Economia

L'Ance denuncia: nelle casse dei Comuni
5 miliardi fermi per il Patto di stabilità

Secondo le imprese edili i debiti nei loro confronti ammontano ancora a 11 miliardi. Nelle quattro regioni del Mezzogiorno che rientrano nell'Obiettivo Convergenza si verifica la situazione più difficile: solo in Campania c'è il 10% delle risorse nazionali non assegnate per vincoli di bilancio

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MILANO - Cinque miliardi di fondi disponibili in cassa, ma non spendibili in quanto vincolati al Patto di stabilità. Per di più, beffa delle beffe, a fronte di una situazione debitoria che vede un residuo da pagare alle imprese a 11 miliardi. Con questi grandi numeri, denuncia l'Associazione Nazionale dei Costruttori Edili (Ance), secondo uno studio pubblicato dalla sezione di Salerno, si spiega il difficile rapporto tra le aziende costruttrici e la Pubblica amministrazione.

Lo studio Ance, che prende il via da dati disponibili a livello nazionale, si concentra in particolare sulle regioni che rientrano nell'Obiettivo Convergenza, il programma previsto nell'ambito della politica di coesione 2007/2013 e della nuova programmazione dei Fondi Strutturali, destinato alle Regioni meno avanzate (in estrema sintesi, quelle dove il Pil per abitante è inferiore al 75% della media dell’Ue). Si tratta in particolare di Campania, Puglia, Calabria e Sicilia (cui si è aggiunta la Basilicata per un periodo transitorio).

Ebbene, secondo l'Associazione dei costruttori complessivamente le risorse ferme nelle casse degli Enti locali di tutte e quattro le Regioni si attestano a 1 miliardo e 136 milioni di euro e rappresentano poco meno di un quarto (il 22,9%) del totale delle risorse a livello nazionale: nelle casse dei Enti locali ci sono 4 miliardi e 950 milioni di euro che non possono essere toccati. Guardando solo alle quattro Regioni dell'Obiettivo Convergenza, come mostra la tabella di seguito, emerge che proprio la Campania ha il "primato" di risorse non erogate (482 milioni, poco meno del 10% del totale nazionale), seguta dalla Sicilia con 302 milioni (6,1% del totale nazionale). Subito dopo la Sicilia, ci sono la Puglia (261 milioni, 5,3%) e la Calabria (91 milioni, 1,8%).

la tabella

"Per avere un’idea della dimensione finanziaria del problema relativo ai ritardati pagamenti delle Pubbliche amministrazioni", aggiunge l'Ance facendo riferimento a tutto il territorio nazionale, "nei confronti delle imprese edili che operano nell’ambito dei lavori pubblici, occorre considerare che il totale del debito complessivo è pari a circa 19 miliardi". Di questa somma, al novembre scorso, ne risultavano pagati 6,5 miliardi (il 34%), cui vanno aggiunti 1,5 miliardi (un altro 8%) che risultano stanziati ma non ancora pagati. Anche includendo questi ultimi, il totale di debito residuo verso i costruttori ammonta a 11 miliardi di euro (58% del totale).

"Il patto di stabilità interno è considerato – secondo l’indagine effettuata dall’Ance su tutto il territorio nazionale – la principale causa di ritardato pagamento dei crediti vantati dalle imprese nel settore dei lavori pubblici. L’allungamento dei tempi è determinato, inoltre, da una generale inefficienza della Pubblica Amministrazione e dalle difficili condizioni finanziarie degli Enti prevalentemente in considerazione del mancato trasferimento dei fondi da parte di altre Amministrazioni o della carenza di risorse di cassa", denuncia l'Ance. “Ancora una volta – sottolinea il presidente di Ance Salerno Antonio Lombardi – siamo costretti ad evidenziare come il problema reale per avviare una rapida ripartenza dell’economia del Mezzogiorno e della Campania non è la carenza di risorse, ma la permanenza di vincoli normativi penalizzanti, in maniera paradossale, per le amministrazioni virtuose".
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