Economia

Sorpresa, le aziende del Far East
puntano di più alla sostenibilità

Da un'indagine Eurisko-Dnv Business Assurance emerge che il 95% degli imprenditori orientali considera la sostenibilità un elemento chiave del proprio business. In Europa ci si dieci punti percentuali sotto. In Italia, il 60% crede che i propri prodotti siano effettivamente rispettosi dell'ambiente

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MILANO - Forse è presto per mettere nel cassetto dei ricordi le immagini di città asiatiche inquinate, di problemi all'interno delle fabbriche e di impatti ambentiali da dopoguerra Occidentale. Ma almeno dal punto di vista delle intenzioni, le aziende del Far East sembrano sempre più preoccupate della sostenibilità dei loro processi e dei loro prodotti. Lo rivela una ricerca su scala globale condotta da Gfk Eurisko e Dnv Business Assurance, uno dei principali enti di certificazione a livello mondiale.

Secondo i risultati di un'indagine che ha riguardato 2.300 professionisti in settori trasversali di Europa, Nordamerica, Centro e Sud America e Asia, la maggior attenzione per la sostenibilità del prodotto si registra proprio in Estremo Oriente. Un risultato stupefacente, se si pensa ai molti casi - noti al grande pubblico ad esempio nella filiera tecnologica - che saltuariamente balzano alla cronaca ed evidenziano problemi enormi legati all'inquinamento e alle politiche interne di gestione dei dipendenti. Il 95 per cento degli intervistati orientali è convinto che trattare prodotti sostenibili sia un fattore chiave per il successo del proprio business, dieci punti in più di quanti lo dichiarano in America settentrionale o Europa. L'Italia, in questa graduatoria, è in linea con il Vecchio Continente all'85%. Passando dalle intenzioni alla pratica, qualcosa cambia. In Italia, la percentuale di chi crede e che i propri prodotti siano effettivamente sostenibili scende al 60%. Ma ancora una volta, l'Oriente spicca con otto intervistati su dieci convinti di rispettare standard di compatibilità ambientale.

Chi spinge le imprese del Far East su questo percorso virtuoso? Per la ricerca sono le pressioni dei clienti (90%), cui fanno seguito le politiche aziendali (83%) e infine i consumatori (76%). Anche sul fronte dei finanziatori si mostra attenzione: il 62% degli asiatici (che diventa il 70% dei cinesi) crede che gli investitori stessi chiedano merci sostenibili, contro il 50% circa registrato nel resto del mondo. L'Europa è in fondo a questa graduatoria e in Italia il dato si ferma al 30%. In termini concreti, l'80% delle società asiatiche ha affermato di aver messo in campo soluzioni per ridurre il fabbisogno energetico, il 76% di aver inciso sul ciclo dei rifiuti e il 62% sui consumi d'acqua. Quando si parla di futuro, però, balza in vetta il Sudamerica, dove il 68% degli operatori ritiene di aumentare gli investimenti nei prossimi anni, elemento che questa volta riguarda meno della metà degli asiatici.