Borse Ue deboli in attesa della Bce.
Milano la peggiore: Ftse Mib a -1,5%
Giuliano Balestreri, di GIULIANO BALESTRERI
I mercati chiudono in rosso la prima seduta della settimana; negli Stati Uniti i consumatori hanno speso meno dell'anno scorso, durante il ponte del Ringraziamento, a causa dei forti sconti. A Milano pesa il comparto dell'energia. In settimana le nuove indicazioni sul fronte del lavoro Usa potrebbero condizionare la Fed. Giovedì la riunione della Bce: continua il braccio di ferro tra i falchi tedeschi e le colombe
MILANO - Avvio di settimana incerto per le Borse del Vecchio continente che continuano, tuttavia, a muoversi sui massimi dall'inizio della crisi nel 2007 con Francoforte che prova a consolidare gli ultimi record storici. In mattinata i listini asiatici hanno archiviato una seduta fiacca condizionata dalle attese per l'ondata di appuntamenti politico economici della settimana. A livello internazionale si guarda alla riunione della Bce di giovedì prossimo: da un lato il taglio al rating all'Olanda e l'elevato tasso di disoccupazione in Europa continuano a giustificare la politica monetaria espansiva di Mario Draghi, dall'altro l'aumento - lieve - dell'inflazione può dare nuove cartucce ai falchi tedeschi che chiedono una progressiva stretta monetaria. Probabile che giovedì dal board della Bce esca un nulla di fatto. Negli Usa, invece, si guarda ai dati sulle vendite natalizie durante il lungo week end del Ringraziamento: i forti sconti hanno depresso gli incassi, me…
MILANO - Avvio di settimana incerto per le Borse del Vecchio continente che continuano, tuttavia, a muoversi sui massimi dall'inizio della crisi nel 2007 con Francoforte che prova a consolidare gli ultimi record storici. In mattinata i listini asiatici hanno archiviato una seduta fiacca condizionata dalle attese per l'ondata di appuntamenti politico economici della settimana. A livello internazionale si guarda alla riunione della Bce di giovedì prossimo: da un lato il taglio al rating all'Olanda e l'elevato tasso di disoccupazione in Europa continuano a giustificare la politica monetaria espansiva di Mario Draghi, dall'altro l'aumento - lieve - dell'inflazione può dare nuove cartucce ai falchi tedeschi che chiedono una progressiva stretta monetaria. Probabile che giovedì dal board della Bce esca un nulla di fatto. Negli Usa, invece, si guarda ai dati sulle vendite natalizie durante il lungo week end del Ringraziamento: i forti sconti hanno depresso gli incassi, mentre sono salite le vendite online. Secondo la Federazione nazionale dei venditori al dettaglio Usa, gli americani nell'ultimo weekend iniziato in anticipo giovedì, con il Thanksgiving, hanno speso in media 407,02 dollari, il 3,9% in meno rispetto all'anno scorso, soprattutto a causa dei bassi prezzi dei prodotti. La flessione tra giovedì e domenica è stata complessivamente del 2,7% a 57,4 miliardi rispetto all'anno scorso, registrando così il primo calo in sette anni.
Di maggiore interesse per i mercati, però, risulteranno i dati sul lavoro in arrivo nei prossimi giorni: a meno di uno strabiliante dato positivo sui nuovi assunti, sembra molto improbabile che possano intervenire ulteriori elementi tali da convincere la Fed ad anticipare il tapering (la progressiva riduzione dell'acquisto di bond da 85 miliardi di dollari al mese) a dicembre. In Cina, intanto, l'indice Pmi manifatturiero elaborato da Hsbc è stato rivisto al rialzo a novembre e, nella lettura definitiva, si attesta a 50,8 dal 50,9 di ottobre. Il dato reso noto oggi è superiore rispetto al dato preliminare diffuso lo scorso 21 novembre (50,4).
In questo contesto a Milano Piazza Affari ha chiuso una giornata dominata dalle vendite, con il Ftse Mib che ha ceduto alla fine l'1,52%. Sul listino principale hanno pesato le blue chip come Enel, in difficoltà con tutti gli energetici e le utility. Sull'azienda elettrica si sente il riflesso della decisione di Madrid di presentare un emendamento che prevede l'annullamento del contributo per il comparto elettrico. In difficoltà anche Saipem, Finmeccanica e Telecom, mentre tra i pochi titoli positivi si è visto Salvatore Ferragamo nel giorno del roadshow per l'ipo di Moncler, la cui quotazione è in calendario per il 16 dicembre. Secondo quanto filtra, l'offerta sarebbe stata già coperta con un boom pari a 12 volte le azioni messe sul mercato. Positiva, dopo la distribuzione di un dividendo straordinario da 1,92 euro, Save, la società che gestisce gli aeroporti di Venezia e Treviso. Dal listino milanese, invece, scompare per la prima volta Gemina, dopo la fusione con Atlantia. Nel resto d'Europa, Francoforte ha chiuso vicino alla pari (-0,04%), Londra ha limato lo 0,83% e Parigi lo 0,22%. Wall Street, reduce dalla chiusura invariata di venerdì sera, snobba le indicazioni macroeconomiche e flette con il Dow Jones che segna -0,48%, l'S&P 500 -0,28% e il Nasdaq in calo dello 0,15%.
Non influiscono più di tanto sui mercati, così, i miglioramenti macroeconomici che si rilevano a livello di Eurozona. L'indice Pmi manifatturiero di novembre è stato rivisto al rialzo e passa a 51,6 punti dal 51,5 della stima preliminare diffusa lo scorso 21 novembre. Si tratta di un livello al top da due anni e mezzo che include anche la crescita dell'Italia, ma delude per l'andamento di Francia e Spagna. Anche negli Stati Uniti, la rilevazione sul Pmi manifatturiero è risultata in aumento a quota 54,7 punti. L'indice IIsm manifatturiero è salito invece a 57,3 punti, da 56,4 in ottobre. Il dato è nettamente migliore delle attese degli analisti che si attendevano un ribasso a quota 55,2 punti. Sopra le aspettative anche la spesa per le costruzioni, che registrano il +0,8%. In leggero calo lo spread: la differenza di rendimento tra Btp italiani e Bund tedeschi a 10 anni si porta sotto quota 235 punti, ma il rendimento dei titoli resta ancorato al 4,07%; pare comunque scontato il fatto che arriverà il rinnovo della fiducia al governo di Enrico Letta che oggi salirà al Quirinale dopo l'uscita dalla maggioranza della rinata Forza Italia guidata da Silvio Berlusconi, decaduta da senatore la scorsa settimana. L'euro chiude in calo a 1,3554 dollari e scende al minimo da undici mesi sulla sterlina. Le voci di un ulteriore allentamento della politica monetaria giapponese fanno scendere lo yen a quota 139,59 sull'euro e a 103,04 sul dollaro, minimo da sei mesi.
In mattinata il Giappone ha archiviato una seduta incolore: l'indice Nikkei che ha chiuso a 15,655.07 punti, con una flessione dello 0,04 per cento rispetto ai valori di venerdì scorso dopo aver oscillato lungo la parità per tutta la seduta. Piatto anche l'indice Topix, che ha terminato gli scambi con un rialzo dello 0,02% a 1.258,94 punti. La seduta è iniziata in aumento, spinta da un indebolimento dello yen nei confronti del dollaro o dell'euro. Poi le prese di beneficio hanno avuto la meglio, tanto più in una seduta con volumi tutt'altro che elevati. Il listino giapponese infatti esce da un periodo di forti rialzi e, malgrado la recente lieve correzione, resta non molto lontano dal picco di 15.942,60 segnato lo scorso 23 maggio. Solamente nell'ultimo mese l'indice Nikkei ha guadagnato il 9,3 per cento grazie, soprattutto, ai buoni risultati segnati nel trimestre dalle aziende giapponesi e all'indebolimento dello yen sui mercati valutari.
Le quotazioni del petrolio, già in rialzo grazie ai positivi dati sull'industria cinese, estendono i guadagni sulla scia dell'inattesa crescita dell'indice Ism manifatturiero. Alla chiusura delle Borse Ue il light crude Wti di New York avanza dello 0,85% a 93,5 dollari al barile. In calo, invece, l'oro: cede l'1,8% sotto quota 1.230 dollari l'oncia.
Di maggiore interesse per i mercati, però, risulteranno i dati sul lavoro in arrivo nei prossimi giorni: a meno di uno strabiliante dato positivo sui nuovi assunti, sembra molto improbabile che possano intervenire ulteriori elementi tali da convincere la Fed ad anticipare il tapering (la progressiva riduzione dell'acquisto di bond da 85 miliardi di dollari al mese) a dicembre. In Cina, intanto, l'indice Pmi manifatturiero elaborato da Hsbc è stato rivisto al rialzo a novembre e, nella lettura definitiva, si attesta a 50,8 dal 50,9 di ottobre. Il dato reso noto oggi è superiore rispetto al dato preliminare diffuso lo scorso 21 novembre (50,4).
In questo contesto a Milano Piazza Affari ha chiuso una giornata dominata dalle vendite, con il Ftse Mib che ha ceduto alla fine l'1,52%. Sul listino principale hanno pesato le blue chip come Enel, in difficoltà con tutti gli energetici e le utility. Sull'azienda elettrica si sente il riflesso della decisione di Madrid di presentare un emendamento che prevede l'annullamento del contributo per il comparto elettrico. In difficoltà anche Saipem, Finmeccanica e Telecom, mentre tra i pochi titoli positivi si è visto Salvatore Ferragamo nel giorno del roadshow per l'ipo di Moncler, la cui quotazione è in calendario per il 16 dicembre. Secondo quanto filtra, l'offerta sarebbe stata già coperta con un boom pari a 12 volte le azioni messe sul mercato. Positiva, dopo la distribuzione di un dividendo straordinario da 1,92 euro, Save, la società che gestisce gli aeroporti di Venezia e Treviso. Dal listino milanese, invece, scompare per la prima volta Gemina, dopo la fusione con Atlantia. Nel resto d'Europa, Francoforte ha chiuso vicino alla pari (-0,04%), Londra ha limato lo 0,83% e Parigi lo 0,22%. Wall Street, reduce dalla chiusura invariata di venerdì sera, snobba le indicazioni macroeconomiche e flette con il Dow Jones che segna -0,48%, l'S&P 500 -0,28% e il Nasdaq in calo dello 0,15%.
Non influiscono più di tanto sui mercati, così, i miglioramenti macroeconomici che si rilevano a livello di Eurozona. L'indice Pmi manifatturiero di novembre è stato rivisto al rialzo e passa a 51,6 punti dal 51,5 della stima preliminare diffusa lo scorso 21 novembre. Si tratta di un livello al top da due anni e mezzo che include anche la crescita dell'Italia, ma delude per l'andamento di Francia e Spagna. Anche negli Stati Uniti, la rilevazione sul Pmi manifatturiero è risultata in aumento a quota 54,7 punti. L'indice IIsm manifatturiero è salito invece a 57,3 punti, da 56,4 in ottobre. Il dato è nettamente migliore delle attese degli analisti che si attendevano un ribasso a quota 55,2 punti. Sopra le aspettative anche la spesa per le costruzioni, che registrano il +0,8%. In leggero calo lo spread: la differenza di rendimento tra Btp italiani e Bund tedeschi a 10 anni si porta sotto quota 235 punti, ma il rendimento dei titoli resta ancorato al 4,07%; pare comunque scontato il fatto che arriverà il rinnovo della fiducia al governo di Enrico Letta che oggi salirà al Quirinale dopo l'uscita dalla maggioranza della rinata Forza Italia guidata da Silvio Berlusconi, decaduta da senatore la scorsa settimana. L'euro chiude in calo a 1,3554 dollari e scende al minimo da undici mesi sulla sterlina. Le voci di un ulteriore allentamento della politica monetaria giapponese fanno scendere lo yen a quota 139,59 sull'euro e a 103,04 sul dollaro, minimo da sei mesi.
In mattinata il Giappone ha archiviato una seduta incolore: l'indice Nikkei che ha chiuso a 15,655.07 punti, con una flessione dello 0,04 per cento rispetto ai valori di venerdì scorso dopo aver oscillato lungo la parità per tutta la seduta. Piatto anche l'indice Topix, che ha terminato gli scambi con un rialzo dello 0,02% a 1.258,94 punti. La seduta è iniziata in aumento, spinta da un indebolimento dello yen nei confronti del dollaro o dell'euro. Poi le prese di beneficio hanno avuto la meglio, tanto più in una seduta con volumi tutt'altro che elevati. Il listino giapponese infatti esce da un periodo di forti rialzi e, malgrado la recente lieve correzione, resta non molto lontano dal picco di 15.942,60 segnato lo scorso 23 maggio. Solamente nell'ultimo mese l'indice Nikkei ha guadagnato il 9,3 per cento grazie, soprattutto, ai buoni risultati segnati nel trimestre dalle aziende giapponesi e all'indebolimento dello yen sui mercati valutari.
Le quotazioni del petrolio, già in rialzo grazie ai positivi dati sull'industria cinese, estendono i guadagni sulla scia dell'inattesa crescita dell'indice Ism manifatturiero. Alla chiusura delle Borse Ue il light crude Wti di New York avanza dello 0,85% a 93,5 dollari al barile. In calo, invece, l'oro: cede l'1,8% sotto quota 1.230 dollari l'oncia.