La "beneficenza" dei Ligresti
con i soldi di Fondiaria Sai
Ettore Livini, di ETTORE LIVINI
Le carte del processo passano in rassegna le donazioni erogate dalle casse della compagnia assicurativa in un decennio: dal Milan ai ciclisti dilettanti. Forte il legame con il territorio piemontese e fiorentino (il Maggio tra i beneficiari). Immancabile l'azienda di borse della figlia, spunta anche il Comune di Firenze. La pioggia d'oro, finita in migliaia di rivoli, vale in tutto 18 milioni
MILANO - Telefono azzurro e Fai. Maggio fiorentino e Teatro Regio di Torino. La Veneranda fabbrica del Duomo ma anche vigili del fuoco, cori alpini, il Milan, ciclisti dilettanti, moto club, circoli ufficiali e di curling e persino l'Istituto italiano per la postura. Anche i Ligresti (o per meglio dire la Fonsai) hanno un cuore. E quanto grande, lo raccontano le carte processuali che ricapitolano le donazioni di beneficenza uscite tra il 2002 e il 2011 dalle casse della compagnia assicurativa. Una pioggia d'oro dispersa in migliaia di rivoli e micro-donazioni che vale in tutto 18 milioni di euro, finiti in larga parte a parrocchie, onlus e opere di bene e qualche volta usata per cementare quella rete di relazioni che per decenni ha garantito la sopravvivenza al gruppo. Un fiume di denaro il cui grafico ha misurato per anni lo stato di salute della famiglia meglio delle azioni in Borsa, impennandosi fino ai 3,4 milioni donati nel 2007 per poi ridimensionarsi fino ai 422mila euro del 20…
MILANO - Telefono azzurro e Fai. Maggio fiorentino e Teatro Regio di Torino. La Veneranda fabbrica del Duomo ma anche vigili del fuoco, cori alpini, il Milan, ciclisti dilettanti, moto club, circoli ufficiali e di curling e persino l'Istituto italiano per la postura. Anche i Ligresti (o per meglio dire la Fonsai) hanno un cuore. E quanto grande, lo raccontano le carte processuali che ricapitolano le donazioni di beneficenza uscite tra il 2002 e il 2011 dalle casse della compagnia assicurativa. Una pioggia d'oro dispersa in migliaia di rivoli e micro-donazioni che vale in tutto 18 milioni di euro, finiti in larga parte a parrocchie, onlus e opere di bene e qualche volta usata per cementare quella rete di relazioni che per decenni ha garantito la sopravvivenza al gruppo. Un fiume di denaro il cui grafico ha misurato per anni lo stato di salute della famiglia meglio delle azioni in Borsa, impennandosi fino ai 3,4 milioni donati nel 2007 per poi ridimensionarsi fino ai 422mila euro del 2011, quando la stella delle assicurazioni dei Ligresti aveva già iniziato ad appannarsi.
L'elenco dei beneficiari è a 360 gradi e molto legato al territorio (Piemonte e Toscana) dove hanno sempre avuto sede Sai e Fondiaria. C'è l'aiuto annuale di qualche decina di migliaia di euro per il Regio di Torino, quello per l'orchestra del Maggio Fiorentino. E in tempi più recenti le centinaia di migliaia di euro per sostenere il Festival Mi-To e i 15mila euro per l'abbonamento alla Scala (chissà chi lo usava...). In dieci anni assegni piccoli e grandi firmati Fonsai sono finiti a decine di Onlus attive nella prevenzione del cancro, nello studio di malattie rare o nel sociale. Accanto alla beneficenza, diciamo così, istituzionale, ci sono centinaia di oboli per le iniziative più originali e disparate. Nell'elenco spuntano 15mila euro per la Fondazione Milan e 5mila per quella di Rino Gattuso. Un bel po' di quattrini (150mila euro) sono andati al Congresso eucaristico di Bari. Atti di liberalità hanno gratificato a pioggia diverse parrocchie in giro per il Belpaese: da quella di San Martino a Revigliasco a San Giovanni Battista di Bosconero, da San Bartolomeo a Roveredo fino a San Matilde ad Andora. Oboli a quattro zeri sono arrivati pure al Circolo ufficiali di Torino, al Cai di Macugnaga, sotto il Monte Rosa, all'associazione nazionale Vigili del Fuoco. Trentamila euro sono finiti al Senato per l'organizzazione della mostra dei padri fondatori, 25mila per l'acquisto di non meglio precisate opere pittoriche.
L'anima sportiva di casa Ligresti (assenti questa volta aiuti ai cavalli di Jonella) non si è fatta mancare quasi niente. Brillano le sponsorizzazioni alla società sportiva di ciclismo dilettantistico "Nizza-Lingotto", quella per l'associazione sportiva Valmontanaja di Cimolais, teatro del noto Memorial Marco Tonegutti di calcio a sette. Tremila euro sono andati pure all'associazione dilettantistica del curling. L'elenco è lunghissimo. E qua e là spuntano anche alcuni beneficiari improbabili: come Gilli, l'azienda di borse di Giulia cui sono arrivati 12.900 euro, oppure la Rcs (casa editrice del Corriere della Sera) e persino qualche migliaio di euro pagato per rifare l'impianto di climatizzazione dell'assessorato politiche sociali del Comune di Firenze nel 2007. L'ultimo contributo nel 2011 (111 euro, non proprio una fortuna) è andato al Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e dei revisori contabili. Avessero avuto più soldi a disposizione, magari si sarebbero accorti con qualche anno d'anticipo dei buchi dell'impero Ligresti.
L'elenco dei beneficiari è a 360 gradi e molto legato al territorio (Piemonte e Toscana) dove hanno sempre avuto sede Sai e Fondiaria. C'è l'aiuto annuale di qualche decina di migliaia di euro per il Regio di Torino, quello per l'orchestra del Maggio Fiorentino. E in tempi più recenti le centinaia di migliaia di euro per sostenere il Festival Mi-To e i 15mila euro per l'abbonamento alla Scala (chissà chi lo usava...). In dieci anni assegni piccoli e grandi firmati Fonsai sono finiti a decine di Onlus attive nella prevenzione del cancro, nello studio di malattie rare o nel sociale. Accanto alla beneficenza, diciamo così, istituzionale, ci sono centinaia di oboli per le iniziative più originali e disparate. Nell'elenco spuntano 15mila euro per la Fondazione Milan e 5mila per quella di Rino Gattuso. Un bel po' di quattrini (150mila euro) sono andati al Congresso eucaristico di Bari. Atti di liberalità hanno gratificato a pioggia diverse parrocchie in giro per il Belpaese: da quella di San Martino a Revigliasco a San Giovanni Battista di Bosconero, da San Bartolomeo a Roveredo fino a San Matilde ad Andora. Oboli a quattro zeri sono arrivati pure al Circolo ufficiali di Torino, al Cai di Macugnaga, sotto il Monte Rosa, all'associazione nazionale Vigili del Fuoco. Trentamila euro sono finiti al Senato per l'organizzazione della mostra dei padri fondatori, 25mila per l'acquisto di non meglio precisate opere pittoriche.
L'anima sportiva di casa Ligresti (assenti questa volta aiuti ai cavalli di Jonella) non si è fatta mancare quasi niente. Brillano le sponsorizzazioni alla società sportiva di ciclismo dilettantistico "Nizza-Lingotto", quella per l'associazione sportiva Valmontanaja di Cimolais, teatro del noto Memorial Marco Tonegutti di calcio a sette. Tremila euro sono andati pure all'associazione dilettantistica del curling. L'elenco è lunghissimo. E qua e là spuntano anche alcuni beneficiari improbabili: come Gilli, l'azienda di borse di Giulia cui sono arrivati 12.900 euro, oppure la Rcs (casa editrice del Corriere della Sera) e persino qualche migliaio di euro pagato per rifare l'impianto di climatizzazione dell'assessorato politiche sociali del Comune di Firenze nel 2007. L'ultimo contributo nel 2011 (111 euro, non proprio una fortuna) è andato al Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e dei revisori contabili. Avessero avuto più soldi a disposizione, magari si sarebbero accorti con qualche anno d'anticipo dei buchi dell'impero Ligresti.