MILANO - Mentre l'Europa è ancora alle prese con una difficile risalita, testimoniata dalla debolezza della ripresa economica e dalla preoccupante dinamica dei prezzi vicini a una crescita zero, gli Stati Uniti stanno crescendo a un ritmo superiore alle aspettative. Da una parte, la Bce ha deciso di tagliare ancora il costo del denaro sperando di dare impulso a una ripresa dell'inflazione e della trasmissione del credito. Dall'altra, la Fed ha in canna lo stop agli stimoli straordinari, offerti finora al mercato in misura molto più ampia rispetto alla controparte europea.
I mercati oscillano tra questi due poli. In apertura di settimana, ad esempio, la Borsa di Tokyo ha sfruttato gli ultimi dati positivi provenienti dagli Usa, dove sono stati creati più posti di lavoro del previsto (204mila a ottobre). Così il dollaro si è rafforzato sullo yen, fino a spingerlo a quota 99, e l'indice Nikkei ha guadagnato l'1,3%; il mercato sembra così far passare in secondo piano l'evenienza di taglio degli stimoli della Fed entro fine anno e l'inflazione in Cina, finita a ottobre ai massimi degli ultimi 8 mesi alimentando i timori di stretta monetaria. Sempre nel gigante asiatico, però, la produzione industriale ha superato le attese degli analisti ad ottobre crescendo del 10,3% annuo, dato positivo cui si aggiunge la crescita del 13,3% delle vendite al dettaglio. Al di fuori di Tokyo, gli altri listini asiatici hanno trattato incerti anche sulla scia del disastro delle Filippine.
In Europa la produzione industriale italiana a settembre torna a crescere su base mensile, ma si tratta del 25esimo calo sull'anno consecutivo. L'agenda macroeconomica americana non prevede appuntamenti in calendario per la festività del Veterans Day. I listini del Vecchio Continente, dopo i dati cinesi e in attesa delle indicazioni di Wall Street, trattano in cauto rialzo: Londra ha chiuso un rialzo dello 0,34%, Francoforte dello 0,41%, Parigi dello 0,7%. Piazza Affari ha recuperato 0,6% nonostante il peso di Mediaset e grazie al recupero del comparto bancario. Tra i titoli positivi svetta Telecom, che ha convocato un cda per perfezionare la cessione in Argentina, e si divide l'attenzione con Enel: Fulvio Conti ha detto che l'obiettivo è far scendere il debito a 40 miliardi a fine anno, dai 44 dei nove mesi. Poco mossa, infine, Piaggio che ha riportato utile netto in calo del 37% nei primi nove mesi dell'anno a 28 milioni.
Alla chiusura dei mercati europei, Wall Street avanza piatta, non confermando lo spunto finale della scorsa settimana. Il Dow Jones recupera lo 0,17%, lo S&P 500 è invariat mentre il Nasdaq scende dello 0,15% a 3.914 punti.
Sul fronte obbligazionario, lo spread tra Btp e Bund tedeschi si restringe leggermente a 237 punti base, con il rendimento del decennale italiano al 4,1% sul mercato secondario. La Grecia torna a catalizzare l'attenzione, con la coalizione di governo che resiste a una mozione di sfiducia per soli 4 voti e gli ispettori della Troika ancora ad Atene per valutare il via libera a una nuova tranche di prestito da 5,9 miliardi. La Germania, intanto, ha collocato titoli di stato a sei mesi per 2,761 miliardi di euro con un rendimento medio è dello 0,0374%, in ascesa rispetto allo 0,0363% di ottobre.
Oltre allo yen, anche l'euro ha aperto in ribasso per poi recuperare: la moneta unica europea oscilla intorno la soglia 1,34, mentre venerdì la Banca centrale europea l'ha rilevata a 1,3431 dollari. Leggero calo pure per l'oro: i future a dicembre cedono negli States lo 0,1% a 1.283 dollari l'oncia. A New York, il petrolio Wti viaggia in ribasso dello 0,30% rispetto alla chiusura precedente e tratta a 94,30 dollari al barile.
I mercati oscillano tra questi due poli. In apertura di settimana, ad esempio, la Borsa di Tokyo ha sfruttato gli ultimi dati positivi provenienti dagli Usa, dove sono stati creati più posti di lavoro del previsto (204mila a ottobre). Così il dollaro si è rafforzato sullo yen, fino a spingerlo a quota 99, e l'indice Nikkei ha guadagnato l'1,3%; il mercato sembra così far passare in secondo piano l'evenienza di taglio degli stimoli della Fed entro fine anno e l'inflazione in Cina, finita a ottobre ai massimi degli ultimi 8 mesi alimentando i timori di stretta monetaria. Sempre nel gigante asiatico, però, la produzione industriale ha superato le attese degli analisti ad ottobre crescendo del 10,3% annuo, dato positivo cui si aggiunge la crescita del 13,3% delle vendite al dettaglio. Al di fuori di Tokyo, gli altri listini asiatici hanno trattato incerti anche sulla scia del disastro delle Filippine.
In Europa la produzione industriale italiana a settembre torna a crescere su base mensile, ma si tratta del 25esimo calo sull'anno consecutivo. L'agenda macroeconomica americana non prevede appuntamenti in calendario per la festività del Veterans Day. I listini del Vecchio Continente, dopo i dati cinesi e in attesa delle indicazioni di Wall Street, trattano in cauto rialzo: Londra ha chiuso un rialzo dello 0,34%, Francoforte dello 0,41%, Parigi dello 0,7%. Piazza Affari ha recuperato 0,6% nonostante il peso di Mediaset e grazie al recupero del comparto bancario. Tra i titoli positivi svetta Telecom, che ha convocato un cda per perfezionare la cessione in Argentina, e si divide l'attenzione con Enel: Fulvio Conti ha detto che l'obiettivo è far scendere il debito a 40 miliardi a fine anno, dai 44 dei nove mesi. Poco mossa, infine, Piaggio che ha riportato utile netto in calo del 37% nei primi nove mesi dell'anno a 28 milioni.
Alla chiusura dei mercati europei, Wall Street avanza piatta, non confermando lo spunto finale della scorsa settimana. Il Dow Jones recupera lo 0,17%, lo S&P 500 è invariat mentre il Nasdaq scende dello 0,15% a 3.914 punti.
Sul fronte obbligazionario, lo spread tra Btp e Bund tedeschi si restringe leggermente a 237 punti base, con il rendimento del decennale italiano al 4,1% sul mercato secondario. La Grecia torna a catalizzare l'attenzione, con la coalizione di governo che resiste a una mozione di sfiducia per soli 4 voti e gli ispettori della Troika ancora ad Atene per valutare il via libera a una nuova tranche di prestito da 5,9 miliardi. La Germania, intanto, ha collocato titoli di stato a sei mesi per 2,761 miliardi di euro con un rendimento medio è dello 0,0374%, in ascesa rispetto allo 0,0363% di ottobre.
Oltre allo yen, anche l'euro ha aperto in ribasso per poi recuperare: la moneta unica europea oscilla intorno la soglia 1,34, mentre venerdì la Banca centrale europea l'ha rilevata a 1,3431 dollari. Leggero calo pure per l'oro: i future a dicembre cedono negli States lo 0,1% a 1.283 dollari l'oncia. A New York, il petrolio Wti viaggia in ribasso dello 0,30% rispetto alla chiusura precedente e tratta a 94,30 dollari al barile.