Borse europee fiduciose in attesa del G20.
Il rendimento dei Btp sotto il 3,6 per cento
Raffaele Ricciardi, di RAFFAELE RICCIARDI
I listini si aspettano una presa di posizione nei confronti delle banche centrali, mentre la Fed continua la riduzione di stimoli per evitare il caos sui mercati emergenti. Milano stona a -0,3%. Tokyo strappa un guadagno vicino al 3% con il rafforzamento del dollaro. A Kiev preoccupa anche la situazione finanziaria, S&P declassa l'Ucraina. Mentre Renzi forma il governo il rendimento dei titoli decennali si porta a livelli del gennaio 2006
MILANO - Le Borse europee chiudono incerte nell'ultima seduta di settimana, dopo che le Piazze asiatiche hanno ben figurato sfruttando l'ottimismo di Wall Street e la fiducia nella decisione dei G20 di prendere una posizione forte nei confronti della volatilità dei mercati emergenti, che ha spaventato gli investitori a inizio anno. Secondo Bloomberg, nel comunicato finale dei Grandi riuniti a Sydney dovrebbe trovar posto il supporto all'azione delle banche centrali, e in particolare alla Federal Reserve che ha avviato il "tapering", la graduale riduzione degli stimoli straordinari. "Riconosciamo che la politica monetaria accomodante nelle economie avanzate deve essere normalizzata, in linea con una crescita più forte", si legge in una bozza. Ma d'altra parte trova spazio anche l'impegno a "sviluppare misure concrete per rafforzare significativamente la crescita globale".
In attesa di conoscere la posizione ufficiale dei leader del summit aust…
In attesa di conoscere la posizione ufficiale dei leader del summit aust…
MILANO - Le Borse europee chiudono incerte nell'ultima seduta di settimana, dopo che le Piazze asiatiche hanno ben figurato sfruttando l'ottimismo di Wall Street e la fiducia nella decisione dei G20 di prendere una posizione forte nei confronti della volatilità dei mercati emergenti, che ha spaventato gli investitori a inizio anno. Secondo Bloomberg, nel comunicato finale dei Grandi riuniti a Sydney dovrebbe trovar posto il supporto all'azione delle banche centrali, e in particolare alla Federal Reserve che ha avviato il "tapering", la graduale riduzione degli stimoli straordinari. "Riconosciamo che la politica monetaria accomodante nelle economie avanzate deve essere normalizzata, in linea con una crescita più forte", si legge in una bozza. Ma d'altra parte trova spazio anche l'impegno a "sviluppare misure concrete per rafforzare significativamente la crescita globale".
In attesa di conoscere la posizione ufficiale dei leader del summit australiano, passano in secondo piano i timori legati alla lentezza della crescita cinese riemersi ieri dopo la pubblicazione dei dati Pmi. L'indice Nikkei di Tokyo ha guardato piuttosto al rafforzamento del dollaro - che si avvia a chiudere la prima settimana in rialzo del mese - e ha trattato in netto rialzo: alla fine, rimbalzando dopo il rosso di ieri, il principale indice della Borsa nipponica ha guadagnato 416,49 punti a 14.865,67 (+2,88%). In un contesto positivo per l'area, si segnala la debolezza della Borsa di Shanghai che ha ceduto l'1,2%. L'euro chiude sopra 1,37 dollari, mentre il dollaro si rafforza sullo yen: la moneta europea passa di mano a 1,3724 dollari e il cambio dollaro/yen è a 102,75.
Anche la finanza si preoccupa invece della situazione in Ucraina, dove certo in questo momento le priorità sono di altra natura. Sta di fatto che l'agenzia di rating Standard & Poor's ha declassato il Paese dopo le violenze degli ultimi giorni, che rischiano di rimettere in causa l'aiuto finanziario russo e la solvibilità di Kiev. Il rating è sceso al livello "CCC", grado che corrisponde ad una situazione vicina al fallimento con prospettive negative, cioè un probabile ulteriore declassamento futuro.
In Italia Piazza Affari viaggia in altalena per chiudere in ribasso dello 0,3%. Restano invece in terreno positivo le altre Borse Ue: Londra chiude in rialzo dello 0,37% come Francoforte (+0,4%), mentre Parigi sale 0,59%. L'Ocse, ricordando come di consueto che la ripresa sarà lenta e fragile, ha invitato l'Italia a tagliare il cuneo fiscale e ad allargare la rete di protezione sociale. Riconoscendo i passi avanti di Roma, l'organizzazione parigina ha dedicato un capitolo delle sue osservazioni alla necessità di spostare le tutele dal posto di lavoro al reddito, anche riformando la contrattazione: sembra un assist al Job Act di Matteo Renzi, che è pure finito sul tavolo delle trattative tra il premier in pectore e il possibile vice, Angelino Alfano. Mentre l'ex sindaco di Firenze definisce la squadra di governo al Quirinale, chiamando Pier Carlo Padoan all'Economia, lo spread tra Btp e Bund tedeschi scende sotto quota 195 punti base e il rendimento dei titoli decennali italiani arriva a infrangere quota 3,6%, di nuovo ai livelli del gennaio 2006.
Wall Street, che ieri ha chiuso in rialzo nonostante la serie di dati macroeconomici non sia stata del tutto convincente, prova a consolidare i guadagni: mentre in Europa terminano gli scambi il Dow Jones e lo S&P 500 salgono dello 0,2%, mentre il Nasdaq avanza dello 0,3%. Dopo un primo andamento al riabasso, ieri Facebook ha invertito la rotta e guadagnato oltre due punti percentuali sulla notizia del maxi-shopping da 19 miliardi di dollari per assicurarsi i messaggi istantanei di WhatsApp.
Sull'agenda macroeconomica sono appuntati i dati sull'indice dei prezzi al consumo in Italia, che su base annua resta ferma allo 0,7%. In Gran Bretagna le vendite al dettaglio sono calate dell'1,5% mensile a gennaio, ma cresciute del 4,3% annuo. Negli Stati Uniti si guarda al comparto immobiliare, con l'andamento dei nuovi compromessi di case esistenti che scendono oltre le aspettative a gennaio: -5,1% ai minimi dal 2012. Quanto infine alle materie prime, alla chiusura dei mercati europei il contratto ad aprile del petrolio scivola dello 0,5% a 102,3 dollari al barile. L'oro con la stessa scadenza segna un +0,4% a 1.323 dollari l'oncia.
In attesa di conoscere la posizione ufficiale dei leader del summit australiano, passano in secondo piano i timori legati alla lentezza della crescita cinese riemersi ieri dopo la pubblicazione dei dati Pmi. L'indice Nikkei di Tokyo ha guardato piuttosto al rafforzamento del dollaro - che si avvia a chiudere la prima settimana in rialzo del mese - e ha trattato in netto rialzo: alla fine, rimbalzando dopo il rosso di ieri, il principale indice della Borsa nipponica ha guadagnato 416,49 punti a 14.865,67 (+2,88%). In un contesto positivo per l'area, si segnala la debolezza della Borsa di Shanghai che ha ceduto l'1,2%. L'euro chiude sopra 1,37 dollari, mentre il dollaro si rafforza sullo yen: la moneta europea passa di mano a 1,3724 dollari e il cambio dollaro/yen è a 102,75.
Anche la finanza si preoccupa invece della situazione in Ucraina, dove certo in questo momento le priorità sono di altra natura. Sta di fatto che l'agenzia di rating Standard & Poor's ha declassato il Paese dopo le violenze degli ultimi giorni, che rischiano di rimettere in causa l'aiuto finanziario russo e la solvibilità di Kiev. Il rating è sceso al livello "CCC", grado che corrisponde ad una situazione vicina al fallimento con prospettive negative, cioè un probabile ulteriore declassamento futuro.
In Italia Piazza Affari viaggia in altalena per chiudere in ribasso dello 0,3%. Restano invece in terreno positivo le altre Borse Ue: Londra chiude in rialzo dello 0,37% come Francoforte (+0,4%), mentre Parigi sale 0,59%. L'Ocse, ricordando come di consueto che la ripresa sarà lenta e fragile, ha invitato l'Italia a tagliare il cuneo fiscale e ad allargare la rete di protezione sociale. Riconoscendo i passi avanti di Roma, l'organizzazione parigina ha dedicato un capitolo delle sue osservazioni alla necessità di spostare le tutele dal posto di lavoro al reddito, anche riformando la contrattazione: sembra un assist al Job Act di Matteo Renzi, che è pure finito sul tavolo delle trattative tra il premier in pectore e il possibile vice, Angelino Alfano. Mentre l'ex sindaco di Firenze definisce la squadra di governo al Quirinale, chiamando Pier Carlo Padoan all'Economia, lo spread tra Btp e Bund tedeschi scende sotto quota 195 punti base e il rendimento dei titoli decennali italiani arriva a infrangere quota 3,6%, di nuovo ai livelli del gennaio 2006.
Wall Street, che ieri ha chiuso in rialzo nonostante la serie di dati macroeconomici non sia stata del tutto convincente, prova a consolidare i guadagni: mentre in Europa terminano gli scambi il Dow Jones e lo S&P 500 salgono dello 0,2%, mentre il Nasdaq avanza dello 0,3%. Dopo un primo andamento al riabasso, ieri Facebook ha invertito la rotta e guadagnato oltre due punti percentuali sulla notizia del maxi-shopping da 19 miliardi di dollari per assicurarsi i messaggi istantanei di WhatsApp.
Sull'agenda macroeconomica sono appuntati i dati sull'indice dei prezzi al consumo in Italia, che su base annua resta ferma allo 0,7%. In Gran Bretagna le vendite al dettaglio sono calate dell'1,5% mensile a gennaio, ma cresciute del 4,3% annuo. Negli Stati Uniti si guarda al comparto immobiliare, con l'andamento dei nuovi compromessi di case esistenti che scendono oltre le aspettative a gennaio: -5,1% ai minimi dal 2012. Quanto infine alle materie prime, alla chiusura dei mercati europei il contratto ad aprile del petrolio scivola dello 0,5% a 102,3 dollari al barile. L'oro con la stessa scadenza segna un +0,4% a 1.323 dollari l'oncia.