Economia

Dal calo degli interessi sul debito le risorse per il taglio del cuneo fiscale

Le tensioni sull'Italia si allentano: tra gennaio e febbraio risparmiati 700 milioni, a fine anno la spesa per minori interessi potrebbe calare di 5 miliardi che sommati a una riduzione del deficit di altri 5 miliardi coprirebbero il mancato gettito da tasse sul lavoro

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MILANO - Il primo regalo al governo Renzi arriva dall'emissione di nuovi titoli di Stato: solo tra gennaio e febbraio il costo del debito pubblico è sceso di 704 milioni con un risparmio che potrebbe arrivare a 3,2 miliardi per l'intero 2014. Risorse non ancora scontate dalla legge di Stabilità e che promettono di trasformarsi in un importante tesoretto. Ma per gli addetti ai lavori lo scenario potrebbe diventare ancora più roseo con l'innesco di un circolo virtuoso capace di rilanciare i consumi e aiutare la crescita, vero tallone d'Achille del Paese. Anche perché il governo quest'anno si appresta a collocare 450 miliardi di titoli (98 quelli venduti tra gennaio e febbraio): 400 a copertura dei debiti in scadenza, gli altri per il deficit di bilancio. Quest'ultimo nelle ultime stime è atteso in calo intorno ai 45 miliardi, con un risparmio di altri 5 miliardi. Numeri che sommati ai minori interessi servirebbero a coprire il taglio del cuneo fiscale da 10 miliardi.

Quello che sperava di fare il governo Letta che nel Def scriveva: "Nel 2013 abbiamo risparmiato 5 miliardi grazie al calo dei tassi, nel 2014 se il trend continuasse si produrrebbe un risparmio analogo non ancora scontato nelle legge di Stabilità". Insomma un vero regalo al governo Renzi.

"Nei primi due mesi dell'anno - dice Paolo Guida, vice presidente dell'Aiaf - il tasso d'interesse sulle nuove emissioni è calato di 70 punti base. Un calo di 100 punti vale 4,5 miliardi di euro l'anno, ma io sono convinto che ci sia spazio per fare ancora meglio. Ci sono grandi aspettative intorno al governo e una boccata d'ossigeno sul debito è destinata a far migliorare anche la situazione". Il vice presidente dell'Aiaf si spinge ancora più avanti: "A fine anno la diminuzione potrebbe arrivare a 110 punti, 5 miliardi di euro". E d'altra parte non c'è motivo per credere che il trend debba invertirsi. Certo sullo sfondo c'è la crisi Ucraina, ma l'Italia beneficia di un importante combinato disposto: da un lato la politica espansiva delle Bce, dall'alto l'afflusso di capitali dall'Asia. 

"La Bce non ha alcuna intenzione di cambiare il proprio indirizzo" dice Giulio Casuccio di Fondaco Sgr che aggiunge: "Finora Francoforte ha sterilizzato tutte le sue operazioni per evitare problemi con la Germania, ma adesso Draghi potrebbe decidere di essere più aggressivo per spingere sulla crescita invertendo la rotta rispetto a quello che stanno facendo la Fed negli Usa o la Banca centrale d'Inghilterra. Potrebbe tagliare il tasso sui depositi delle banche presso la Bce, costringendole a immettere liquidità sul mercato. E questo avrebbe un effetto importante sui tassi". Una situazione che aumenterebbe il beneficio per i Paesi periferici, dall'Italia alla Spagna: con un calo generalizzato dei rendimenti gli investitori andebbero a caccia di quei tassi aggiuntivi a bassio rischio che ancora offrono Roma e Madrid rispetto a Parigi o Berlino.

A questo si aggiunge il deflusso di capitali dall'Asia: "Gli ex Paesi emergenti restano volatili - dice Guida - e l'Europa preoccupa di meno. Anzi non è più un tema. E qui gli investitori si sentono al riparo". Sullo sfondo poi le promesse di riforme che piacciono ai mercati, dalla burocrazia al lavoro, e la garanzia di una rinnovata stabilità politica. "Basti pensare alla riforma del lavoro in Spagna - conclude Casuccio - ha portato investimenti esteri diretti e creato posti di lavoro".  Abbastanza perché la riduzione dello spread continui avvicinandosi a 150 punti e portando nelle casse dello Stato quei 10 miliardi necessari a tagliare il cuneo fiscale accelerando le riforme e la ripresa dei consumi.