MILANO - L'Italia fa qualche passo avanti nel favorire l'attività imprenditoriale, ma resta pur sempre in coda tra i principali paesi, penalizzata soprattutto dal capitolo tasse. Secondo il rapporto "Doing business 2014", pubblicato dalla Banca mondiale, la penisola è 65esima su 189 paesi per le regolamentazioni che agevolano o limitano il "fare impresa".
E' un miglioramento di 2 posizioni rispetto alla classifica dello scorso anno (rivista), ma l'Italia si trova dietro a Bielorussia (63esima), Fiji e Samoa (61esima) ed è tallonata da Trinidad e Tobago e dal Ghana. La graduatoria è guidata da Singapore, davanti a Hong Kong, Nuova Zelanda, Usa, Danimarca, Malaysia, Corea, Georgia, Norvegia e Regno Unito.
Tra i maggiori paesi dell'Eurozona, la Germania è 21esima (dietro alle Mauritius) e la Francia 38esima (dietro al Belgio e anche all'Armenia). La maglia nera va al Ciad, preceduto di poco dalla Repubblica Centro-africana e dalla Libia. L'Italia è quartultima tra i paesi della Ue, dove hanno un contesto normativo più sfavorevole alle imprese solo Grecia, Romania, Repubblica Ceca ed è soprattutto ultima tra i paesi europei, oltre che 138esima in assoluto, per il "pagamento delle tasse".
In base allo studio sono 15 i pagamenti in un anno per le imprese, richiedono 269 ore l'anno ed inghiottono il 65,8% dei profitti. Tra l'altro risulta anche un peggioramento rispetto allo scorso anno, quando in classifica l'Italia era 135esima. In peggioramento anche i settori "avviare un impresa" (90esima da 84esima), permessi edilizi (112esima da 101esima, richiedono 11 procedure e 233 giorni) e credito (109esima da 105, a causa del basso livello di diritti legali e di informazioni in materia). Ci sono poi l'89esimo posto per la connessione alla rete elettrica (che richiede 124 giorni), il 52esimo per la protezione degli investitori e il 56esimo per l'export (dal 58esimo).
E' d'altro canto nettamente migliorata la regolamentazione per la registrazione di proprietà, dove l'Italia balza alla 34esima piazza dalla 54esima (4 procedure e 16 giorni). Bene anche la risoluzione delle insolvenze, dove l'Italia figura 33 esima, grazie alla riforma - come nota il rapporto - che ha reso più accessibili e flessibili le procedure di ristrutturazione del debito. I progressi maggiori sono stati però messi a segno nella normativa sull'attuazione dei contratti, in cui l'Italia avanza di 37 posizioni, che però non la portano oltre al 103esimo posto. Le procedure richieste del resto sono ben 37 e i giorni sono 1.185, Tre lunghissimi anni.
E' un miglioramento di 2 posizioni rispetto alla classifica dello scorso anno (rivista), ma l'Italia si trova dietro a Bielorussia (63esima), Fiji e Samoa (61esima) ed è tallonata da Trinidad e Tobago e dal Ghana. La graduatoria è guidata da Singapore, davanti a Hong Kong, Nuova Zelanda, Usa, Danimarca, Malaysia, Corea, Georgia, Norvegia e Regno Unito.
Tra i maggiori paesi dell'Eurozona, la Germania è 21esima (dietro alle Mauritius) e la Francia 38esima (dietro al Belgio e anche all'Armenia). La maglia nera va al Ciad, preceduto di poco dalla Repubblica Centro-africana e dalla Libia. L'Italia è quartultima tra i paesi della Ue, dove hanno un contesto normativo più sfavorevole alle imprese solo Grecia, Romania, Repubblica Ceca ed è soprattutto ultima tra i paesi europei, oltre che 138esima in assoluto, per il "pagamento delle tasse".
In base allo studio sono 15 i pagamenti in un anno per le imprese, richiedono 269 ore l'anno ed inghiottono il 65,8% dei profitti. Tra l'altro risulta anche un peggioramento rispetto allo scorso anno, quando in classifica l'Italia era 135esima. In peggioramento anche i settori "avviare un impresa" (90esima da 84esima), permessi edilizi (112esima da 101esima, richiedono 11 procedure e 233 giorni) e credito (109esima da 105, a causa del basso livello di diritti legali e di informazioni in materia). Ci sono poi l'89esimo posto per la connessione alla rete elettrica (che richiede 124 giorni), il 52esimo per la protezione degli investitori e il 56esimo per l'export (dal 58esimo).
E' d'altro canto nettamente migliorata la regolamentazione per la registrazione di proprietà, dove l'Italia balza alla 34esima piazza dalla 54esima (4 procedure e 16 giorni). Bene anche la risoluzione delle insolvenze, dove l'Italia figura 33 esima, grazie alla riforma - come nota il rapporto - che ha reso più accessibili e flessibili le procedure di ristrutturazione del debito. I progressi maggiori sono stati però messi a segno nella normativa sull'attuazione dei contratti, in cui l'Italia avanza di 37 posizioni, che però non la portano oltre al 103esimo posto. Le procedure richieste del resto sono ben 37 e i giorni sono 1.185, Tre lunghissimi anni.