ROMA - Come nei film horror più banali, lo spread è uno zombie sconfitto, ma non morto, pronto a rispuntare dal buio, per attaccare titoli di Stato italiani o spagnoli. Ovvero: la speculazione per far saltare l'euro potrebbe riprendere domani. Perché la rete di protezione, messa in piedi da Mario Draghi, con il famoso "difenderemo l'euro ad ogni costo", non vale più. Il siluro lanciato dalla Corte costituzionale tedesca l'ha lacerata, al di là di qualsiasi possibile rammendo. C'è voluta più di una settimana e qualcuno disposto ad immergersi in oltre cento pagine di gergo giudiziario tedesco, ma il risultato sembra inequivocabile. Le Outright Monetary Transactions, immaginate a Francoforte come acquisti illimitati di titoli per tagliare alla radice i tentativi di far saltare la moneta unica, sono diventate inservibili. A medio termine, dal punto di vista giuridico. Ma politicamente, di fatto, anche subito.
Il nodo è più intricato che mai, ma, per capire di che si tratta, si può partire dal punto chiave. Nel chiedere alla Corte europea di giustizia di Lussemburgo di pronunciarsi su questi acquisti di titoli, i giudici di Karlsruhe non si sono inchinati ad un potere giudiziario più alto (come un tribunale potrebbe fare rispetto alla Corte costituzionale) con il sottinteso che, poi, si adegueranno alla decisione di Lussemburgo. Al contrario, i giudici tedeschi chiedono ai loro colleghi europei di intervenire per correggere quelle che a loro sembrano evidenti illegalità (perché configurano un finanziamento monetario agli Stati). Cioè, in particolare, l'ipotesi di acquisti, senza limite preventivo, di titoli che è - come sanno gli economisti - la vera arma finale contro la speculazione. Nessuno crede che Lussemburgo darà ragione a Karslruhe. Il ricorso sarà lasciato cadere e Karlsruhe non ci può far niente, perché non ha giurisdizione su quel che fa la Banca centrale europea. Ma su quello che fanno Bundesbank e governo tedesco sì e i giudici costituzionali possono vietare a Berlino di partecipare agli acquisti di titoli. Di fatto, affondandoli.
Tutto questo non avverrà subito. Karlsruhe non ha chiesto la procedura d'urgenza. Prima che Lussemburgo si pronunci passeranno almeno 16 mesi, più qualche altro mese perché i giudici tedeschi ne traggano le conseguenze. In teoria, dunque, per quasi un paio d'anni le Omt potrebbero entrare in azione. E, infatti, dice Benoit Coeuré del Consiglio Bce, "lo status delle Omt non è cambiato, sono pronte per essere usate". Ma, politicamente, non è più vero. Se Bundesbank (che aveva promosso il ricorso a Karlsruhe) e il governo tedesco (che l'aveva contestato) dessero il via libera, in questi mesi, all'acquisto di titoli italiani o spagnoli, sarebbero sommersi di ricorsi giudiziari, che saprebbero già di essere destinati a perdere.
Per pura fortuna, tutto questo, oggi, non conta. Gli spread continuano a scendere, i mercati sembrano soddisfatti, la speculazione contro l'euro non c'è. In parte, perché non si fidano e temono che Draghi inventi qualcos'altro, in parte perché il miglioramento delle condizioni generali rende assai meno drammatica la tenuta della moneta unica. Ma un incidente di percorso, una esitazione di troppo possono sempre esserci. Soprattutto, se fra tre o quattro anni ci dovesse essere un nuovo attacco speculativo, l'euro si troverebbe senza difese. A meno che, nel frattempo, i dirigenti europei non avessero messo mani ai trattati e risolto, una volta per tutte, il paradosso di un'area monetaria dove non c'è una banca centrale pronta a svolgere il ruolo di prestatore di ultima istanza.
Non è la sola crepa dell'edificio comunitario che la vicenda rivela. C'è anche la questione del rapporto fra quell'edificio e i giudici che difendono costituzioni, nate molto prima. Cosa diremmo tutti, ha chiesto Andrew Watt, se un piano europeo contro l'evasione fiscale, approvato all'unanimità da 28 paesi, fosse impallinato a Lussemburgo, con una maggioranza 6 a 5, non dalla Corte europea di giustizia, ma dai tribunali del minuscolo granducato, perché viola i diritti di proprietà sanciti da una costituzione varata nel 1868?
Il nodo è più intricato che mai, ma, per capire di che si tratta, si può partire dal punto chiave. Nel chiedere alla Corte europea di giustizia di Lussemburgo di pronunciarsi su questi acquisti di titoli, i giudici di Karlsruhe non si sono inchinati ad un potere giudiziario più alto (come un tribunale potrebbe fare rispetto alla Corte costituzionale) con il sottinteso che, poi, si adegueranno alla decisione di Lussemburgo. Al contrario, i giudici tedeschi chiedono ai loro colleghi europei di intervenire per correggere quelle che a loro sembrano evidenti illegalità (perché configurano un finanziamento monetario agli Stati). Cioè, in particolare, l'ipotesi di acquisti, senza limite preventivo, di titoli che è - come sanno gli economisti - la vera arma finale contro la speculazione. Nessuno crede che Lussemburgo darà ragione a Karslruhe. Il ricorso sarà lasciato cadere e Karlsruhe non ci può far niente, perché non ha giurisdizione su quel che fa la Banca centrale europea. Ma su quello che fanno Bundesbank e governo tedesco sì e i giudici costituzionali possono vietare a Berlino di partecipare agli acquisti di titoli. Di fatto, affondandoli.
Tutto questo non avverrà subito. Karlsruhe non ha chiesto la procedura d'urgenza. Prima che Lussemburgo si pronunci passeranno almeno 16 mesi, più qualche altro mese perché i giudici tedeschi ne traggano le conseguenze. In teoria, dunque, per quasi un paio d'anni le Omt potrebbero entrare in azione. E, infatti, dice Benoit Coeuré del Consiglio Bce, "lo status delle Omt non è cambiato, sono pronte per essere usate". Ma, politicamente, non è più vero. Se Bundesbank (che aveva promosso il ricorso a Karlsruhe) e il governo tedesco (che l'aveva contestato) dessero il via libera, in questi mesi, all'acquisto di titoli italiani o spagnoli, sarebbero sommersi di ricorsi giudiziari, che saprebbero già di essere destinati a perdere.
Per pura fortuna, tutto questo, oggi, non conta. Gli spread continuano a scendere, i mercati sembrano soddisfatti, la speculazione contro l'euro non c'è. In parte, perché non si fidano e temono che Draghi inventi qualcos'altro, in parte perché il miglioramento delle condizioni generali rende assai meno drammatica la tenuta della moneta unica. Ma un incidente di percorso, una esitazione di troppo possono sempre esserci. Soprattutto, se fra tre o quattro anni ci dovesse essere un nuovo attacco speculativo, l'euro si troverebbe senza difese. A meno che, nel frattempo, i dirigenti europei non avessero messo mani ai trattati e risolto, una volta per tutte, il paradosso di un'area monetaria dove non c'è una banca centrale pronta a svolgere il ruolo di prestatore di ultima istanza.
Non è la sola crepa dell'edificio comunitario che la vicenda rivela. C'è anche la questione del rapporto fra quell'edificio e i giudici che difendono costituzioni, nate molto prima. Cosa diremmo tutti, ha chiesto Andrew Watt, se un piano europeo contro l'evasione fiscale, approvato all'unanimità da 28 paesi, fosse impallinato a Lussemburgo, con una maggioranza 6 a 5, non dalla Corte europea di giustizia, ma dai tribunali del minuscolo granducato, perché viola i diritti di proprietà sanciti da una costituzione varata nel 1868?