Economia

Padoan accelera sulla riforma del catasto: nel mirino le case degli italiani

Con il via libera alla delega fiscale il governo schiaccia l'acceleratore sull'aggiornamento dei valori delle case, per arrivare all'equità fiscale, ma servono almeno 4-5 anni e 12 milioni di euro. Cambieranno tutti i parametri di valutazione

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MILANO - Il rilancio dell'Italia passa per una maggiore equità fiscale. Una più corretta ripartizione degli oneri e delle imposte che non può più aspettare. Un'operazione a gettito invariato per le casse delle Stato, che passa da una nuova tassazione delle case, finite nel mirino del ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, sono finite le case. E in cima all'agenda di via XX settembre è tornata la riforma del Catasto con il via libera definitivo dal Parlamento alla delega fiscale.

La riforma giace in attesa di passi avanti da anni, nell'incapacità dei governi che si sono succeduti di dare impulso a un provvedimento capace di assegnare agli immobili una rendita reale e soprattutto di confrontarli tra loro. Ad allungare i tempi è anche la natura dell'operazione: si tratta, infatti, di attribuire una rendita catastale agli oltre 60 milioni di unità immobiliari registrati dalle statistiche catastali, tra cui 33 milioni di abitazioni. Un lavoro enorme che, tuttavia, alcuni esperti assicurano di aver già completato. Il valore patrimoniale medio dovrà essere stabilito sulla base del valore di mercato, espresso in metri quadrati e determinato con funzioni statistiche espresse in un calcolo matematico.

Cosa cambierà. Oggi le abitazioni sono valutate in vani: spazi che variano da 7 a 23 metri quadrati, ma che sono considerati tutti uguali. Il nuovo catasto, invece, dovrebbe considerare solo le superfici lorde esterne (compresi quindi i muri perimetrali) e quelle secondarie di pertinenza. In aggiunta vanno create microzone all'interno delle città, mentre per il momento un appartamento con vista mare, a parità di vani e condizioni, ha la stessa rendita di uno nell'entroterra.

Il problema resta legato soprattutto ai tempi: i quattro o cinque anni preventivati per l'operazione partiranno dal momento in cui il decreto legislativo verrà approvato, perché si tratta di effettuare migliaia di rilevazioni sul campo.