MILANO - Nel lontano 1991 era stato chiamato dall'allora premier Giuliano Amato a far parte della Commissione per le privatizzazioni che poi produsse la legge 35 in base alla quale Eni ed Enel sono diventate spa. Gianni Tamburi ha quindi visto da vicino la prima ondata di privatizzazioni e ora assiste alla seconda da potenziale investitore, come principale azionista della Tip le cui valutazioni di Borsa nel 2013 sono salite del 53% grazie a investimenti azzeccati come Prysmian e Moncler.
Dottor Tamburi, il governo Letta ha deciso di portare sul mercato il 40% di Poste. La ritiene una mossa giusta?
"Credo proprio di sì, i mercati sono pronti ad accogliere aziende italiane, l'afflusso di capitali su Europa e Italia in questo momento è molto favorevole, grazie a prezzi più bassi che a Wall Street".
Come dovrebbe fare il Tesoro per massimizzare l'incasso?
"È saggio non vendere tutto subito ma solo una tranche. Dicendo fin d'ora che nel medio termine lo Stato potrà scendere fino al 30%, come già sperimentato con Eni ed Enel. Così se il titolo si apprezza potrà piazzare una seconda tranche a valori più alti".
Con un nuovo piano di privatizzazioni quanto potrebbe incassare lo Stato?
"Difficile fare conti precisi, a mio parere si potrebbe arrivare a un centinaio di miliardi. Bisogna sfruttare l'onda positiva di interesse sull'Italia. Dopo il rialzo di Borsa avvenuto nel 2013 nessuno potrà accusare il governo di volersvendere".
In ogni caso, se le sue cifre sono giuste, si parla sempre di un 5% del debito pubblico italiano. Una goccia nel mare
"Sì ma con tante gocce sitorna a galla. E poi fin dal 1991 abbiamo sempre detto che le privatizzazioni non si fanno per incassare ma per cambiare la cultura del paese. Il privato che gestisce è sempre meglio del pubblico".
In alcuni casi, come Telecom Italia, non è stato così. E i recenti incrementi tariffari della autostrade privatizzate sono stati criticati da tutti, governo compreso.
"È chiaro che ci vogliono authority con persone competenti in grado di sorvegliare sui settori più delicati. Io non vedo controindicazioni alle privatizzazioni. Anzi, obbligherei i sindaci delle grandi città a vendere tutte le partecipazioni nelle ex municipa-lizzate prima di chiedere altri trasferimenti di soldi pubblici. Se il sindaco di Roma alzasse il telefono venderebbe la quota in Acea in un baleno incassando un miliardo. Lo stesso a Milano e Brescia con A2a".
Un piatto prelibato per le grandi banche d'affari. Sono da vendere anche gli immobili pubblici?
"Non in questo momento, non c'è il mercato. Si dovevano sfruttare i primi anni Duemila. Oggi lo Stato dovrebbe impacchettarli, gestirli meglio e aspettare qualche anno che ritorni una domanda forte per gli immobili in Italia. Il fondo Usa Blackrock è tornato a investire nell'immobiliare in Spagna, si vede che lì ci sono segnali di ripresa".
Dottor Tamburi, il governo Letta ha deciso di portare sul mercato il 40% di Poste. La ritiene una mossa giusta?
"Credo proprio di sì, i mercati sono pronti ad accogliere aziende italiane, l'afflusso di capitali su Europa e Italia in questo momento è molto favorevole, grazie a prezzi più bassi che a Wall Street".
Come dovrebbe fare il Tesoro per massimizzare l'incasso?
"È saggio non vendere tutto subito ma solo una tranche. Dicendo fin d'ora che nel medio termine lo Stato potrà scendere fino al 30%, come già sperimentato con Eni ed Enel. Così se il titolo si apprezza potrà piazzare una seconda tranche a valori più alti".
Con un nuovo piano di privatizzazioni quanto potrebbe incassare lo Stato?
"Difficile fare conti precisi, a mio parere si potrebbe arrivare a un centinaio di miliardi. Bisogna sfruttare l'onda positiva di interesse sull'Italia. Dopo il rialzo di Borsa avvenuto nel 2013 nessuno potrà accusare il governo di volersvendere".
In ogni caso, se le sue cifre sono giuste, si parla sempre di un 5% del debito pubblico italiano. Una goccia nel mare
"Sì ma con tante gocce sitorna a galla. E poi fin dal 1991 abbiamo sempre detto che le privatizzazioni non si fanno per incassare ma per cambiare la cultura del paese. Il privato che gestisce è sempre meglio del pubblico".
In alcuni casi, come Telecom Italia, non è stato così. E i recenti incrementi tariffari della autostrade privatizzate sono stati criticati da tutti, governo compreso.
"È chiaro che ci vogliono authority con persone competenti in grado di sorvegliare sui settori più delicati. Io non vedo controindicazioni alle privatizzazioni. Anzi, obbligherei i sindaci delle grandi città a vendere tutte le partecipazioni nelle ex municipa-lizzate prima di chiedere altri trasferimenti di soldi pubblici. Se il sindaco di Roma alzasse il telefono venderebbe la quota in Acea in un baleno incassando un miliardo. Lo stesso a Milano e Brescia con A2a".
Un piatto prelibato per le grandi banche d'affari. Sono da vendere anche gli immobili pubblici?
"Non in questo momento, non c'è il mercato. Si dovevano sfruttare i primi anni Duemila. Oggi lo Stato dovrebbe impacchettarli, gestirli meglio e aspettare qualche anno che ritorni una domanda forte per gli immobili in Italia. Il fondo Usa Blackrock è tornato a investire nell'immobiliare in Spagna, si vede che lì ci sono segnali di ripresa".