MILANO - Ritorna la rivalutazione rispetto all'inflazione, dopo due anni di blocco, per le pensioni anche superiori a tre volte il minimo. L'aggiornamento deriva dalla Legge di Stabilità ed è stato oggi precisato dall'Inps in una circolare.
Per le pensioni fino a tre volte il minimo, cioè fino ad un importo mensile di 1.486,29 euro, la quota di rivalutazione è - in via previsionale - pari all'inflazione stimata per il 2014, cioè all'1,2%. A fine anno, cioè a consuntivo, verranno corrisposti eventuali conguagli qualora la crescita dei prezzi dovesse rivelarsi superiore rispetto alle previsioni. A conti fatti, ipotizzando il massimo della fascia individuata, la rivalutazione annua al lordo sarebbe di circa 214 euro (17,83 euro al mese). L'Inps, come mostra la tabella di seguito, individua anche una fascia di garanzia per salvaguardare i pensionati dalla "beffa" di vedersi negare il diritto a una rivalutazione favorevole qualora il loro assegno previdenziale fosse di importo superiore - ma solo di pochi euro - rispetto al massimo dello scaglione individuato.

Un esempio aiuta a decifrare la situazione. Se un pensionato riceveva 1.486 euro di trattamento previdenziale, grazie alla rivalutazione al 100% dell'inflazione (+1,2%) si ritrova un assegno di 1504 euro. Un pensionato da 1.487 euro al mese scatta invece allo scaglione successivo: avendo un assegno superiore a tre volte il minimo deve rivalutarlo dell'1,08%. In questo caso, quindi, la rivalutazione sarebbe svantaggiosa e lo porterebbe ad avere un assegno di 1.503 euro. La fascia di garanzia va quindi applicata qualora - calcolando la rivalutazione all'interno della fascia di appartenenza - si ottenesse un risultato inferiore al limite rivalutato della fascia precedente.
Nella circolare dell'Inps si precisano via via le successive quote di rivalutazione. Per i trattamenti tra tre e quattro volte il trattamento minimo (fino a 1.981,72 euro) si applica una perequazione pari al 90% dell'inflazione, cioè dell'1,08% (21,4 euro al massimo). Lo scaglione successivo (fino 2.477,15) prevede una rivalutazione dello 0,9% (22,3 euro al massimo), quello tra cinque e sei volte il minimo (2.972,58) dello 0,6%. In questo caso la rivalutazione è quindi di 17,8 euro, cioè grossomodo dello stesso valore garantito alla prima fascia. Per gli assegni oltre le sei volte il trattamento minimo, infine, l'aumento fisso è determinato in 17,8 euro.
La circolare dell'Inps mostra anche gli importi annui fissati per pensioni e assegni sociali, rispettivamente a 4.795,57 e 5.818,93 euro (rispettivamente 368,89 e 447,61 euro mensili).
Per le pensioni fino a tre volte il minimo, cioè fino ad un importo mensile di 1.486,29 euro, la quota di rivalutazione è - in via previsionale - pari all'inflazione stimata per il 2014, cioè all'1,2%. A fine anno, cioè a consuntivo, verranno corrisposti eventuali conguagli qualora la crescita dei prezzi dovesse rivelarsi superiore rispetto alle previsioni. A conti fatti, ipotizzando il massimo della fascia individuata, la rivalutazione annua al lordo sarebbe di circa 214 euro (17,83 euro al mese). L'Inps, come mostra la tabella di seguito, individua anche una fascia di garanzia per salvaguardare i pensionati dalla "beffa" di vedersi negare il diritto a una rivalutazione favorevole qualora il loro assegno previdenziale fosse di importo superiore - ma solo di pochi euro - rispetto al massimo dello scaglione individuato.

Un esempio aiuta a decifrare la situazione. Se un pensionato riceveva 1.486 euro di trattamento previdenziale, grazie alla rivalutazione al 100% dell'inflazione (+1,2%) si ritrova un assegno di 1504 euro. Un pensionato da 1.487 euro al mese scatta invece allo scaglione successivo: avendo un assegno superiore a tre volte il minimo deve rivalutarlo dell'1,08%. In questo caso, quindi, la rivalutazione sarebbe svantaggiosa e lo porterebbe ad avere un assegno di 1.503 euro. La fascia di garanzia va quindi applicata qualora - calcolando la rivalutazione all'interno della fascia di appartenenza - si ottenesse un risultato inferiore al limite rivalutato della fascia precedente.
Nella circolare dell'Inps si precisano via via le successive quote di rivalutazione. Per i trattamenti tra tre e quattro volte il trattamento minimo (fino a 1.981,72 euro) si applica una perequazione pari al 90% dell'inflazione, cioè dell'1,08% (21,4 euro al massimo). Lo scaglione successivo (fino 2.477,15) prevede una rivalutazione dello 0,9% (22,3 euro al massimo), quello tra cinque e sei volte il minimo (2.972,58) dello 0,6%. In questo caso la rivalutazione è quindi di 17,8 euro, cioè grossomodo dello stesso valore garantito alla prima fascia. Per gli assegni oltre le sei volte il trattamento minimo, infine, l'aumento fisso è determinato in 17,8 euro.
La circolare dell'Inps mostra anche gli importi annui fissati per pensioni e assegni sociali, rispettivamente a 4.795,57 e 5.818,93 euro (rispettivamente 368,89 e 447,61 euro mensili).