Economia

La Germania risponde alla Ue: la spesa interna vola

Nel 2013 i consumi privati sono cresciuti a milleseicento miliardi di euro con un aumento del 2,5% sul 2012. Recepite le critiche di Bruxelles e del Fondo monetaria internazionale che chiedevano meno export e più attenzione alla domanda domestica

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BERLINO - Questa volta forse Bruxelles e il Fondo monetario internazionale saranno finalmente contenti e soddisfatti di noi, sembrano dirsi i tedeschi. Perché? Perché secondo gli ultimi dati sul consumo interno e quindi sulla domanda interna nella prima potenza europea, resi noti dall'istituto di statistica federale Destatis, la spesa privata è arrivata nel 2013 a 1,6 trilioni (un trilione equivale a mille miliardi). E' un aumento della domanda interna del 2,5 per cento rispetto all'anno precedente, quindi un tasso superiore alla crescita economica del prodotto interno lordo tedesco sempre l'anno scorso, e un aumento della spesa privata che rispetto al 2000 è di addirittura quasi un terzo di più.

Come è noto la Commissione europea, il Fmi, e i partner più deboli nella Ue, e anzi la stessa amministrazione Obama, rimproverano alla Germania di squilibrare in modo pericoloso l'economia mondiale con il contrasto tra il suo crescente export e la debole domanda interna, quindi con uno scarso sostegno alle chances di export dei paesi come Francia o Italia per esempio. A Berlino il governo prima ha fatto orecchie da mercante, poi nelle ultime settimane - specie da parte della Spd, socialdemocrazia, l'alleato di sinistra della Cancelliera Angela Merkel nella grosse Koalition - ha cominciato ad ammettere che nelle critiche c'erano elementi fondati.

Adesso comunque tocca forse a tutti noi altri europei rivedere un po' il giudizio sulla Germania. Certo, "pesante", assertiva, imperiale lo è. Ma alla luce di questi numeri non si può dire che non stia facendo nulla. La domanda interna si sta irrobustendo nella Repubblica federale, spinta soprattutto dai generosi aumenti di salari e retribuzioni già più alte (soprattutto nell'industria) di quelle francesi o italiane. La spesa delle famiglie è cresciuta del 19 per cento per i regali di Natale, e il ricorso ai crediti al consumo è aumentato del 33 per cento in Germania, sempre prendendo ovviamente il 2013 a confronto col 2012. Resta frenata è la dinamica della spesa pubblica, ma è inevitabile: ovvio che il paese che predica rigore a tutti gli altri cerchi di non dare più il cattivo esempio (come fece il cancelliere socialdemocratico Schroeder sforando e violando i criteri di Maastricht e del Patto di stabilità in tacita intesa con la Francia di Chirac) e il ministro delle Finanze federale, Wolfgang Schaeuble, vuole addirittura arrivare ad abolire ogni nuovo indebitamento pubblico dal 2015 o al più tardi dalla fine del 2015.

In ogni caso, la domanda interna tedesca cresce. Tempo di approfittarne. Il problema è che i tedeschi, acquistando beni di consumo come scegliendo i luoghi di vacanze, fanno attenzione alla qualità. Ad esempio, già non è facile essere nel comparto auto al livello qualitativo della produzione made in Germany. Comunque alti dirigenti Volkswagen ci dissero l'anno scorso che per loro i rivali più temibili, proprio per l'alta qualità e le avanzate tecnologie contenute nelle auto da loro prodotte, sono i coreani. Non è colpa di Angela Merkel, né di Bmw, gruppo Volkswagen o Mercedes se gli altri europei non sanno inseguire gli infaticabili asiatici nella rincorsa e sfida al made in Germany, ammettiamolo.