Economia

Montebourg: "Basta vincoli Ue
sugli aiuti di Stato"

Il ministro francesce per il Rilancio Produttivo avverte Bruxelles: le attuali limitazioni sono dannose

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PARIGI  -  Una "visione integralista e obsoleta" che danneggia l'economia dei principali paesi europei. La Francia apre un nuovo fronte contro Bruxelles. Il ministro per il Rilancio Produttivo, Arnaud Montebourg, ha scritto una lettera con pesanti accuse al commissario per la Concorrenza, Joaquín Almunia. Mentre il governo di Parigi si appresta all'ennesimo salvataggio pubblico, entrando nell'azionariato del gruppo automobilistico Psa-Peugeot Citroën, Montebourg chiede di ridiscutere "l'ideologia" della Commissione che limita gli aiuti di Stato alle imprese. Il ministro socialista, 49 anni, è uno strenuo portavoce del patriottismo economico, facendosi anche fotografare con la marinière, la maglietta a strisce simbolo nazionale.

La Francia si arrocca su posizioni protezionistiche?
"Tutti i paesi europei con una tradizione industriale, come anche l'Italia, devono lottare contro una concorrenza globalizzata e sleale. Le attuali limitazioni agli aiuti statali sono dannosi. L'intervento pubblico è diventato non solo legittimo ma necessario. Dall'inizio della crisi l'Europa ha perso 7 milioni di posti di lavoro".

Lei fa finta di non vedere che le regole europee sono fatte per evitare distorsioni sul Mercato?
"La concorrenza non è più regionale, né nazionale, ma mondiale. Le distorsioni vengono piuttosto da alcune potenze commerciali, come gli Stati Uniti e la Cina, che usano abbondantemente gli aiuti statali per sostenere le loro imprese. Ovunque gli aiuti pubblici stanno aumentando. Noi invece siamo appesi alle carte bollate di Almunia. E' come salire sul ring della competizione internazionale con le mani legate".

Volete mano libera per aiutare le vostre imprese?
"Non siamo i soli. Anzi, direi che questo è il cruccio di tanti miei colleghi europei. Il 30 gennaio sarò a Roma per partecipare a un nuovo incontro degli "Amici dell'Industria", su invito del ministro Flavio Zanonato. Siamo ormai dodici paesi europei ad aver aderito all'iniziativa. Chiediamo la revisione dei controlli e dei limiti imposti dalla Commissione sugli aiuti statali alle imprese. Non si capisce perché Almunia avrebbe più legittimità di noi per decidere".

E' una competenza instaurata dal Trattato di Roma.
"Appunto. Stiamo parlando di una competenza vecchia dimezzo secolo. Inoltre, oggi la burocrazia europea ha un'interpretazione ancora più estesa e abusiva di questo potere. La Commissione spende tempo e risorse in controlli assurdi, come gli aiuti pubblici a un centro artistico di Nicosia, a un giornale di annunci dell'isola di Madeira o a un'autoscuola di Sliedrecht nei Paesi Bassi. Sto citando casi veri, che dimostrano il delirio in cui siamo precipitati".

Contestare l'autorità di Bruxelles non rischia di rafforzare gli euroscettici?
"E' il contrario. Noi vogliamo ridare legittimità alle istituzioni europee, alla vigilia di importanti elezioni nell'Unione. Abbiamo un atteggiamento costruttivo. Negli ultimi mesi abbiamo fatto molte proposte per una riforma in materia. Ci siamo sempre scontrati contro un muro. Per fortuna, il commissario Antonio Tajani è dalla nostra parte. Ma ho deciso di pubblicare la lettera inviata ad Almunia perché credo che ci debba essere un dibattito davanti all'opinione pubblica, fuori dai cenacoli chiusi di Bruxelles".

E' un attacco preventivo, per evitare rilievi sul salvataggio di Psa?
"Rispettiamo le attuali regole. Siamo pronti a entrare nell'azionariato della casa automobilistica e lo facciamo alle condizioni di mercato, sostituendoci alle banche che spesso non fanno il loro lavoro. Si parla tanto degli aiuti statali alle imprese, ma i governi europei hanno già salvato le banche, versando 500 miliardi di euro tra il 2008 e il 2010. E in quel caso a Bruxelles non ho visto nessuno alzare il ditino".