MILANO - Le attenzioni degli investitori tornano a spostarsi dai mercati emergenti agli Stati Uniti. Dall'altra riva dell'Altantico è arrivata la decisione di proseguire con il tapering, la riduzione progressiva degli stimoli monetari all'economia, e ieri sera il Fomc, il braccio di politica monetaria della Federal Reserve, ha deciso un nuovo taglio da 10 miliardi: gli acquisti di bond sul mercato secondario, quindi, procederanno al ritmo di 65 miliardi di dollari al mese. Gli analisti sono convinti che entro fine anno l'intervento della Fed verrà azzerato anche se i tassi resteranno alla zero fino a quando la disoccupazione non scenderà sotto il 6,5% e le stime di inflazione non supereranno il il 2,5%. D'altra parte, i dati sulla ripresa americana confermano la crescita del il Pil Usa: è salito del 3,2% nel quarto trimestre del 2013, in linea con le attese. Era dal 2005 che gli Usa non vedevano una crescita trimestrale superiore al 3%, spinta in questo caso dai consumi che hanno bilanciato la ridotta spesa pubblica; nell'intero 2013, la crescita dell'economia americana è stata dell'1,9% dopo il +2,8% del 2012. Un piccolo campanello d'allarme è arrivato dal mercato del lavoro, con le richieste di sussidi alla disoccupazione aumentate oltre le previsioni di 19mila unità, a quota 348mila. Deludono anche i compromessi per le nuove casa calati, oltre le attese, dell'8,7% a dicembre.
A preoccupare gli investitori è stato in mattinata il silenzio della Fed sulle tensioni che hanno travolto nell'ultima settimana le Borse emergenti e le loro valute, dal peso argentino alla lira turca. Oscillazioni che ieri avevano spinto Ankara a portare il tasso d'interesse overnight al 12% con l'obiettivo - mancato - di frenare l'uscita di capitali dal Paese. La sensazione è che venendo meno l'enorme massa di liquidità messa in circolo dalla banche centrali, gli investitori si concentreranno sulle economie più solide. Anche per evitare brutte soprese come la contrazione dell'industria manifatturiera cinese registrata questa mattina: l'indice Pmi calcolato da Hsbc si è attestato a 49,5 dal 50,5 di dicembre (un risultato sotto 50 punti indica una contrazione economica).
Sul fronte macroeconomico - oltre ai dati Usa - si registra la ripresa della Spagna con il Pil salito dello 0,3% nel quarto trimestre e calato dello 0,1% tendenziale. Si tratta del secondo aumento congiunturale consecutivo dopo due anni di recessione. Nel 2013 complessivamente il Pil ha segnato un calo dell'1,2%. In Germania, invece, il tasso di disoccupazione è rimasto invariato al 6,8% a gennaio; segnali di tensione dai prezzi, con l'inflazione tedesca che ha registrato, a gennaio, un calo dello 0,6% congiunturale e un rialzo dell'1,3% su anno. Prosegue la ripresa, iniziata lo scorso maggio, del sentimento economico nella zona euro e in Ue: a gennaio 2014 gli indici guadagnano rispettivamente 0,5 e 0,9 punti, portandosi a 100,9 e 104,7, livelli che non si vedevano dall'estate 2011. In Italia perde invece 2 punti e si porta a 96,6.
In questo contesto, supportate dal dato sul Pil Usa, le Borse chiudono in terreno positivo dopo una mattinata cauta. Piazza Affari segna un guadagno finale dello 0,38%; sotto i riflettori il titoli Fiat dopo le pesanti vendite di ieri in scia ai conti e all'annuncio della nascita della nuova società con Chrysler (Fca). Ritraccia anche Pirelli, ieri spinta dalla speculazione su possibili mosse nell'azionariato seccamente smentite, mentre Tod's paga i risultati preliminari inferiori alle attese. Le dichiarazioni di Sawiris infiammano invece Telecom. Chiudono in terreno positivo le altre Borse del Vecchio Continente, con l'eccezione di Londra che termina gli scambi a -0,09%. Francoforte recupera invece lo 0,39%, Parigi sale dello 0,55% finale. Il Dow Jones chiude in positivo, 0,69% a 15.847,51 punti, il Nasdaq avanza dell'1,77% a 4.123,13 punti, in scia al record di Facebook dopo i conti oltre le attese.
Lo spread, la differenza di rendimento tra Btp e Bund tedeschi a 10 anni, torna a stabilizzarsi in area 210 punti base, per un rendimento del 3,85% sul mercato secondario. Il Tesoro ha venduto tutti i 4 miliardi di euro del nuovo Btp a 5 anni (maggio 2019) con il rendimento medio in discesa al minimo storico del 2,43% dal 2,71% dell'asta di dicembre. Migliora la domanda con un rapporto di copertura salito a 1,49 da 1,28 precedente. Bene anche il collocamento dei decennali: sono stati venduti 3 miliardi di euro, il massimo previsto, con tassi in deciso calo sotto la soglia del 4%: il rendimento medio si colloca al 3,81% dal 4,11% dell'asta di dicembre. Stabile la richiesta, con rapporto di copertura pari a 1,32. La crescita americana spinge in basso l'euro, che chiude in deciso calo a 1,3562 dollari.
E sempre il taglio di 10 miliardi di dollari al piano di stimoli monetari deciso dalla Federal Reserve ha pesato sulla Borsa di Tokyo che, anche sui timori per le economie emergenti, ha terminato gli scambi a -2,45%. L'indice Nikkei, dopo una perdita intraday oltre i 500 punti, ha recuperato terreno fino a chiudere a quota 15.007,06, in calo di 376,85 punti.
Alla chiusura dei mercati europei, il petrolio si muove in rialzo a New York, dove le quotazioni salgono di un punto percentuale circa in area 98 dollari al barile. Le quotazioni dell'oro sono, invece, in netto calo dopo i recenti rialzi con il lingotto che perde l'1,5% e viene scambiato a 1.242 dollari l'oncia.
A preoccupare gli investitori è stato in mattinata il silenzio della Fed sulle tensioni che hanno travolto nell'ultima settimana le Borse emergenti e le loro valute, dal peso argentino alla lira turca. Oscillazioni che ieri avevano spinto Ankara a portare il tasso d'interesse overnight al 12% con l'obiettivo - mancato - di frenare l'uscita di capitali dal Paese. La sensazione è che venendo meno l'enorme massa di liquidità messa in circolo dalla banche centrali, gli investitori si concentreranno sulle economie più solide. Anche per evitare brutte soprese come la contrazione dell'industria manifatturiera cinese registrata questa mattina: l'indice Pmi calcolato da Hsbc si è attestato a 49,5 dal 50,5 di dicembre (un risultato sotto 50 punti indica una contrazione economica).
Sul fronte macroeconomico - oltre ai dati Usa - si registra la ripresa della Spagna con il Pil salito dello 0,3% nel quarto trimestre e calato dello 0,1% tendenziale. Si tratta del secondo aumento congiunturale consecutivo dopo due anni di recessione. Nel 2013 complessivamente il Pil ha segnato un calo dell'1,2%. In Germania, invece, il tasso di disoccupazione è rimasto invariato al 6,8% a gennaio; segnali di tensione dai prezzi, con l'inflazione tedesca che ha registrato, a gennaio, un calo dello 0,6% congiunturale e un rialzo dell'1,3% su anno. Prosegue la ripresa, iniziata lo scorso maggio, del sentimento economico nella zona euro e in Ue: a gennaio 2014 gli indici guadagnano rispettivamente 0,5 e 0,9 punti, portandosi a 100,9 e 104,7, livelli che non si vedevano dall'estate 2011. In Italia perde invece 2 punti e si porta a 96,6.
In questo contesto, supportate dal dato sul Pil Usa, le Borse chiudono in terreno positivo dopo una mattinata cauta. Piazza Affari segna un guadagno finale dello 0,38%; sotto i riflettori il titoli Fiat dopo le pesanti vendite di ieri in scia ai conti e all'annuncio della nascita della nuova società con Chrysler (Fca). Ritraccia anche Pirelli, ieri spinta dalla speculazione su possibili mosse nell'azionariato seccamente smentite, mentre Tod's paga i risultati preliminari inferiori alle attese. Le dichiarazioni di Sawiris infiammano invece Telecom. Chiudono in terreno positivo le altre Borse del Vecchio Continente, con l'eccezione di Londra che termina gli scambi a -0,09%. Francoforte recupera invece lo 0,39%, Parigi sale dello 0,55% finale. Il Dow Jones chiude in positivo, 0,69% a 15.847,51 punti, il Nasdaq avanza dell'1,77% a 4.123,13 punti, in scia al record di Facebook dopo i conti oltre le attese.
Lo spread, la differenza di rendimento tra Btp e Bund tedeschi a 10 anni, torna a stabilizzarsi in area 210 punti base, per un rendimento del 3,85% sul mercato secondario. Il Tesoro ha venduto tutti i 4 miliardi di euro del nuovo Btp a 5 anni (maggio 2019) con il rendimento medio in discesa al minimo storico del 2,43% dal 2,71% dell'asta di dicembre. Migliora la domanda con un rapporto di copertura salito a 1,49 da 1,28 precedente. Bene anche il collocamento dei decennali: sono stati venduti 3 miliardi di euro, il massimo previsto, con tassi in deciso calo sotto la soglia del 4%: il rendimento medio si colloca al 3,81% dal 4,11% dell'asta di dicembre. Stabile la richiesta, con rapporto di copertura pari a 1,32. La crescita americana spinge in basso l'euro, che chiude in deciso calo a 1,3562 dollari.
E sempre il taglio di 10 miliardi di dollari al piano di stimoli monetari deciso dalla Federal Reserve ha pesato sulla Borsa di Tokyo che, anche sui timori per le economie emergenti, ha terminato gli scambi a -2,45%. L'indice Nikkei, dopo una perdita intraday oltre i 500 punti, ha recuperato terreno fino a chiudere a quota 15.007,06, in calo di 376,85 punti.
Alla chiusura dei mercati europei, il petrolio si muove in rialzo a New York, dove le quotazioni salgono di un punto percentuale circa in area 98 dollari al barile. Le quotazioni dell'oro sono, invece, in netto calo dopo i recenti rialzi con il lingotto che perde l'1,5% e viene scambiato a 1.242 dollari l'oncia.