La Cina e la Fed scuotono i mercati.
Crolla Milano, l'Europa brucia 220 mld
Raffaele Ricciardi, di RAFFAELE RICCIARDI
Pechino ha deluso le aspettative sulle prospettive di crescita, mentre la riduzione degli stimoli della Federal Reserve potrebbe gettare nel caos i mercati emergenti. Così, dopo i recenti record, i listini avviano una netta correzione che colpisce tutti le Piazze, dall'Asia agli Stati Uniti. Lo spread torna in area 225 punti complice l'abbassamento dei rendimenti tedeschi
MILANO - Brusca inversione di rotta per i mercati dopo un lungo periodo di acquisti a ritmi sostenuti. A Milano Piazza Affari chiude la seduta in rosso del 2,3% come non succedeva da tempo, peggio fa Madrid che crolla del 3,64%: l'indice Stoxx 600, che fotografa l'andamento dei principali titoli quotati sui listini del Vecchio continente, ha ceduto il 2,40%, che equivale a 220 miliardi di euro bruciati in una seduta. A innesescare le vendite da Tokyo a Wall Street sono stati i timori su Cina e Federal Reserve. Da una parte, infatti, preoccupa il ritmo di crescita dell'economia cinese, che per la prima volta dopo sei mesi ha mostrato segnali di rallentamento con gli indici Pmi del settore manifatturiero - che anticipano l'andamento economico - a indicare una prossima contrazione. Anche la Banca centrale cinese è intervenuta sul mercato a tamponare quei rischi di mancanza di liquidità che rendono il clima ancor più teso.
In Occidente, e precisamente negli Stati Uniti…
In Occidente, e precisamente negli Stati Uniti…
MILANO - Brusca inversione di rotta per i mercati dopo un lungo periodo di acquisti a ritmi sostenuti. A Milano Piazza Affari chiude la seduta in rosso del 2,3% come non succedeva da tempo, peggio fa Madrid che crolla del 3,64%: l'indice Stoxx 600, che fotografa l'andamento dei principali titoli quotati sui listini del Vecchio continente, ha ceduto il 2,40%, che equivale a 220 miliardi di euro bruciati in una seduta. A innesescare le vendite da Tokyo a Wall Street sono stati i timori su Cina e Federal Reserve. Da una parte, infatti, preoccupa il ritmo di crescita dell'economia cinese, che per la prima volta dopo sei mesi ha mostrato segnali di rallentamento con gli indici Pmi del settore manifatturiero - che anticipano l'andamento economico - a indicare una prossima contrazione. Anche la Banca centrale cinese è intervenuta sul mercato a tamponare quei rischi di mancanza di liquidità che rendono il clima ancor più teso.
In Occidente, e precisamente negli Stati Uniti, si torna a soppesare il "tapering", il programma di riduzione degli stimoli della Federal Reserve che ha preso il via con gennaio. L'inizio è stato "soft", visto che la Banca centrale americana ha deciso di scendere solamente da 85 a 75 miliardi di dollari di sostegno (in forma di acquisto di bond), ma le progressive strette agli stimoli potrebbero destabilizzare i mercati emergenti, con effetti che si stanno già vedendo sul fronte valutario con crolli che hanno colpito tutte le monete emergenti. Il board della Federal Reserve si riunirà la settimana prossima e prenderà decisioni in merito. Quasi influente, sulle decisioni degli addetti ai lavori, l'agenda macroeconomica che oggi ha registrato solo lo stallo delle vendite al dettaglio in Italia.
E così Wall Street si allinea alla sofferenza degli altri listini e non riesce a risollevare la testa dopo la debole seduta di ieri: il Dow Jones cede l'1,1%, lo S&P500 arretra dell'1,5% e Nasdaq dell'1,7%. In Europa, come detto crollano Milano e Madrid sotto la pressione del comparto bancario, ma non fanno meglio gli altri listini. Francoforte perde il 2,48%, Parigi il 2,72% e Londra ll'1,62%. Tra i singoli titoli di Piazza Affari si guarda a Eni, dopo che Natixis ha abbassato il rating da "buy" a "neutral"; cambio di giudizio anche per Recordati, portato dagli analisti di Goldman Sachs a "buy". Occhi puntati su Risanamento: la società ha ceduto i suoi immobili parigini a Cheelsfeld per 1,2 miliardi. Soffre ancora il comparto del lusso, con Luxottica più attardata delle altre; anche per Telecom si segnala un netto ribasso, mentre Mps è scossa da nuovi eventi giudiziari.
In netto rialzo lo spread tra Btp e Bund tedeschi: si porta in area 225 punti base. Ma il rendimento del titoli decennali italiani, pur in leggero rialzo, rimane in area 3,9%; nella dinamica del differenziale pesa anche il calo del rendimento dei titoli tedeschi, che si colloca sotto l'1,7%, dall'1,95% di fine 2013. La "voglia di Bund" è giustificata anche dalla conferma da parte di Fitch della tripla A sulla solidità tedesca, cui si affianca anche quella del Lussemburgo. L'euro è stabile nei confronti della valuta americana in fine di settimana a 1,368, in linea con i livelli di ieri sera dopo la chiusura di Wall street. La divisa unica europea perde però terreno nei confronti dello yen sotto quota 140.
Alla luce di queste preoccupazioni, Tokyo ha chiuso una seduta nettamente negativa, resa più difficile dal nuovo apprezzamento dello yen sul dollaro. Il Nikkei ha ceduto l'1,94%, Sydney lo 0,42%, Seul lo 0,36%. "Potrebbe esserci una correzione" ha commentato a Bloomberg Shane Oliver, il capo degli investimenti a Sydney di Amp Capital Investors. "Ci dobbiamo aspettare una maggiore volatilità. Le azioni non sono più a buon mercato e questo significa che i guadagni facili sono alle spalle e siamo più dipendenti dalla crescita futura degli utili"; motivo per cui anche l'ondata di trimestrali è stata accolta con minor entusiasmo rispetto al recente passato.
Quanto alle matrie prime, il petrolio è in cali a New York sotto quota 97 dollari al barile. Deciso rialzo delle quotazioni dell'oro che rivede i massimi da due mesi a questa parte, in un mercato che punta sugli acquisti rifugio. Le quotazioni del metallo giallo sono salite a 1.272,65 dollari all'oncia, il livello più alto dal 20 novembre scorso.
In Occidente, e precisamente negli Stati Uniti, si torna a soppesare il "tapering", il programma di riduzione degli stimoli della Federal Reserve che ha preso il via con gennaio. L'inizio è stato "soft", visto che la Banca centrale americana ha deciso di scendere solamente da 85 a 75 miliardi di dollari di sostegno (in forma di acquisto di bond), ma le progressive strette agli stimoli potrebbero destabilizzare i mercati emergenti, con effetti che si stanno già vedendo sul fronte valutario con crolli che hanno colpito tutte le monete emergenti. Il board della Federal Reserve si riunirà la settimana prossima e prenderà decisioni in merito. Quasi influente, sulle decisioni degli addetti ai lavori, l'agenda macroeconomica che oggi ha registrato solo lo stallo delle vendite al dettaglio in Italia.
E così Wall Street si allinea alla sofferenza degli altri listini e non riesce a risollevare la testa dopo la debole seduta di ieri: il Dow Jones cede l'1,1%, lo S&P500 arretra dell'1,5% e Nasdaq dell'1,7%. In Europa, come detto crollano Milano e Madrid sotto la pressione del comparto bancario, ma non fanno meglio gli altri listini. Francoforte perde il 2,48%, Parigi il 2,72% e Londra ll'1,62%. Tra i singoli titoli di Piazza Affari si guarda a Eni, dopo che Natixis ha abbassato il rating da "buy" a "neutral"; cambio di giudizio anche per Recordati, portato dagli analisti di Goldman Sachs a "buy". Occhi puntati su Risanamento: la società ha ceduto i suoi immobili parigini a Cheelsfeld per 1,2 miliardi. Soffre ancora il comparto del lusso, con Luxottica più attardata delle altre; anche per Telecom si segnala un netto ribasso, mentre Mps è scossa da nuovi eventi giudiziari.
In netto rialzo lo spread tra Btp e Bund tedeschi: si porta in area 225 punti base. Ma il rendimento del titoli decennali italiani, pur in leggero rialzo, rimane in area 3,9%; nella dinamica del differenziale pesa anche il calo del rendimento dei titoli tedeschi, che si colloca sotto l'1,7%, dall'1,95% di fine 2013. La "voglia di Bund" è giustificata anche dalla conferma da parte di Fitch della tripla A sulla solidità tedesca, cui si affianca anche quella del Lussemburgo. L'euro è stabile nei confronti della valuta americana in fine di settimana a 1,368, in linea con i livelli di ieri sera dopo la chiusura di Wall street. La divisa unica europea perde però terreno nei confronti dello yen sotto quota 140.
Alla luce di queste preoccupazioni, Tokyo ha chiuso una seduta nettamente negativa, resa più difficile dal nuovo apprezzamento dello yen sul dollaro. Il Nikkei ha ceduto l'1,94%, Sydney lo 0,42%, Seul lo 0,36%. "Potrebbe esserci una correzione" ha commentato a Bloomberg Shane Oliver, il capo degli investimenti a Sydney di Amp Capital Investors. "Ci dobbiamo aspettare una maggiore volatilità. Le azioni non sono più a buon mercato e questo significa che i guadagni facili sono alle spalle e siamo più dipendenti dalla crescita futura degli utili"; motivo per cui anche l'ondata di trimestrali è stata accolta con minor entusiasmo rispetto al recente passato.
Quanto alle matrie prime, il petrolio è in cali a New York sotto quota 97 dollari al barile. Deciso rialzo delle quotazioni dell'oro che rivede i massimi da due mesi a questa parte, in un mercato che punta sugli acquisti rifugio. Le quotazioni del metallo giallo sono salite a 1.272,65 dollari all'oncia, il livello più alto dal 20 novembre scorso.