Economia

S&P: migliora il panorama dei titoli di Stato,
ma il 2014 è ancora ad alto rischio downgrade

Il saldo tra outlook negativi e positivi vede ancora prevalerei segni 'meno'. L'Eurozona traina la riscossa, ma resta ampiamente in rosso passando dal -39% di inizio 2013 all'attuale -20%. Anche l'agenzia di rating chiede il cambio di passo alla Germania

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MILANO - Gli Stati si preparino a nuovi downgrade da parte di Standard & Poor's. Quando l'agenzia di rating agisce sul merito di credito di un Paese immediate arrivano le proteste dei soggetti in causa; è accaduto venerdì con l'intera Unione europea, che nella graduatoria degli esperti del credito ha perso la tripla A, massimo livello di eccellenza, o ancora prima con l'Italia. Ma a giudicare da un report dell'agenzia, è bene prepararsi a vedere nuovi tagli nel 2014 che è ormai alle porte. Per il prossimo anno si prevede infatti un leggero miglioramento rispetto al 2013, durante il quale sono stati abbassati 24 rating abbassati a fronte di 8 incrementi, ma tendenzialmente dovrebbero ancora dominare i downgrade piuttosto che le promozioni del merito di credito degli Stati monitorati da S&P's. In sostanza, il saldo tra outlook positivi e negativi resta sbilanciato sul segno 'meno' e ciò implica che ci sono maggiori possibilità che l'anno prossimo prevalgano ancora le bocciature piuttosto che le promozioni.

"Il saldo degli outlook meno negativo oggi rispetto a un anno fa", spiega l'agenzia, "non suggerisce un miglioramento generale del merito di credito", quanto piuttosto una stabilizzazione generalizzata a un livello inferiore. Inoltre, "stiamo assistendo ad una nascente convergenza delle regioni mondiali dei giudizi sul breve termine". I titoli sovrani sui quali pende un outlook negativo sono complessivamente scesi dal 28% di inizio anno al 25% del 15 dicembre scorso. Gli outlook rappresentano la direzione che secondo gli esperti di S&P potranno prendere i rating a lungo termine di un emittente, generalmente nel corso dei successivi sei o 24 mesi per quelli che sono considerati "investment grade" (da BBB+ in su) o tra sei mesi e un anno quelli che hanno un rating "speculativo" (cioè a maggior rischio, da BB+ in giù). L'agenzia pone in CreditWatch, cioè sotto osservazione, gli emittenti che possono subire una variazione del rating più ravvicinata, generalmente nell'arco di 90 giorni; ciò non significa però che il giudizio debba necessariamente cambiare.

il grafico

Se si guarda al saldo tra outlook o CreditWatch positivi e negativi in termini di incidenza percentuale sul totale degli emittenti censiti, il risultato migliora da -25% ma resta comunque in sofferenza con un -19%. In Europa si è registrato nel corso dell'anno il miglioramento più significativo: la regione è passata dal -39% di inizio 2013 all'attuale -20%. Di contro, dall'Asia-Pacifico sono arrivate le notizie peggiori con un peggioramento da quota zero a -13%, anche se resta l'area che vanta il maggior numero di outlook "stabili" all'82%, contro una media mondiale del 68%.

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Proprio parlando dell'Eurozona in particolare, gli esperti segnalano che la stabilità finanziaria e la riduzione del debito restano i campi dai quali si attendono progressi per la valutazione del merito creditizio. "Siamo consci del fatto che fino ad ora sono stati fatti pochi progressi nel rompere il legame tra i titoli sovrani e le banche vulberabili della zona", spiegano gli analisti, che ammoniscono: "Se i titoli di Stato" dei Paesi periferici dovessero incorrere in nuove fasi tempestose "ci sarebbero ripercussioni che potrebbero invertire il recupero innescato nel 2013". Oltre a chiedere di continuare e rendere più incisive le riforme per una maggiore competitività e per spingere l'export ai Paesi del Sud Europa, anc
he S&P - come hanno fatto Bruxelles e altri osservatori internazionali - auspica che si ribilanci la situazione della zona euro con un cambio di passo da parte delle economie in surplus, in primis la Germania. Potrebbe essere il colpo definitivo alla crisi europea.