, investimenti. Negli ultimi quattro anni il numero delle compagnie ad alta tecnologia nell'est di Londra  è quadruplicato: ora sono circa 1.400.

Il giro d'affari della neonata Silicon Valley londinese è ancora minuscolo rispetto a quella della California: nei primi sei mesi del 2013, per esempio, le start-up di Shoreditch e dintorni hanno raccolto 350 milioni di dollari di investimenti, meno di un decimo rispetto alla Silicon californiana. Ma i giganti del settore hanno già messo piede anche qui, dall'Ibm alla Microsoft. Molte aziende hanno aperto qui i loro centri di "R&D", research and development, ricerca e sviluppo, insomma i laboratori creativi del futuro. E un'aria di entusiasmo, di "tutto è possibile", spira da edifici restaurati e rinnovati, spesso con un tocco di giocosa follia, come quello di Mind Candy, un'altra start-up di giochi online, i cui uffici coloratissimi sembrano appartenere più alla cultura hippie di San Francisco che al "fumo di Londra": sono disegnati come una foresta incantata e i dipendenti scendono da un piano all'altro, invece che in ascensore, su uno scivolo.

Ora la quotazione alla borsa Usa delle "caramelle" di Roberto Zacconi potrebbe mettere la Silicon Valley inglese sulla mappa della rivoluzione digitale, non come una succursale di quella californiana, ma come una rivale. E invogliare altre start-up a trasferirsi qui, e sempre più investitori a scommettere sul quartiere che un secolo fa era popolato da Jack lo Squartatore e Oliver Twist.