Economia

Le donne guadagnano troppo poco:
rispetto a un uomo lavorano 59 giorni gratis

In Europa il differenziale retributivo di genere, cioè la differenza media tra lo stipendio orario di un uomo e di una donna, è del 16,4%. L'Italia fa meglio del resto dell'Unione, ma la situazione è in peggioramento

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MILANO - Il 28 febbraio è il 59esimo giorno dell'anno. Ed è il giorno perfetto per celebrare la "Giornata europea per la parità retributiva" tra uomini e donne. Già, perché da inizio anno ad oggi le donne hanno lavorato "a salario zero" rispetto a quanto abbia fatto un uomo. La rivistazione della statistica è mostruosa e porta alla luce lo sforzo necessario per riequilibrare la situazione. I dati della Commissione europea parlano chiaro: "Il differenziale retributivo di genere, cioè la differenza media tra la retribuzione oraria di uomini e donne nell'intera economia, è rimasto quasi immutato negli ultimi anni ed è ancora del 16% circa (attestandosi al 16,4%, come l'anno precedente)". Il 16% di un anno (365 giorni), sono appunto i 59 giorni trascorsi dal 1° gennaio ad oggi.

Le rilevazioni di Bruxelles mostrano per l'Italia una situazione migliore rispetto al resto del Vecchio Continente, con un divario retributivo di genere al 6,7 per cento. Grave però il fatto che si sia registrato un peggioramento negli ultimi anni, quelli della crisi economica, tanto che nel 2008 il divario era del 4,9%. Non bisogna poi dimenticare come l'Europa abbia già puntato il dito contro l'Italia, nelle ultime raccomandazioni specifiche destinate ai singoli Paesi, indicando che "la partecipazione delle donne al mercato del lavoro resta modesta e l’Italia presenta uno dei maggiori divari di genere nell’occupazione a livello di Unione Europea".

Le statistiche

Pubblicando l'ultima statistica, l'Unione europea conferma la stagnazione "dopo la lieve tendenza al ribasso degli ultimi anni rispetto al 17% e oltre degli anni precedenti. In Danimarca, nella Repubblica Ceca, in Austria, nei Paesi Bassi e a Cipro si registra una costante riduzione del divario, mentre altri Paesi (Polonia, Lituania) hanno invertito la tendenza al ribasso nel 2012. In alcuni paesi, come l'Ungheria, il Portogallo, l'Estonia, la Bulgaria, l'Irlanda e la Spagna, negli ultimi anni il differenziale retributivo di genere è aumentato".

Anche dove si è registrato un miglioramento, però, non c'è da cantare vittoria. La Commissione ricorda infatti che sono fattori particolari a determinare il livellamento dei salari, come l'aumento della percentuale di lavoratrici con un più elevato livello di istruzione e l'impatto della recession economica. Quest'ultima ha colpito maggiormente i settori a prevalente manodopera maschile, come l'edilizia e l'ingegneria. Elemento che porta Bruxelles a concludere che il lieve livellamento non è imputabile esclusivamente ad aumenti della retribuzione femminile o a un miglioramento delle condizioni di lavoro delle donne.

"La constatazione più amara è che il lievissimo livellamento cui assistiamo è in buona parte attribuibile a una diminuzione delle retribuzioni maschili, come conseguenza della crisi economica, più che a un aumento di quelle femminili”, spiega infatti Viviane Reding, Vicepresidente della Commissione europea e Commissaria per la Giustizia. "La parità retributiva per uno stesso lavoro è un principio sancito dai trattati dell’Unione ed è giunto il momento, dopo anni di inazione, di farla diventare una realtà per le donne in Europa. La Commissione europea sta attualmente preparando un’iniziativa volta a favorire il cambiamento, in modo che nel prossimo futuro non ci sia più bisogno di una giornata per la parità retributiva", assicura.