Gli emergenti e la Fed frenano le Borse.
Milano chiude piatta con Wall Street
Giuliano Balestreri, di GIULIANO BALESTRERI
Dai verbali del Fomc emerge l'intenzione di alcuni governatori americani di procedere a una stretta monetaria in scia ai buoni dati dell'economia. Preoccupa però la volotalità dei paesi orientali. Mattinata in rosso in tutta Europa, poi un recupero con la Borsa americana. Tengono i Btp che continuano ad attrarre grandi investitori dall'estero
MILANO - Seduta piatta per le Borse del Vecchio continente anche in scia ai dati negativi arrivati dall'industria in Europa. Dai verbali della Federal Reserve diffusi ieri sera è emerso che i membri del board sono divisi sui tempi del rialzo dei tassi d'interesse, alcuni hanno ipotizzato la possibilità di un aumento "relativamente presto", magari nel secondo semestre dell'anno "perché i dati sulla ripresa lo permettono". Tutti d'accordo invece sul "tapering": la riduzione degli acquisti sul mercato di Treasury e bond ipetecari continuerà "a passi misurati". In sostanza la Fed potrebbe iniziare la stretta monetaria prima del previsto, ma proprio perché l'economia mostra segnali di salute. I mercati però temono un duro contraccolpo senza la stampella monetaria americana, anche perché i mercati emergenti mostrano segnali di nervosimo.
Basti pensare che l'attività manifatturiera in Cina ha regi…
Basti pensare che l'attività manifatturiera in Cina ha regi…
MILANO - Seduta piatta per le Borse del Vecchio continente anche in scia ai dati negativi arrivati dall'industria in Europa. Dai verbali della Federal Reserve diffusi ieri sera è emerso che i membri del board sono divisi sui tempi del rialzo dei tassi d'interesse, alcuni hanno ipotizzato la possibilità di un aumento "relativamente presto", magari nel secondo semestre dell'anno "perché i dati sulla ripresa lo permettono". Tutti d'accordo invece sul "tapering": la riduzione degli acquisti sul mercato di Treasury e bond ipetecari continuerà "a passi misurati". In sostanza la Fed potrebbe iniziare la stretta monetaria prima del previsto, ma proprio perché l'economia mostra segnali di salute. I mercati però temono un duro contraccolpo senza la stampella monetaria americana, anche perché i mercati emergenti mostrano segnali di nervosimo.
Basti pensare che l'attività manifatturiera in Cina ha registrato una contrazione con l'indice scivolato ai minimi da sette mesi segnalando ulteriori indicatori di rallentamento dell'economia del paese. L'indice preliminare Hsbc Pmi è sceso, a febbraio a 48,3 dai 49,5 di gennaio. Un valore sopra 50 indica espansione dell'attività, un valore inferiore indica contrazione. Abbastanza per spingere le vendite a Tokyo dove la seduta si è chiusa con un rosso del 2,15%. D'altra parte proprio ieri il Fmi ha chiesto alla Fed di non accelerare il tapering per le tensioni che riguardano gli emergenti, che sono stati esortati ad adottare "politiche macroeconomiche credibili" e tassi di cambio flessibili, necessari a "sopravvivere alle turbolenze" che si trovano attualmente ad affrontare.
I listini sono migliorati sul finale grazie all'apertura in recupero di Wall Street e Piazza Affari è riuscita a chiudere le contrattazioni sui livelli di ieri sera (+0,07%). Nel resto del Vecchio continente Londra gira in positivo e segna +0,24% finale, Parigi spunta un +0,33% e solo Francoforte resta in rosso a -0,43%. Tra i singoli titoli milanesi ha ceduto terreno decisamente Mediaset dopo i recenti rialzi, mentre Salini Impregilo ha festeggiato la ripresa dei lavori per il Canale di Panama. Le tensioni sui mercati non hanno colpito, però, i titoli di Stato. La volatilità sugli emergenti, infatti, spinge i grandi investitori a scommettere sui Paese occidentali premiando Spagna e Italia che con rischi ridotti offrono ancora buoni rendimenti. Lo spread, la differenza di rendimento tra Btp e Bund a 10 anni sale solo leggermente oltre quota 195 punti, con i titoli italiani che rendono il 3,63%. L'euro chiude in calo poco sopra quota 1,37 dollari. La moneta unica passa di mano a 1,3711 dollari dopo aver toccato un minimo di 1,3685.
Wall Street, dopo le seduta in rosso di ieri, prova a rimbalzare spinta al rialzo dai dati sul settore manifatturiero, vicini ai massimi da 4 anni, e dall'acquisto di Whatsapp da parte di Facebook. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,58% a quota 16133,23; il Nasdaq è cresciuto dello 0,70% a 4267,55 punti. L'inflazione Usa di gennaio era molto attesa: i prezzi al consumo hanno registrato un +0,1%. Hanno deluso le attese i prezzi "core", che sono saliti dello 0,1% contro il +0,2% preventivato; l'inflazione annua è infine risultata dell'1,6%, il rialzo tendenziale più alto da luglio ma lontano dal 2% che la Fed pone come obiettivo ottimale. Le richieste di sussidi per la disoccupazione, invece, sono calate come da attese di 3mila unità a quota 336mila. Infine l'indice composito stimato dal Conference Board (il super-indice) a gennaio ha registrato un progresso dello 0,3% attestandosi a 99,5 punti. Il dato è inferiore alle attese degli analisti, che avevano messo in conto un rialzo dello 0,4%.
Sul fronte delle materie prime, mentre in Europa terminano gli scambi il petrolio è poco mosso a New York, dove le quotazioni perdono lo 0,1% a 103 dollari al barile. L'oro ad aprile segna un -0,4% a 1.315 dollari l'oncia.
Basti pensare che l'attività manifatturiera in Cina ha registrato una contrazione con l'indice scivolato ai minimi da sette mesi segnalando ulteriori indicatori di rallentamento dell'economia del paese. L'indice preliminare Hsbc Pmi è sceso, a febbraio a 48,3 dai 49,5 di gennaio. Un valore sopra 50 indica espansione dell'attività, un valore inferiore indica contrazione. Abbastanza per spingere le vendite a Tokyo dove la seduta si è chiusa con un rosso del 2,15%. D'altra parte proprio ieri il Fmi ha chiesto alla Fed di non accelerare il tapering per le tensioni che riguardano gli emergenti, che sono stati esortati ad adottare "politiche macroeconomiche credibili" e tassi di cambio flessibili, necessari a "sopravvivere alle turbolenze" che si trovano attualmente ad affrontare.
I listini sono migliorati sul finale grazie all'apertura in recupero di Wall Street e Piazza Affari è riuscita a chiudere le contrattazioni sui livelli di ieri sera (+0,07%). Nel resto del Vecchio continente Londra gira in positivo e segna +0,24% finale, Parigi spunta un +0,33% e solo Francoforte resta in rosso a -0,43%. Tra i singoli titoli milanesi ha ceduto terreno decisamente Mediaset dopo i recenti rialzi, mentre Salini Impregilo ha festeggiato la ripresa dei lavori per il Canale di Panama. Le tensioni sui mercati non hanno colpito, però, i titoli di Stato. La volatilità sugli emergenti, infatti, spinge i grandi investitori a scommettere sui Paese occidentali premiando Spagna e Italia che con rischi ridotti offrono ancora buoni rendimenti. Lo spread, la differenza di rendimento tra Btp e Bund a 10 anni sale solo leggermente oltre quota 195 punti, con i titoli italiani che rendono il 3,63%. L'euro chiude in calo poco sopra quota 1,37 dollari. La moneta unica passa di mano a 1,3711 dollari dopo aver toccato un minimo di 1,3685.
Wall Street, dopo le seduta in rosso di ieri, prova a rimbalzare spinta al rialzo dai dati sul settore manifatturiero, vicini ai massimi da 4 anni, e dall'acquisto di Whatsapp da parte di Facebook. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,58% a quota 16133,23; il Nasdaq è cresciuto dello 0,70% a 4267,55 punti. L'inflazione Usa di gennaio era molto attesa: i prezzi al consumo hanno registrato un +0,1%. Hanno deluso le attese i prezzi "core", che sono saliti dello 0,1% contro il +0,2% preventivato; l'inflazione annua è infine risultata dell'1,6%, il rialzo tendenziale più alto da luglio ma lontano dal 2% che la Fed pone come obiettivo ottimale. Le richieste di sussidi per la disoccupazione, invece, sono calate come da attese di 3mila unità a quota 336mila. Infine l'indice composito stimato dal Conference Board (il super-indice) a gennaio ha registrato un progresso dello 0,3% attestandosi a 99,5 punti. Il dato è inferiore alle attese degli analisti, che avevano messo in conto un rialzo dello 0,4%.
Sul fronte delle materie prime, mentre in Europa terminano gli scambi il petrolio è poco mosso a New York, dove le quotazioni perdono lo 0,1% a 103 dollari al barile. L'oro ad aprile segna un -0,4% a 1.315 dollari l'oncia.