Economia

Dalle magliette creative alla politica,
l'imprenditore che sogna Renzo Rosso

Il renziano Mattia Mor, fondatore di Blomor, attacca Berlusconi: "Mi vergogno quando dicono che sia il miglior imprenditore d'Italia. I grandi sono altri". Non rinnega il passato al Grande Fratello: "Bisogna comunicare a tutti" 

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MILANO - Matteo Renzi come riferimento politico, "perché incarna l'idea dell'Italia che vuole rinascere". Renzo Rosso come modello d'imprenditore "perché Diesel non ha paura di competere in un mondo globale e concorrenziale: è andato a vendere i jeans agli americani". E ancora più in grande Richard Branson "che fa impresa da quando è ragazzo, è un matto positivo. Un vero visionario".

Mattia Mor, genovese di 32 anni, è balzato sotto i riflettori della cronaca per aver attaccato a Piazza Pulita su La7 Daniela Santanché (video): "Mi vergogno quando sento dire che Berlusconi è il più grande imprenditore italiano. Ha fatto molto più di me, ma in un duopolio, in un mercato come quello televisivo senza competizione. I miei modelli sono altri".

Eppure dei riflettori ne avrebbe fatto a meno, anche perché una certa celebrità mediatica l'aveva già avuta qualche anno fa dopo aver partecipato - sulle reti Mediaset - a Uomini&Donne e al Grande Fratello. Un passato che non rinnega: "Sapevo che mi sarei esposto a critiche future, da destra e ancora di più da sinistra, ma è stata una grande opportunità di comunicazione".

E sì perché Mor, laureato con lode in Bocconi nel 2005 e con un trascorso in consulenza tra Value Partner e Bain, è un imprenditore nel settore dell'abbigliamento con il marchio Blomor. Un'azienda partita quasi per gioco sui banchi del liceo nel 1998, rilanciata nel 2004 con pochi euro "senza l'aiuto di nessuno, ma rinvestendo sempre gli utili nella società e staccando pochi dividendi. Giusto quello per accendere il mutuo per comprare casa". Da zero è arrivato a fatturare 4,3 milioni di euro nel 2011, prima che la crisi riducesse le vendite a circa 3,5 milioni di euro l'anno, con 900 punti vendita multimarca sparsi lungo tutta la Penisola e tre negozi monomarca a Milano, Torino e Riccione.

Gallery. Da Uomini e Donne all'abbigliamento

"Sono partito con le magliette dei cocktail - racconta -. All'inizio i modelli erano pochi, poi nel tempo l'azienda è diventata un laboratorio creativo per fare cose originali. Dalle felpe ai pantaloni con un target giovane e ampio. E per questo la tv è uno strumento straordinario, un mezzo di massa ad ampio spettro. Quando ho avuto l'occasione del Grande Fratello e di Uomini&Donne l'ho colta. Che non è diverso da quello che ha fatto Renzi partencipando ad Amici: la sinistra deve mettere da parte lo snobismo nei confronti del 'nazionalpopolare', c'è una platea enorme con cui bisogna comunicare. In ogni campo".

Blomor, intanto, cresce. Eppure le critiche non mancano. A cominciare dalla produzione in Cina, anche se attraverso un fornitore italiano. Una situazione che si scontra con le idee politiche dello stesso Mor che alla Leopolda, la convention dei renziani, aveva preparato un intervento sul "Rinascimento del Paese". Un rilancio che passa per cultura, turismo, moda, design e cibo, "perché nel mondo globale ci sono tre miliardi di potenziali clienti assetati di made in Italy. Anche per questo l'obiettivo per l'anno prossimo è riportare in Italia almeno il 50% della nostra produzione. Non mi spaventa la burocrazia, ma un mercato morente. Un Paese sfiduciato con la disoccupazione a livelli record. La rinascita passa anche per il rilancio del mercato interno". 

Dopo la crescita in Italia il gruppo - grazie anche agli accordi di licenza con le multinazionali Unilever per il marchio Algida, Mattel per Hot Wheels e Barbie, Bic e Bacardi - inizia ad allargare gli orizzonti verso l'estero: dalla Russia alla Cina, dal Belgio all'Arabia Saudita.

Oltre all'abbigliamento, nel 2012 è arrivata anche la svolta alimentare con Gaudeo, una "panineria gourmet con salumi e formaggi slow food aperta a Roma. Un format che vogliamo portare in giro per l'Italia e poi fuori da confini". Sempre che nel frattempo l'impegno politico attraverso Officine Democratiche non sfoci in una candidatura alle prossime elezioni politiche: "Non lo escludo, fare politica mi piacerebbe, ma non abbandonerò l'impresa. Anche se ci stiamo organizzando per avere una struttura più manageriale che non dipenda solo da me. Le aziende devono sopravvivere ai loro imprenditori".