Economia

Visco e la crisi: "Padoan sa quel che si deve fare"

Il governatore della banca d'Italia spinge il governo: "Bisogna creare un clima favorevole alle imprese"
dal nostro inviato ELENA POLIDORI

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SYDNEY  - "Bisogna attuare le riforme già fatte. Bisogna creare un clima favorevole alle imprese. E comunque, come dice il commissario Olli Rehn, Pier Carlo Padoan sa quel che si deve fare. Viene dall'Ocse e proprio lui ha firmato il documento sulla crescita discusso qui a Sydney dal G20".  Si conoscono bene il responsabile della Banca d'Italia, Ignazio Visco e il nuovo ministro dell'economia. E soprattutto, ciascuno sa cosa pensa l'altro sui problemi-chiave dell'Italia che solo ora, a fatica, sta uscendo dalla recessione. E dunque: lavoro e riforme. O, come dice il governatore  "riforme e responsabilità".

Il problema di fondo è che ovunque  -  e da noi in modo particolare  -  la ripresa è "fragile e lenta" e in ogni caso  "non sufficiente per far crescere l'occupazione nell'immediato".  Secondo Visco,  che approfitta di una pausa del G20 per conversare con i giornalisti presenti a Sudney, è importante tenere presente che "l'occupazione è associata anche a nuove attività produttive e questo richiede che il processo di ristrutturazione delle imprese si completi".

Comunque, ancorché la svolta economica sia asfittica, quel Pil a più 0,7% quest'anno che prevede la Banca d'Italia (1% per il governo) "è pur sempre una ripresa".  L'obiettivo allora è stimolare questa crescita, rafforzarla. Il G20 si conclude proprio con l'impegno ad innalzare il Pil  globale di almeno un  2% aggiuntivo nei prossimi cinque anni. Il documento dell'Ocse e quindi di Padoan si focalizza su tre punti che secondo Visco servono ad una ripresa sostenibile:  "Aumentare la crescita potenziale attraverso le riforme strutturali, stimolare la domanda per ridurre la distanza tra prodotto effettivo e potenziale, assicurare la sostenibilità della crescita medesima". Questi interventi vanno "fatti insieme,  all'interno di un progetto organico" che dia modo di ridurre l'incertezza e incoraggiare gli investimenti.

Naturalmente anche la banca d'Italia ha "responsabilità specifiche" per aiutare il paese ad uscire dal tunnel. "Partecipiamo alla definizione di una politica monetaria più adeguata, capace di garantire la stabilità dei prezzi nelle due direzioni". In secondo luogo, attraverso la vigilanza "dobbiamo assicurare  la stabilità del sistema bancario".

Le banche: ecco un tema che gli sta molto a cuore e su cui i partner vogliono notizie. Visco ci tiene a ribadire che Via Nazionale, "ha cominciato a chiedere bilanci di buona qualità, ancora prima dell'unione bancaria". Vuole sottolineare che "gli aumenti di capitale si devono fare", non solo perché ce lo chiede l'Europa ma perché le aziende di credito che li hanno fatti "stanno meglio". E comunque erano e sono necessari a contrastare gli effetti di una doppia recessione, con un caduta del Pil attorno al 10%. Per questo, "il sistema ha retto".

Alcuni banchieri però ritengono eccessiva la severità della vigilanza, si lamentano di non essere abbastanza difesi in Europa. "Sono chiacchiere: Le banche dovrebbero invece essere solo grate a via Nazionale". Gli aumenti di capitale "vanno fatti";  "le sofferenze sono aumentate", quale che sia il metodo di calcolo. 

Visco vuole garantire "che le banche tornino a finanziare l'economia" e quindi la ripresa. Gli  istituti, oltre a rafforzarsi dal punto di vista patrimoniale, devono fare "la pulizia dei loro bilanci": "E' essenziale separare con chiarezza i crediti deteriorati dal resto delle attività". Una bad bank, allora? "Basta anche una divisione interna. L'importante è che il mercato sappia e che le stesse banche abbiano chiaro a chi prestare denaro e a chi no".