BRUXELLES - Dopo una lunga indagine, il Parlamento europeo ha approvato due rapporti piuttosto critici sull'operato della Troika nei Paesi che hanno usufruito dei prestiti europei forniti dal Fondo salva stati (Grecia, Irlanda, Portogallo e Cipro). La Troika è composta da rappresentanti della Commissione, della Banca centrale europea e del Fondo Monetario internazionale ed ha il compito di definire con ciascun governo interessato quali sono le riforme e le misure di bilancio che deve adottare come condizione per ricevere i finanziamenti europei che consentano di evitare la bancarotta.
Il rapporto riconosce che la Troika si è trovata ad affrontare difficoltà "immense" e che, nonostante tutto, è riuscita a portare a termine il suo compito principale, che era quello di evitare un "default" incontrollato dei Paesi assistiti. Tuttavia il Parlamento muove una serie di rilievi al funzionamento di questo organismo, improvvisato dal Consiglio dei ministri Ecofin sotto la pressione dell'emergenza dettata dalla crisi. Mancanza di trasparenza, "distribuzione non equilibrata delle responsabilità" all'interno della Troika stessa, "mandati negoziali differenti e strutture decisionali con diversi livelli di responsabilità", infine mancanza di un reale controllo democratico sull'operato. Tutto questo ha fatto sì che le istituzioni comunitarie siano diventate "il capro espiatorio" per gli effetti negativi delle riforme imposte, mentre, secondo il Parlamento, la responsabilità primaria sarebbe da attribuire ai ministri dell'economia riuniti nel consiglio Ecofin. Sono loro, infatti, condizionati dalla Germania, che hanno scelto la strada del rigore e dei costi sociali che questo evidentemente comporta.
E gli effetti delle misure imposte dalla Troika nei Paesi assistiti sono state pesanti: aumento della disoccupazione, aumento del livello di povertà, incremento dei fallimenti delle piccole imprese. Tutto ciò "ha messo in pericolo gli obiettivi sociali dell'Unione europea", conclude il Parlamento, forse trascurando il fatto che simili conseguenze sono il portato della crisi e che si sono registrate anche in Paesi, come la Spagna e l'Italia, non sottoposti al controllo della Troika.
Per il futuro immediato, i due rapporti suggeriscono di dare maggiore trasparenza e maggiore chiarezza al mandato della Troika. Ma sul medio termine, la proposta è di rendere "facoltativa" la partecipazione del Fondo monetario internazionale, di ridurre la Bce a un ruolo di "osservatore silenzioso", e di trasferire la responsabilità politica della gestione delle crisi nazionali alla Commissione, che dovrebbe trasformarsi in una specie di "Fondo monetario europeo".
Il rapporto riconosce che la Troika si è trovata ad affrontare difficoltà "immense" e che, nonostante tutto, è riuscita a portare a termine il suo compito principale, che era quello di evitare un "default" incontrollato dei Paesi assistiti. Tuttavia il Parlamento muove una serie di rilievi al funzionamento di questo organismo, improvvisato dal Consiglio dei ministri Ecofin sotto la pressione dell'emergenza dettata dalla crisi. Mancanza di trasparenza, "distribuzione non equilibrata delle responsabilità" all'interno della Troika stessa, "mandati negoziali differenti e strutture decisionali con diversi livelli di responsabilità", infine mancanza di un reale controllo democratico sull'operato. Tutto questo ha fatto sì che le istituzioni comunitarie siano diventate "il capro espiatorio" per gli effetti negativi delle riforme imposte, mentre, secondo il Parlamento, la responsabilità primaria sarebbe da attribuire ai ministri dell'economia riuniti nel consiglio Ecofin. Sono loro, infatti, condizionati dalla Germania, che hanno scelto la strada del rigore e dei costi sociali che questo evidentemente comporta.
E gli effetti delle misure imposte dalla Troika nei Paesi assistiti sono state pesanti: aumento della disoccupazione, aumento del livello di povertà, incremento dei fallimenti delle piccole imprese. Tutto ciò "ha messo in pericolo gli obiettivi sociali dell'Unione europea", conclude il Parlamento, forse trascurando il fatto che simili conseguenze sono il portato della crisi e che si sono registrate anche in Paesi, come la Spagna e l'Italia, non sottoposti al controllo della Troika.
Per il futuro immediato, i due rapporti suggeriscono di dare maggiore trasparenza e maggiore chiarezza al mandato della Troika. Ma sul medio termine, la proposta è di rendere "facoltativa" la partecipazione del Fondo monetario internazionale, di ridurre la Bce a un ruolo di "osservatore silenzioso", e di trasferire la responsabilità politica della gestione delle crisi nazionali alla Commissione, che dovrebbe trasformarsi in una specie di "Fondo monetario europeo".