ROMA - C'è un buco potenziale di mille miliardi di euro nei bilanci delle banche europee? E gli stress test della Bce riveleranno il buco o tenteranno di nasconderlo? Gli uomini di Francoforte stanno per lanciarsi in un triplo salto mortale a occhi chiusi, sperando di cavarsela con il minimo di ossa rotte. L'operazione verità sui bilanci delle banche è inevitabile per ridare credibilità alla finanza europea, ma può rivelarsi un massacro. Peggio: se la gente si aspetta il massacro e il massacro non c'è nelle dimensioni aspettate, l'esercizio si rivelerà inutile. Il problema, per la Bce, è che cominciano ad arrivare stime indipendenti sulla solidità delle banche europee e spazzano via gli ottimismi circolati in queste settimane. Per mettere a posto i bilanci, i 50-100 miliardi di euro di ricapitalizzazione di cui si è sentito parlare sarebbero solo un antipasto.
Secondo uno studio condotto da Viral Acharya e Sascha Steffen per il Ceps, il buco, in caso di shock avversi sui bilanci, è piuttosto vicino ai mille miliardi. E le banche dei paesi forti, come Germania e Francia, sono in prima fila, quanto, se non più delle banche italiane e spagnole. Conti e metodologia di Steffen e Acharya non coincidono con quelli che userà la Bce. Ma i risultati indicano un ordine di grandezza degli interventi, che varrà come asticella di riferimento, da cui Francoforte avrà difficoltà a tenersi molto lontana. E che, fin d'ora, molti esperti giudicano compatibile con i circa 30 mila miliardi di attivi del sistema bancario europeo.
A bocce ferme (cioè in assenza di shock esterni) la ricapitalizzazione necessaria, secondo lo studio, sarebbe contenuta: fra i 7,5 e i 67 miliardi di euro, a seconda dei parametri impiegati. Ma lo scenario cambia se si considerano gli shock esterni. Solo per portare il rapporto tra capitale proprio e investimenti al livello che molti giudicano sarebbe stato necessario per affrontare la recente crisi finanziaria (7 per cento, ma le indiscrezioni dicono che la Bce si accontenterà del 6 per cento) occorrerebbero 767 miliardi di euro per le prime 109 banche europee, venti in meno di quelle che Francoforte metterà sotto esame. Se invece del valore scritto a bilancio si utilizza il valore di mercato del capitale azionario della banca, mantenere il rapporto del 7 per cento con i soldi investiti evidenzia un buco di capitale di 620 miliardi, solo per le 41 banche europee quotate in Borsa. Ma se, proprio nelle Borse, ci fosse un crollo delle quotazioni: il 40 per cento in meno nell'arco di sei mesi? Le banche dovrebbero rastrellare 579 miliardi di euro. E se invece le banche dovessero soccombere alle sofferenze e cancellare i crediti senza speranza di recupero? Il buco sarebbe fra i 232 e i 435 miliardi di dollari. Niente, naturalmente, esclude che almeno alcuni di questi shock possano avvenire contemporaneamente e, dunque, i buchi debbano essere sommati.
Le valutazioni di Acharya e Steffen sono puramente teoriche e i parametri della Bce potranno essere diversi. Lo studio del Ceps mostra, tuttavia, che i problemi delle banche francesi e tedesche sono grossi quanto e più di quelli delle banche italiane e spagnole. Per quanto riguarda l'effetto-leva (il rapporto tra capitale e investimenti) le banche francesi sono le più esposte di tutte, sia che si consideri il capitale al valore scritto in bilancio, sia che lo si consideri a valore di mercato. Nel caso di un crollo delle borse del 40 per cento, le banche francesi si troverebbero sospese su una voragine di 222 miliardi di euro. Ma, subito dopo, verrebbero le banche tedesche, con un buco di 123 miliardi. In un collasso dei mercati azionari, le banche italiane e spagnole si troverebbero esposte, rispettivamente, per 90 e 80 miliardi di euro. Ma il vero incubo, per le banche italiane, è legato alla cancellazione dei debiti inesigibili: il buco che si aprirebbe, nei 14 istituti italiani presi sotto esame, è superiore ai 105 miliardi di euro.
Secondo uno studio condotto da Viral Acharya e Sascha Steffen per il Ceps, il buco, in caso di shock avversi sui bilanci, è piuttosto vicino ai mille miliardi. E le banche dei paesi forti, come Germania e Francia, sono in prima fila, quanto, se non più delle banche italiane e spagnole. Conti e metodologia di Steffen e Acharya non coincidono con quelli che userà la Bce. Ma i risultati indicano un ordine di grandezza degli interventi, che varrà come asticella di riferimento, da cui Francoforte avrà difficoltà a tenersi molto lontana. E che, fin d'ora, molti esperti giudicano compatibile con i circa 30 mila miliardi di attivi del sistema bancario europeo.
A bocce ferme (cioè in assenza di shock esterni) la ricapitalizzazione necessaria, secondo lo studio, sarebbe contenuta: fra i 7,5 e i 67 miliardi di euro, a seconda dei parametri impiegati. Ma lo scenario cambia se si considerano gli shock esterni. Solo per portare il rapporto tra capitale proprio e investimenti al livello che molti giudicano sarebbe stato necessario per affrontare la recente crisi finanziaria (7 per cento, ma le indiscrezioni dicono che la Bce si accontenterà del 6 per cento) occorrerebbero 767 miliardi di euro per le prime 109 banche europee, venti in meno di quelle che Francoforte metterà sotto esame. Se invece del valore scritto a bilancio si utilizza il valore di mercato del capitale azionario della banca, mantenere il rapporto del 7 per cento con i soldi investiti evidenzia un buco di capitale di 620 miliardi, solo per le 41 banche europee quotate in Borsa. Ma se, proprio nelle Borse, ci fosse un crollo delle quotazioni: il 40 per cento in meno nell'arco di sei mesi? Le banche dovrebbero rastrellare 579 miliardi di euro. E se invece le banche dovessero soccombere alle sofferenze e cancellare i crediti senza speranza di recupero? Il buco sarebbe fra i 232 e i 435 miliardi di dollari. Niente, naturalmente, esclude che almeno alcuni di questi shock possano avvenire contemporaneamente e, dunque, i buchi debbano essere sommati.
Le valutazioni di Acharya e Steffen sono puramente teoriche e i parametri della Bce potranno essere diversi. Lo studio del Ceps mostra, tuttavia, che i problemi delle banche francesi e tedesche sono grossi quanto e più di quelli delle banche italiane e spagnole. Per quanto riguarda l'effetto-leva (il rapporto tra capitale e investimenti) le banche francesi sono le più esposte di tutte, sia che si consideri il capitale al valore scritto in bilancio, sia che lo si consideri a valore di mercato. Nel caso di un crollo delle borse del 40 per cento, le banche francesi si troverebbero sospese su una voragine di 222 miliardi di euro. Ma, subito dopo, verrebbero le banche tedesche, con un buco di 123 miliardi. In un collasso dei mercati azionari, le banche italiane e spagnole si troverebbero esposte, rispettivamente, per 90 e 80 miliardi di euro. Ma il vero incubo, per le banche italiane, è legato alla cancellazione dei debiti inesigibili: il buco che si aprirebbe, nei 14 istituti italiani presi sotto esame, è superiore ai 105 miliardi di euro.