Economia

Le Borse Ue rimbalzano dopo la Fed.
Spread a 245, disoccupazione record

La Federal Reserve ha lasciato aperte le porte a una riduzione, nel giro di poco tempo, del programma di acquisto bond che inonda il mercato di liquidità e gli investitori si spaventano. La tensione politica tiene sotto pressione il Btp, ma il rendimento cala al 4,1%. Giù l'Asia, l'euro perde terreno sul dollaro. In rosso solo Londra

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MILANO - La Federal Reserve ha mantenuto fede alle attese, rinviando nuovamente il "tapering", cioè la graduale diminuzione dell'acquisto di bond di Stato e ipotecari attualmente fissata a 85 miliardi al mese. Ma nel comunicato del Fomc, il suo braccio di politica monetaria, i mercati hanno trovato degli indizi che hanno alimentato nuove incertezze fugata, poi, nel finale di seduta: in particolare, la tempistica per l'avvio del tapering non è stata dettagliata e chi pensava di potervi leggere uno slittamente fino all'anno nuovo è rimasto deluso. Anzi, qualcuno ora crede che si possa partire già in dicembre; secondo il panel degli economisti di Bloomberg, la fetta di chi non pone il limite oltre gennaio è passata dal 25 al 45%. Insomma, la Fed potrebbe iniziare a immettere meno liquidità sul mercato prima di quanto molti investitori auspicassero.

L'effetto, per i mercati ormai gonfiati dal denaro in abbondanza, è stato di una immediata correzione alla quale fa seguito incertezza. In Europa, i listini archiviano così con un rimbalzo finale una seduta debole nella quale spicca il Ftse Mib di Milano che chiude in rialzo dello 0,96%, dopo essere stato a lungo in rosso. A Piazza Affari si guarda ancora a Bpm, molto volatile dopo che Piero Montani, passato a Carige, ha lasciato ufficialmente Piazza Meda "per giusta causa" e al suo posto il consiglio di gestione ha nominato Davide Croff consigliere delegato. Cnh Industrial ha invece annunciato conti in calo, ma ha confermato le stime per il 2013, mentre tra gli altri titoli spicca la performance positiva di Mps. Nel resto d'Europa, a Londra l'indice Ftse 100 cede lo 0,68%, a Parigi, invece, il Cac 40 sale dello 0,6%, mentre il Dax di Francoforte cresce dello 0,26%.

Ma sull'Italia il faro maggiore è quello che illumina la scena politica e - di conseguenza - la fiducia nel debito pubblico. Lo spread, la differenza tra il rendimento di Btp e Bund, si stabilizza intorno a 245 punti dopo l'impennata di ieri. A dire il vero, però, la cedola sui titoli decennali che si è portata intorno al 4,12%, non ha registrato particolari scossoni neppure ieri. Anche l'asta di Btp conclusa con successo dal Tesoro testimonia una buona fiducia internazionale. Più che altro, l'Italia sta faticando ad agganciare un periodo di generale distensione, anche a seguito delle continue difficoltà economiche: la Spagna, di contro, ha visto scendere i suoi rendimenti al 4% dopo aver annunciato il primo trimestre fuori dalla recessione.

A Wall Street, dopo la correzione che ha seguito l'annuncio del Fomc, i listini avanzano di nuovo deboli dopo i dati sui sussidi per la disoccupazione, in calo ma meno delle attese: sono scesi di 10mila unità nell'ultima settimana, contro previsioni per -11mila, a quota 340mila. Sul versante corporate, Exxon ha riportato un calo dell'utile netto trimestrale a 7,8 miliardi di dollari. Alla chiusura, il Dow Jones perde lo 0,4%, il Nasdaq lo 0,2%. Facebook, nonostante l'ottima trimestrale, è arretrata nell'afterhours per i timori del management sugli sviluppi dell'utilizzo del social network da parte dei teenager, prima di tornare in territorio positivo.

Sul fronte valutario il dollaro si rinforza con le prospettive di un tapering più ravvicinato del previsto e con la sottolineatura che la Fed ha dato sulla crescita dell'economia a stelle e strisce. L'euro chiude in forte calo: negli ultimi scambi la moneta unica europea ha toccato un minimo di seduta di 1,3586 dollari, il livello più basso da oltre due settimane, e 133,36 yen. Dal fronte macroeconomico europeo sono emersi i tassi di inflazione e disoccupazione di Italia ed Eurozona nel suo complesso: i senza lavoro nel nostro Paese sono saliti ancora al livello record del 12,5%; l'aumento dei prezzi, invece, è ai minimi dal 2007 con una crescita annua dello 0,7%.

In mattinata, i mercati azionari dell'area asiatica e del Pacifico sono risultati in generale calo e hanno interrotto la migliore striscia positiva degli ultimi due mesi. La Borsa più pesante è quella di Seul (-1,4%), seguita da vicino da Tokio, che ha ceduto l'1,2%. Proprio in Giappone, la Banca centrale (Boj) ha deciso di mantenere invariata la sua politica di allentamento monetario allo scopo di far uscire l'economia del Paese fuori dalla deflazione; ha poi alzato di 0,2 punti, portandole all'1,5%, le previsioni di crescita per l'anno fiscale 2014-2015 e ha stimato che l'inflazione tornerà ad un tasso di incremento annuo del 2% nel giro dei prossimi due anni.

Quanto infine alle materie prime, il contatto a dicembre del petrolio greggio cede lo 0,34% a 96,46 dollari al barile. Quello a dicembre dell'oro perde il 2,5% a 1.320 dollari l'oncia.