MILANO - La Grecia riparte dalla Ue. A cinque anni dall'inizio della crisi dei debiti sovrani (e dopo aver visto andare in fumo un milione di posti di lavoro e il 25% del suo Pil) Atene ha assunto oggi la presidenza dell'Unione europea all'insegna dell'ottimismo. "Il 2014 sarà l'anno in cui torneremo a essere un paese normale - ha detto il premier Antonis Samaras -. Riprenderemo a finanziarci sul mercato senza bisogno della Troika e usciremo dalla crisi". I progetti del semestre a guida ellenica - il cui motto è "Uniti navigheremo oltre" - sono stati illustrati dal ministro degli esteri Evangelis Venizelos. In cima all'agenda ci sono i temi del lavoro (come succederà nella seconda parte dell'anno quando alla presidenza arriverà l'Italia) e dell'immigrazione. Anche se sul tavolo restano da sciogliere i nodi delle riforme incompiute come l'unione bancaria, capitoli destinati ad affrontare nei prossimi mesi snodi cruciali.
Atene arriva al timone della Ue con un bilancio finanziario soddisfacente - i conti dello Stato segnano un avanzo primario, come chiedeva la Troika - ma con una situazione sociale ancora esplosiva. I 240 miliardi di aiuti internazionali, già quasi tutti pagati, la ristrutturazione del debito privato e il congelamento di quello, ormai preponderante, verso Ue, Fmi e Bce hanno rimesso in carreggiata i conti pubblici. E su questo fronte l'unica vera grande incognita è l'ammontare del debito, siamo a oltre 300 miliardi, che richiederà secondo molti osservatori un'altra rinegoziazione. Tema delicatissimo che, per non portare altro fieno in cascina ai movimenti anti-euro, verrà affrontato solo dopo le prossime elezioni europee.
La cura lacrime e sangue della Troika ha lasciato però il Paese in ginocchio. La disoccupazione viaggia oltre il 27% senza segnali di miglioramento della situazione. Il Pil scenderà quest'anno di un altro 4% e oltre due milioni di persone hanno perso la copertura sanitaria, visto che in Grecia chi è senza lavoro da più di un anno non ha più diritto a sussidi e assistenza. La fotografia più chiara delle difficoltà del Paese è in questi giorni il cielo di Atene, coperto da una soffocante (e velenosa) cappa di smog, il fumo generato dalla legna accesa nei camini visto che l'80% degli abitanti della capitale non aveva quest'anno i soldi per pagaresi il riscaldamento. Tanto che il governo è stato costretto a proibire nei week-end l'uso dei camini per precauzione sanitaria.
La situazione non è semplice nemmeno dal punto di vista politico. Il governo di unità nazionale di Samaras (formato dagli stessi due partiti che hanno portato il paese sull'orlo del crac...) ha iniziato il 2013 con una maggioranza di 176 deputati su 300 e l'ha concluso con 153. Tanto che ormai ogni provvedimento di austerity (all'orizzonte ci sono nuovi tagli al pubblico impiego) rischia di provocarne la caduta. Molti prevedono elezioni anticipate a maggio, in concomitanza con quelle europee. Ma il premier frena anche perché la sinistra radicale di Syriza è data in testa negli ultimi sondaggi. Resta invece aperto il caso Alba Dorata. L'ondata di arresti al vertice del partito neo-nazista, dopo un primo contraccolpo iniziale, non ha minato la popolarità dei nazionalisti che sono tornati a viaggiare nei sondaggi attorno al 10%.
Atene arriva al timone della Ue con un bilancio finanziario soddisfacente - i conti dello Stato segnano un avanzo primario, come chiedeva la Troika - ma con una situazione sociale ancora esplosiva. I 240 miliardi di aiuti internazionali, già quasi tutti pagati, la ristrutturazione del debito privato e il congelamento di quello, ormai preponderante, verso Ue, Fmi e Bce hanno rimesso in carreggiata i conti pubblici. E su questo fronte l'unica vera grande incognita è l'ammontare del debito, siamo a oltre 300 miliardi, che richiederà secondo molti osservatori un'altra rinegoziazione. Tema delicatissimo che, per non portare altro fieno in cascina ai movimenti anti-euro, verrà affrontato solo dopo le prossime elezioni europee.
La cura lacrime e sangue della Troika ha lasciato però il Paese in ginocchio. La disoccupazione viaggia oltre il 27% senza segnali di miglioramento della situazione. Il Pil scenderà quest'anno di un altro 4% e oltre due milioni di persone hanno perso la copertura sanitaria, visto che in Grecia chi è senza lavoro da più di un anno non ha più diritto a sussidi e assistenza. La fotografia più chiara delle difficoltà del Paese è in questi giorni il cielo di Atene, coperto da una soffocante (e velenosa) cappa di smog, il fumo generato dalla legna accesa nei camini visto che l'80% degli abitanti della capitale non aveva quest'anno i soldi per pagaresi il riscaldamento. Tanto che il governo è stato costretto a proibire nei week-end l'uso dei camini per precauzione sanitaria.
La situazione non è semplice nemmeno dal punto di vista politico. Il governo di unità nazionale di Samaras (formato dagli stessi due partiti che hanno portato il paese sull'orlo del crac...) ha iniziato il 2013 con una maggioranza di 176 deputati su 300 e l'ha concluso con 153. Tanto che ormai ogni provvedimento di austerity (all'orizzonte ci sono nuovi tagli al pubblico impiego) rischia di provocarne la caduta. Molti prevedono elezioni anticipate a maggio, in concomitanza con quelle europee. Ma il premier frena anche perché la sinistra radicale di Syriza è data in testa negli ultimi sondaggi. Resta invece aperto il caso Alba Dorata. L'ondata di arresti al vertice del partito neo-nazista, dopo un primo contraccolpo iniziale, non ha minato la popolarità dei nazionalisti che sono tornati a viaggiare nei sondaggi attorno al 10%.