Economia

La lite a colpi di tweet fa tremare il Tesoro

Bufera negli uffici di via XX Settembre tra gli schiaffi della Ue e i tweet dell'ex ministro Saccomanni

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... E' bastata l'accusa del presidente del Consiglio Matteo Renzi al suo predecessore, e ormai aperto nemico, Enrico Letta di non averla raccontata giusta sui conti pubblici, a seguito dell'ennesimo schiaffo di Bruxelles all'Italia, che è arrivato il botto. Chiamato in causa, come massimo responsabile del bilancio dello Stato, l'ex direttore generale della Banca d'Italia e ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, ha rotto tradizioni e consuetudini: dal suo smatphone ha spedito cinque tweet (a Enrico Letta, ma erga omnes) per difendersi: commenti "immotivati e incomprensibili", quelle della Commissione sono solo stime, sul debito non considerano che abbiamo pagato i crediti delle aziende e che ci siamo sobbarcati i costi del salvataggio della Grecia. Non una parola a Renzi, ma non c'è dubbio che la polemica è indirizzata a Bruxelles, ma viene recapitata a Palazzo Chigi...

Certo nel prevedere una crescita dell'1 per cento si è peccato di ottimismo. Del resto lo ha detto due settimane fa anche la Corte dei Conti, che è pur sempre l'alta magistratura contabile dello Stato. Ma qualche attenuante c'è: solo a gennaio si è saputo che le stime dell'Fmi sul commercio internazionale erano più basse del previsto e che l'euro continuava a rafforzarsi. Con meno export come si fa a crescere? Forse l'errore è stato quello di attribuire all'operazione da 20 miliardi di pagamento dei debiti della pubblica amministrazione un effetto di crescita sul Pil di uno 0,7 per cento. Forse un po' troppo.

Sul debito invece nessuno è disposto a cedere all'accusa. Ma se è stata proprio Bruxelles a chiederci di pagare i conti alle aziende creditrici dello Stato e a darci il via libera sulla contabilizzazione? Altrimenti invece che al 132,8 per cento saremmo in discesa di due punti, rispetto al 2013, a quota 125,8 per cento del Pil. Ma i capi di accusa si moltiplicano: ad esempio l'aver ceduto al vento anti-austerità e aver rinviato il pareggio di bilancio al 2017. Certo si sono sempre quei 200 emendamenti passati in Parlamento che hanno gonfiato di 7,6 miliardi al legge di Stabilità. Ma il ricatto delle sentinelle delle tasse sull'Imu, costato 4 miliardi, dove lo mettiamo?