Economia

Letta sul caso Electrolux: "Non alzeremo bandiera bianca"

Il premier: "Faremo di tutto per convincere l'azienda e passi per tagliare il costo del lavoro". Camusso e Zaia: "La produzione non può essere subordinata al taglio degli stipendi". Confindustria: "Si rischia deserto industriale, governo deve intervenire"

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MILANO - "Su Electrolux non accettiamo di alzare bandiera bianca e ci sarà il massimo impegno del Governo perchè queste produzioni si possano e si debbano fare in Italia. Faremo di tutto per convincere quell'impresa". Così il premier, Enrico Letta, interviene con decisione sulla vicenda Electrolux al Forum degli Amici dell'Industria. Oggi sono proseguiti il blocco delle merci in uscita e gli scioperi a scacchiera nei vari reparti dello stabilimento di Porcia, allo scopo di creare rallentamenti alla produzione di lavabiancheria.

Sono proseguite anche le reazioni alla proposta dell'azienda, che ha annunciato un cospicuo taglio degli stipendi pena la minaccia di abbandonare la produzione in Italia. Un piano che per il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, "è irricevibile e spero che il governo dica la stessa cosa". Per la sindacalista "serve un confronto vero che consenta di rideterminare gli investimenti". Un'insolita spalla alla richiesta della Cgil è arrivata dal governatore del Veneto, Luca Zaia, che ha condiviso le parole della segretaria Cgil nella richiesta di non tagliare gli stipendi agli operai come unica soluzione per stare sul mercato.

"Non voglio mettere colpe in capo agli imprenditori, che sono in oggettiva difficoltà. - sottolinea Zaia -. E se ci vengono a dire che l'unica soluzione è di tagliare sul costo del lavoro, vuol dire che, in alcuni parti, qualcuno ha veramente raschiato fino in fondo. Quindi l'altra leva - osserva - è quella della tassazione che oggi è insopportabile, un 68% contro in 46% di media europea e il 25% della Carinzia". Per Zaia nella trattativa per la crisi dell'Electrolux "l'anello più debole non può essere lo stipendio del lavoratore. Perchè se abbassiamo ancora di più lo stipendio deprimiamo i consumi".

Deciso l'intervento del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, che ha scritto al premier Letta chiedendo "una forte azione del governo a difesa dell'industria" e parlando del caso Electrolux come di un caso emblematico: "In assenza di una inversione di questo trend - avverte - andremo irrimediabilmente verso la desertificazione industriale del nostro Paese".

Ieri le parti si sono incontrate a Roma, in un faccia a faccia che il ministro dello Sviluppo, Flavio Zanonato, ha definito insoddisfacente: "La proposta di riorganizzazione di Electrolux non ci ha convinto", ha detto il ministro aggiungendo che l'azienda "ha accettato di aprire un tavolo negoziale" e che ci sarà un incontro nei prossimi giorni.

Tornando alle parole del presidente del Consiglio, Letta ha spiegato che "la riduzione del costo del lavoro è un punto essenziale e vogliamo continuare su questa strada", quindi, "seguiranno altri passi". Ha fatto riferimento alla presidenza italiana dell'Ue, che scatterà nel secondo semestre, quando ha spiegato che "abbiamo avuto un periodo in cui si pensava fosse una cosa cattiva parlare di industria in Europa. Finalmente si è capito che questo era un grande errore e ora è importante parlare di un futuro europeo industriale ed il Consiglio europeo di marzo è una grande occasione".

Un riferimento a Fiat è invece andato quando ha aggiunto: "Dobbiamo far capire anche ai nostri cittadini che ormai il passaporto delle imprese conta fino ad un certo punto" e che "non si possono più fare battaglie di retroguardia". Per il premier le imprese devono essere competitive a livello globale" e la "competitività si misura ormai a livello globale".