Economia

L'ANALISI

Cambio di passo al Montepaschi. Cambierà anche il presidente?

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SIENA - Prevale la linea della fondazione Mps, esce sconfitta la proposta del cda presieduto da Alessandro Profumo, votata dal 27,7% dei presenti contro un 69% di contrari. Quindi la ricapitalizzazione da 3 miliardi di euro cui la banca senese è chiamata slitterà a metà maggio del 2014. La controproposta della fondazione locale, guidata da Antonella Mansi che ha fatto un duro intervento, è viceversa passata con oltre l'82% dei voti.

Dopo cinque ore di assemblea straordinaria l'esito appariva scontato, ora è ufficiale. La banca, come ha detto il suo management durante il dibattito, "torna nell'incertezza". E una parte di questa incertezza sarà costituita dalla stessa dirigenza Mps, che si è presa una virtuale sfiducia da una buona maggioranza dei suoi azionisti. Sfiducia significativa nei numeri, ma anche nelle forme. Perché la nuova guida di Palazzo Sansedoni, ferma sull'esigenza del primo socio di posticipare il rafforzamento patrimoniale imposto dalla Commissione europea, è sembrata in grado di aggregare molti piccoli e medi azionisti scontenti della dirigenza attuale e poco affezionati ai vertici "foresti" che da due anni cercano una dolorosa ristrutturazione dell'istituto.

Il passo più logico, a questo punto, sarebbero le dimissioni di Profumo e di altri manager di punta, compreso l'ad Fabrizio Viola. "'Le mie dimissioni? Certe decisioni si assumono a sangue freddo'', ha detto a riguardo il presidente ex Unicredit nel corso dell'assemblea. ''Soprattutto lo faremo nelle sedi deputate. Avremo un cda a gennaio e in quella sede valuteremo'', ha aggiunto. Bisognerà anche vedere cosa ne pensa la Banca d'Italia, che segue con grande attenzione la stabilità degli assetti dell'istituto senese. Di certo la linea ruvida imposta dal management del Monte oggi passa agli archivi.