Comuni e Regioni, dai derivati perdite potenziali per 1 miliardo
di RAFFAELE RICCIARDIIn pancia agli enti locali ci sono 8,7 miliardi di contratti, in netto calo negli ultimi anni. Se venissero chiusi provocherebbero perdite per 922 milioni. Le più esposte sono le Region, con Piemonte e Campania in testa
MILANO - La decisione della Corte d'Appello di Milano di ribaltare la sentenza di primo grado e assolvere le banche - responsabili secondo i primi giudici di una truffa ai danni del Comune lombardo - rimette al centro del dibattito la presenza di contratti derivati in pancia agli Enti locali. Si tratta di contratti che valgono quasi 9 miliardi di euro (8.735 milioni al 31 dicembre 2013, secondo una recente rilevazione di Bankitalia), ma che potrebbero portare perdite per quasi 1 miliardo (922 milioni per la precisione) a Regioni, Province e Comuni.
L'ammontare complessivo di questa tipologia di contratti è sensibilmente calato nel corso degli ultimi anni. Palazzo Kock ne censiva un valore nozionale di quasi 27 miliardi alla fine del 2008, che risultava dimezzato a 13,5 miliardi dopo tre anni per poi scendere ulteriormente. Ma anche se il nozionale si è assottigliato notevolmente, le perdite potenziali non hanno seguito proporzionalmente quell'andamento. Basta considera…
L'ammontare complessivo di questa tipologia di contratti è sensibilmente calato nel corso degli ultimi anni. Palazzo Kock ne censiva un valore nozionale di quasi 27 miliardi alla fine del 2008, che risultava dimezzato a 13,5 miliardi dopo tre anni per poi scendere ulteriormente. Ma anche se il nozionale si è assottigliato notevolmente, le perdite potenziali non hanno seguito proporzionalmente quell'andamento. Basta considera…
MILANO - La decisione della Corte d'Appello di Milano di ribaltare la sentenza di primo grado e assolvere le banche - responsabili secondo i primi giudici di una truffa ai danni del Comune lombardo - rimette al centro del dibattito la presenza di contratti derivati in pancia agli Enti locali. Si tratta di contratti che valgono quasi 9 miliardi di euro (8.735 milioni al 31 dicembre 2013, secondo una recente rilevazione di Bankitalia), ma che potrebbero portare perdite per quasi 1 miliardo (922 milioni per la precisione) a Regioni, Province e Comuni.
L'ammontare complessivo di questa tipologia di contratti è sensibilmente calato nel corso degli ultimi anni. Palazzo Kock ne censiva un valore nozionale di quasi 27 miliardi alla fine del 2008, che risultava dimezzato a 13,5 miliardi dopo tre anni per poi scendere ulteriormente. Ma anche se il nozionale si è assottigliato notevolmente, le perdite potenziali non hanno seguito proporzionalmente quell'andamento. Basta considerare che nel 2008 il valore di mercato negativo ammontava a 1,1 miliardi, in crescita fino agli 1,5 miliardi del dicembre 2012 e quindi di nuovo in calo. Di contro, le posizioni per le quali gli Enti locali riuscirebbero a spuntarla nel confronto con le banche sono ben poche: il valore di mercato positivo - cioè i contratti per la cui chiusura gli istituti di credito dovrebbero girare denari alle casse pubbliche - si limita a 62 milioni.
Quel miliardo di valore di mercato negativo rappresenta il potenziale esborso che gli Enti locali dovrebbero sostenere qualora chiudessero il contratto. Un conteggio fatto in base al cosiddetto fair value, cioè il valore effettivo dello strumento finanziario. Le più esposte nel conteggio sono le Regioni: 11 amministrazioni che potrebbero registrare 472 milioni di perdite, tra le quali spiccano i 287 milioni e i 128 milioni della Campania. Ma sono ben 128 i Comuni coinvolti, che metterebbero insieme un buco di 319 milioni alla chiusura dei contratti al valore attuale. Seguono le Province, con 106 milioni e le altre amministrazioni con 25 milioni.
L'ammontare complessivo di questa tipologia di contratti è sensibilmente calato nel corso degli ultimi anni. Palazzo Kock ne censiva un valore nozionale di quasi 27 miliardi alla fine del 2008, che risultava dimezzato a 13,5 miliardi dopo tre anni per poi scendere ulteriormente. Ma anche se il nozionale si è assottigliato notevolmente, le perdite potenziali non hanno seguito proporzionalmente quell'andamento. Basta considerare che nel 2008 il valore di mercato negativo ammontava a 1,1 miliardi, in crescita fino agli 1,5 miliardi del dicembre 2012 e quindi di nuovo in calo. Di contro, le posizioni per le quali gli Enti locali riuscirebbero a spuntarla nel confronto con le banche sono ben poche: il valore di mercato positivo - cioè i contratti per la cui chiusura gli istituti di credito dovrebbero girare denari alle casse pubbliche - si limita a 62 milioni.
Quel miliardo di valore di mercato negativo rappresenta il potenziale esborso che gli Enti locali dovrebbero sostenere qualora chiudessero il contratto. Un conteggio fatto in base al cosiddetto fair value, cioè il valore effettivo dello strumento finanziario. Le più esposte nel conteggio sono le Regioni: 11 amministrazioni che potrebbero registrare 472 milioni di perdite, tra le quali spiccano i 287 milioni e i 128 milioni della Campania. Ma sono ben 128 i Comuni coinvolti, che metterebbero insieme un buco di 319 milioni alla chiusura dei contratti al valore attuale. Seguono le Province, con 106 milioni e le altre amministrazioni con 25 milioni.