MADRID - L'avveniristico aeroporto fantasma Don Quijote (chissà chi ha avuto la brillante idea di chiamarlo così...) di Ciudad Real si avvia dopo soli cinque anni di vita alla liquidazione. Il tribunale mercantile della città iberica ha aperto ieri l'asta che durerà fino al 27 dicembre. Prezzo base: 100 milioni di euro, meno di un decimo degli 1,1 miliardi che è costato. E se non arriveranno offerte - come prevedono un po' tutti - i giudici sono pronti a scendere a 80 milioni.
Il cupio dissolvi dello scalo della piccola città (75mila abitanti) 200 chilometri a sud di Madrid è una sintesi fotografica della "bolla" che ha portato la Spagna sull'orlo del default. Progettato già nel 1998 - con l'obiettivo di ospitare fino a 10 milioni di passeggeri e di essere collegato direttamente all'alta velocità per sgravare di traffico il Barajas della capitale - il Don Quijote, malgrado i maxi-investimenti, non è mai decollato davvero. Nel 2008 ha ospitato qualche volo Ryanir, poi un paio di rotte della Vueling e di Air Berlin e l'aereo del Principe Harry, atterrato da queste parti per una battuta di caccia. Briciole però. E nel 2011 - dopo aver fatto volare la miseria di 12mila passeggeri in sei mesi - ha calato la saracinesca per il peso insostenibile di 300 milioni di debiti. Da allora ha cambiato vocazione. E la sua lunghissima pista (4,2 km., una delle tre in Spagna dove può atterrare l'Airbus A380) è diventata un mega-set cinematografico dove sono scattati i ciak di "Los amantes Pasejeros" di Pedro Almodovar, di un episodio di Top Gear e dell'ultimo spettacolare spot di Jean Claude Van Damme per i camion Volvo.
Il Don Quijote è stato costruito con fondi privati ma la regione ha speso lo stesso 140 milioni a fondo perduto nella sua costruzione come sussidio per lo sviluppo del territorio e un paio di casse locali (pubbliche) hanno perso molti soldi finanziando i suoi soci. Negli ultimi mesi un paio di cordate arabe e asiatiche hanno mostrato un timido interesse per prenderne la gestione. Ma si sono sempre fatte indietro all'ultimo minuto. L'aeroporto di Ciudad Real non è l'unico chiuso per crisi in Spagna. In questi giorni non si vola nemmeno a Murcia, Huesca e Catillon.
Il cupio dissolvi dello scalo della piccola città (75mila abitanti) 200 chilometri a sud di Madrid è una sintesi fotografica della "bolla" che ha portato la Spagna sull'orlo del default. Progettato già nel 1998 - con l'obiettivo di ospitare fino a 10 milioni di passeggeri e di essere collegato direttamente all'alta velocità per sgravare di traffico il Barajas della capitale - il Don Quijote, malgrado i maxi-investimenti, non è mai decollato davvero. Nel 2008 ha ospitato qualche volo Ryanir, poi un paio di rotte della Vueling e di Air Berlin e l'aereo del Principe Harry, atterrato da queste parti per una battuta di caccia. Briciole però. E nel 2011 - dopo aver fatto volare la miseria di 12mila passeggeri in sei mesi - ha calato la saracinesca per il peso insostenibile di 300 milioni di debiti. Da allora ha cambiato vocazione. E la sua lunghissima pista (4,2 km., una delle tre in Spagna dove può atterrare l'Airbus A380) è diventata un mega-set cinematografico dove sono scattati i ciak di "Los amantes Pasejeros" di Pedro Almodovar, di un episodio di Top Gear e dell'ultimo spettacolare spot di Jean Claude Van Damme per i camion Volvo.
Il Don Quijote è stato costruito con fondi privati ma la regione ha speso lo stesso 140 milioni a fondo perduto nella sua costruzione come sussidio per lo sviluppo del territorio e un paio di casse locali (pubbliche) hanno perso molti soldi finanziando i suoi soci. Negli ultimi mesi un paio di cordate arabe e asiatiche hanno mostrato un timido interesse per prenderne la gestione. Ma si sono sempre fatte indietro all'ultimo minuto. L'aeroporto di Ciudad Real non è l'unico chiuso per crisi in Spagna. In questi giorni non si vola nemmeno a Murcia, Huesca e Catillon.