Edimburgo sfida Londra sull'indipendenza:
"Senza sterlina non ci accolliamo il debito"
dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI
Gli inglesi avvertono la Scozia: "Con la secessione dimenticata la nostra moneta e la banca centrale". La replica del primo ministro scozzese, Alex Salmond: "Non vi conviene, perché vi lasceremmo anche la nostra quota di passivo nazionale"
LONDRA - Voi suonerete le vostre trombe e noi suoneremo le nostre campane. Risponde più o meno così, il primo ministro del governo scozzese Alex Salmond, al pesante ostacolo messo da Londra sulla strada dell'indipendenza della sua regione autonoma. Il giorno prima il ministro del Tesoro britannico, il conservatore George Osborne, spalleggiato dal liberaldemocratico Danny Alexander (suo partner nel governo) e dal laburista Ed Balls (che sta invece all'opposizione), avevano lanciato un pesante monito ad Edimburgo: se la Scozia votasse sì nel referendum sull'indipendenza in programma nel settembre prossimo, il Regno Unito non le permetterà di mantenere la sterlina come moneta né la Banca d'Inghilterra come banca centrale. Il motivo? La lezione dell'euro: visti i guai provocati dalla moneta comune ai paesi dell'eurozona, la difficoltà di avere una stessa valuta senza una politica fiscale comune, in pratica senza essere uno stato federale, la Gran …
LONDRA - Voi suonerete le vostre trombe e noi suoneremo le nostre campane. Risponde più o meno così, il primo ministro del governo scozzese Alex Salmond, al pesante ostacolo messo da Londra sulla strada dell'indipendenza della sua regione autonoma. Il giorno prima il ministro del Tesoro britannico, il conservatore George Osborne, spalleggiato dal liberaldemocratico Danny Alexander (suo partner nel governo) e dal laburista Ed Balls (che sta invece all'opposizione), avevano lanciato un pesante monito ad Edimburgo: se la Scozia votasse sì nel referendum sull'indipendenza in programma nel settembre prossimo, il Regno Unito non le permetterà di mantenere la sterlina come moneta né la Banca d'Inghilterra come banca centrale. Il motivo? La lezione dell'euro: visti i guai provocati dalla moneta comune ai paesi dell'eurozona, la difficoltà di avere una stessa valuta senza una politica fiscale comune, in pratica senza essere uno stato federale, la Gran Bretagna non ha alcuna intenzione di seguire un modello rischioso, fonte di instabilità e incertezza.
Per Salmond è un problema: il premier scozzese non ha mai rivelato di avere un "piano B", su cosa fare se non potrà conservare la sterlina britannica. E la ragione, dicono gli analisti della City, è che non ne ha uno: stampare propria moneta spaventerebbe investitori e risparmiatori scozzesi. Altre strade, come collegare dall'esterno una sterlina scozzese a quella britannica, sull'esempio di quanto fa Panama con il dollaro americano, sono altrettanto complicate e fonte di analoghe preoccupazioni. In pratica, Edimburgo non saprebbe cosa fare. E non avere una soluzione per una questione cruciale come moneta per un aspirante stato sovrano, ad appena sette mesi dal referendum, non fa ben sperare per una vittoria dei sì.
Ma qualcosa, il primo ministro scozzese, ha risposto lo stesso all'avvertimento arrivato da Londra. Primo, ha detto che quello di Osborne è soltanto "un bluff" e che il Regno Unito (o meglio che quel che ne resta), quando la Scozia sarà indipendente, non potrà rifiutarsi di estendere la sterlina agli scozzesi: sarà sua stessa convenienza farlo. Secondo, ha mandato a sua volta una minaccia a Osborne: se per caso Londra rifiutasse di dare agli scozzesi la sterlina, gli scozzesi rifiuterebbero di accollarsi la parte del debito nazionale britannico che spetterebbe loro nell'eventualità appunto di una secessione. Insomma: se Londra suona le sue trombe, Edimburgo suona le proprie campane.
Alcuni commentatori dicono che anche quello di Salmond è un bluff. Una cosa è certa: come nel poker, non è affatto chiaro come finirà questa partita politica. I sondaggi danno per ora i "no" all'indipendenza in testa, ma i "sì" sono in progressivo aumento. E il paffuto, apparentemente pacioso leader indipendentista scozzese ha la reputazione di guastafeste, avendo già vinto due elezioni consecutive in cui all'inizio tutti i pronostici lo davano per battuto.
Per Salmond è un problema: il premier scozzese non ha mai rivelato di avere un "piano B", su cosa fare se non potrà conservare la sterlina britannica. E la ragione, dicono gli analisti della City, è che non ne ha uno: stampare propria moneta spaventerebbe investitori e risparmiatori scozzesi. Altre strade, come collegare dall'esterno una sterlina scozzese a quella britannica, sull'esempio di quanto fa Panama con il dollaro americano, sono altrettanto complicate e fonte di analoghe preoccupazioni. In pratica, Edimburgo non saprebbe cosa fare. E non avere una soluzione per una questione cruciale come moneta per un aspirante stato sovrano, ad appena sette mesi dal referendum, non fa ben sperare per una vittoria dei sì.
Ma qualcosa, il primo ministro scozzese, ha risposto lo stesso all'avvertimento arrivato da Londra. Primo, ha detto che quello di Osborne è soltanto "un bluff" e che il Regno Unito (o meglio che quel che ne resta), quando la Scozia sarà indipendente, non potrà rifiutarsi di estendere la sterlina agli scozzesi: sarà sua stessa convenienza farlo. Secondo, ha mandato a sua volta una minaccia a Osborne: se per caso Londra rifiutasse di dare agli scozzesi la sterlina, gli scozzesi rifiuterebbero di accollarsi la parte del debito nazionale britannico che spetterebbe loro nell'eventualità appunto di una secessione. Insomma: se Londra suona le sue trombe, Edimburgo suona le proprie campane.
Alcuni commentatori dicono che anche quello di Salmond è un bluff. Una cosa è certa: come nel poker, non è affatto chiaro come finirà questa partita politica. I sondaggi danno per ora i "no" all'indipendenza in testa, ma i "sì" sono in progressivo aumento. E il paffuto, apparentemente pacioso leader indipendentista scozzese ha la reputazione di guastafeste, avendo già vinto due elezioni consecutive in cui all'inizio tutti i pronostici lo davano per battuto.