MILANO - L'agenzia Standard and Poor's ha confermato i giudizi sul merito di credito dell'Italia, che può vantare una "economia ricca e diversificata"; ma da parte degli analisti resta l'outlook negativo, che riflette la valutazione sui rischi di "una ripresa fragile in un contesto di elevato debito pubblico". La richiesta a chi tesse le fila della ripresa: servono politiche per la crescita. Nel caso queste non arrivino, l'outlook negativo sta a significare la possibilità (una su tre) che il rating sull'Italia venga tagliato nell'arco dei prossimi novanta giorni.
L'uscita degli analisti di S&P non sembra modificare troppo l'umore degli investitori, tanto che lo spread tra Btp e Bund tedeschi resta stabile in area 225 punti base, con i titoli italiani che rendono il 4,1% sul mercato secondario, allineati agli omologhi Bonos spagnoli. Dal Bollettino di Bankitalia emerge un nuovo record del debito pubblico italiano, ma è positivo il fatto che sia aumentata la quota in mano agli investitori esteri. Globalmente sono ancora gli Stati Uniti a calamitare l'attenzione, con la prospettiva dell'avvio del "tapering" (la stretta all'acquisto di bond da parte della Fed, attualmente fissato a 85 miliardi di dollari al mese, per sostenere l'economia) che sembra ormai prossima. Un economista su tre del panel di Bloomberg, contro il 17% di un mese fa, ritiene probabile la decisione in favore dell'avvio del ritiro graduale dagli stimoli nel board della Banca centrale americana del prossimo 17 e 18 dicembre.
In Europa non si segnalano dati macroeconomici di rilievo ad eccezione dell'andamento dei prezzi in Spagna, che salgono dello 0,2% annuale a novembre, dopo essere scesi, per la prima volta in 4 anni, dello 0,1% a ottobre. Scarna anche l'agenda macro degli Usa, con appuntato il solo indice dei prezzi alla produzione per il mese di novembre (-0,1%). Alla chiusura delle Borse europee Wall Street oscilla intorno alla parità. A Piazza Affari il Ftse Mib, dopo aver trattato in rialzo dando l'impressione di rimbalzare in seguito ai recenti cali, annulla i guadagni sul finire della seduta e chiude invariato. Tra le singole azioni si guarda a Mps: ieri sera il cda del Monte dei Paschi ha bocciato la proposta di slittamento dell'aumento di capitale da gennaio a maggio avanzata dalla Fondazione Mps. In buon rialzo Mediobanca, spinta dall'attesa per un investitore straniero annunciato da Vincent Bolloré. Piatti anche gli altri listini europei: Parigi ha chiuso in negativo dello 0,2%, nonstante la pressione su Peugeot, Londra è invariata, così come Francoforte.
La debolezza di Wall Street di ieri si è fatta sentire questa mattina in Asia: Tokyo ha comunque recuperato un timido 0,4% dopo le difficoltà delle ultime sedute, anche grazie a un nuovo indebolimento dello yen. L'euro chiude in lieve calo a 1,3728 dollari per via delle crescenti attese di un avvio del 'tapering' da parte della Federal Reserve. Recupera terreno lo yen, che risale a quota 141,59 sull'euro e a 103,15 sul dollaro dopo i forti ribassi delle scorse sedute.
L'oro è in lieve recupero dopo il calo sui mercati asiatici: il lingotto con consegna immediata quota a 1.236 dollari l'oncia. Sul fronte del petrolio prevale il segno "meno": il Wti scende a 96,4 dollari al barile, il Brent a 108 dollari.
L'uscita degli analisti di S&P non sembra modificare troppo l'umore degli investitori, tanto che lo spread tra Btp e Bund tedeschi resta stabile in area 225 punti base, con i titoli italiani che rendono il 4,1% sul mercato secondario, allineati agli omologhi Bonos spagnoli. Dal Bollettino di Bankitalia emerge un nuovo record del debito pubblico italiano, ma è positivo il fatto che sia aumentata la quota in mano agli investitori esteri. Globalmente sono ancora gli Stati Uniti a calamitare l'attenzione, con la prospettiva dell'avvio del "tapering" (la stretta all'acquisto di bond da parte della Fed, attualmente fissato a 85 miliardi di dollari al mese, per sostenere l'economia) che sembra ormai prossima. Un economista su tre del panel di Bloomberg, contro il 17% di un mese fa, ritiene probabile la decisione in favore dell'avvio del ritiro graduale dagli stimoli nel board della Banca centrale americana del prossimo 17 e 18 dicembre.
In Europa non si segnalano dati macroeconomici di rilievo ad eccezione dell'andamento dei prezzi in Spagna, che salgono dello 0,2% annuale a novembre, dopo essere scesi, per la prima volta in 4 anni, dello 0,1% a ottobre. Scarna anche l'agenda macro degli Usa, con appuntato il solo indice dei prezzi alla produzione per il mese di novembre (-0,1%). Alla chiusura delle Borse europee Wall Street oscilla intorno alla parità. A Piazza Affari il Ftse Mib, dopo aver trattato in rialzo dando l'impressione di rimbalzare in seguito ai recenti cali, annulla i guadagni sul finire della seduta e chiude invariato. Tra le singole azioni si guarda a Mps: ieri sera il cda del Monte dei Paschi ha bocciato la proposta di slittamento dell'aumento di capitale da gennaio a maggio avanzata dalla Fondazione Mps. In buon rialzo Mediobanca, spinta dall'attesa per un investitore straniero annunciato da Vincent Bolloré. Piatti anche gli altri listini europei: Parigi ha chiuso in negativo dello 0,2%, nonstante la pressione su Peugeot, Londra è invariata, così come Francoforte.
La debolezza di Wall Street di ieri si è fatta sentire questa mattina in Asia: Tokyo ha comunque recuperato un timido 0,4% dopo le difficoltà delle ultime sedute, anche grazie a un nuovo indebolimento dello yen. L'euro chiude in lieve calo a 1,3728 dollari per via delle crescenti attese di un avvio del 'tapering' da parte della Federal Reserve. Recupera terreno lo yen, che risale a quota 141,59 sull'euro e a 103,15 sul dollaro dopo i forti ribassi delle scorse sedute.
L'oro è in lieve recupero dopo il calo sui mercati asiatici: il lingotto con consegna immediata quota a 1.236 dollari l'oncia. Sul fronte del petrolio prevale il segno "meno": il Wti scende a 96,4 dollari al barile, il Brent a 108 dollari.