MILANO - Tassare i bot delle "signore anziane" porterebbe nelle casse dello Stato poco più di 400 milioni di euro. I titoli in mano ai grandi investitori riuscirebbero a fuggire all'imposta aggiuntiva, grazie a compravendite con sociatà lussemburghesi, o estere, e al modo con cui le grandi banche postano in bilancio Bot e Btp.
Il tema della tassazione delle rendite legate al possesso dei titoli di Stato è tornato prepotentemente alla ribalta dopo le dichiarazioni di Graziano Delrio, il sottosegretario di Matteo Renzi, che nel fine settimana ha aperto a un innalzamento delle aliquote. Oggi, i titoli di Stato in portafoglio a sottoscrittori retail vengono tassati molto favorevolmente al 12,5%, contro una media europea del 25% e il 20% delle altre rendite finanziarie. Quest'ultimo livello è stato adeguato dal gennaio del 2012, mentre prima anche dividendi & co. erano tassati al 12,5%.
La proposta di Delrio - peraltro già frenata dal premier Renzi - può porsi come importante segnale dal punto di vista dell'indirizzo politico, ma rischia di avere effetti distorsivi e di andare a colpire solamente le famiglie risparmiatrici. Il sottosegretario ha parlato di "togliere 25 o 30 euro" a una ipotetica signora anziana che "ha investito 100mila euro in Bot". Ciò lascia pensare che l'idea di Delrio sia adeguare anche le aliquote dei titoli di Stato a quelle delle rendite finanziarie, cioè al 20%. Secondo i dati di Bankitalia, in mano alle famiglie italiane ci sono 183miliardi di titoli di Stato su un totale di 1.735 miliardi di debito circolante (il totale supera i 2mila miliardi). E' la fetta di retail "puro", al netto di quanto potrebbero detenere tramite l'intermediazione di banche e fondi.
Le quote restanti sono in mano a istituzioni finanziarie (banche, assicurazioni e fondi) o operatori esteri. In questo caso, non c'è tassazione diretta dei rendimenti. Sono quelli che il gergo finanziario definisce "lordisti": visto che esercitano un'attività commerciale che fa del "maneggiare" i titoli una loro caratteristica, i relativi rendimenti non sono soggetti ad alcuna ritenuta ma concorrono, insieme agli altri elementi del reddito, alla formazione del reddito imponibile complessivo. E le grandi società finanziare, come hanno appurato alcune inchieste giudiziarie (vedi il caso Brontos di Milano) mettono in atto una serie di accorgimenti di bilancio per pagare meno imposte possibili. Senza contare poi che i grandi investitori istituzionali acquistano i titoli di Stato o con i veicoli esteri o in Lussemburgo, dove la tassazione è nettamente più favorevole.
Va specificato che il calcolo può essere fatto solo per approssimazione, visto che la base imponibile è molto fluida sia per la breve durata dei Bot (al massimo a scadenza annuale), che per la volatilità dei rendimenti. "Considerando che probabilmente i titoli in mano ai risparmiatori comuni sono stati sottoscritti in un periodo di rendimenti più alti, vista la passata instabilità, si può anche calcolare un rendimento medio del 3%", spiega un banchiere (il rendimento medio del debito italiano è attualmente del 2,83%). La semplificazione porta a dire che quella massa di 183 miliardi genera dunque 5,5 miliardi di interessi. Da questa cifra si dovrebbe ricavare un maggior gettito del 7,5%, ipotizzando di salire dal 12,5 al 20% di imposizione. Il conto è piuttosto magro: 410 milioni di euro. Ragione per cui un altro banchiere sottolinea quanto "sia auspicabile trasferire la tassazione dal reddito da lavoro alla rendita, ma per avere risultati tangibili ai fini del bilancio pubblico serve una revisione di tutte le rendite e non solo dei titoli di Stato". Per mettere più fieno in cascina e magari non prelevare solo dai risparmiatori comuni.
Che un'eventuale modifica delle tassazioni sui Bot non possa portare grandi benefici all'Erario è confermato anche da Maria Cannata, dirigente del Tesoro con la responsabilità della gestione del debito: "Avrebbe un impatto per il retail, che è una componente modesta dello stock dei titoli di Stato, e quindi gli effetti sarebbero modesti sul fronte del gettito". Diverso il discorso se si guarda sul lato della domanda: Cannata ha invitato a considerare che "il retail è sensibile su questi aspetti. Bisogna ricordare - ha aggiunto - che è stata anche aumentata la tassa sul dossier titoli". Come a dire, un nuovo balzello potrebbe scoraggiare le famiglie risparmiatrici.
Il tema della tassazione delle rendite legate al possesso dei titoli di Stato è tornato prepotentemente alla ribalta dopo le dichiarazioni di Graziano Delrio, il sottosegretario di Matteo Renzi, che nel fine settimana ha aperto a un innalzamento delle aliquote. Oggi, i titoli di Stato in portafoglio a sottoscrittori retail vengono tassati molto favorevolmente al 12,5%, contro una media europea del 25% e il 20% delle altre rendite finanziarie. Quest'ultimo livello è stato adeguato dal gennaio del 2012, mentre prima anche dividendi & co. erano tassati al 12,5%.
La proposta di Delrio - peraltro già frenata dal premier Renzi - può porsi come importante segnale dal punto di vista dell'indirizzo politico, ma rischia di avere effetti distorsivi e di andare a colpire solamente le famiglie risparmiatrici. Il sottosegretario ha parlato di "togliere 25 o 30 euro" a una ipotetica signora anziana che "ha investito 100mila euro in Bot". Ciò lascia pensare che l'idea di Delrio sia adeguare anche le aliquote dei titoli di Stato a quelle delle rendite finanziarie, cioè al 20%. Secondo i dati di Bankitalia, in mano alle famiglie italiane ci sono 183miliardi di titoli di Stato su un totale di 1.735 miliardi di debito circolante (il totale supera i 2mila miliardi). E' la fetta di retail "puro", al netto di quanto potrebbero detenere tramite l'intermediazione di banche e fondi.
Le quote restanti sono in mano a istituzioni finanziarie (banche, assicurazioni e fondi) o operatori esteri. In questo caso, non c'è tassazione diretta dei rendimenti. Sono quelli che il gergo finanziario definisce "lordisti": visto che esercitano un'attività commerciale che fa del "maneggiare" i titoli una loro caratteristica, i relativi rendimenti non sono soggetti ad alcuna ritenuta ma concorrono, insieme agli altri elementi del reddito, alla formazione del reddito imponibile complessivo. E le grandi società finanziare, come hanno appurato alcune inchieste giudiziarie (vedi il caso Brontos di Milano) mettono in atto una serie di accorgimenti di bilancio per pagare meno imposte possibili. Senza contare poi che i grandi investitori istituzionali acquistano i titoli di Stato o con i veicoli esteri o in Lussemburgo, dove la tassazione è nettamente più favorevole.
Va specificato che il calcolo può essere fatto solo per approssimazione, visto che la base imponibile è molto fluida sia per la breve durata dei Bot (al massimo a scadenza annuale), che per la volatilità dei rendimenti. "Considerando che probabilmente i titoli in mano ai risparmiatori comuni sono stati sottoscritti in un periodo di rendimenti più alti, vista la passata instabilità, si può anche calcolare un rendimento medio del 3%", spiega un banchiere (il rendimento medio del debito italiano è attualmente del 2,83%). La semplificazione porta a dire che quella massa di 183 miliardi genera dunque 5,5 miliardi di interessi. Da questa cifra si dovrebbe ricavare un maggior gettito del 7,5%, ipotizzando di salire dal 12,5 al 20% di imposizione. Il conto è piuttosto magro: 410 milioni di euro. Ragione per cui un altro banchiere sottolinea quanto "sia auspicabile trasferire la tassazione dal reddito da lavoro alla rendita, ma per avere risultati tangibili ai fini del bilancio pubblico serve una revisione di tutte le rendite e non solo dei titoli di Stato". Per mettere più fieno in cascina e magari non prelevare solo dai risparmiatori comuni.
Che un'eventuale modifica delle tassazioni sui Bot non possa portare grandi benefici all'Erario è confermato anche da Maria Cannata, dirigente del Tesoro con la responsabilità della gestione del debito: "Avrebbe un impatto per il retail, che è una componente modesta dello stock dei titoli di Stato, e quindi gli effetti sarebbero modesti sul fronte del gettito". Diverso il discorso se si guarda sul lato della domanda: Cannata ha invitato a considerare che "il retail è sensibile su questi aspetti. Bisogna ricordare - ha aggiunto - che è stata anche aumentata la tassa sul dossier titoli". Come a dire, un nuovo balzello potrebbe scoraggiare le famiglie risparmiatrici.