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Il voto in Crimea spaventa i mercati Ue.
Milano chiude a -1,2%, Wall Street sale

Domenica si tiene il referendum sull'indipendenza della penisola ucraina: per gli Stati Uniti è illegittimo. Continuano gli scontri in piazza: ieri due morti. L'occidente minaccia sanzioni verso la Russia che conferma l'appoggio ai secessionisti. Vendite in tutto il mondo, ma i mercati Ue recuperano con Wall Street. Pesante Tokyo che sconta il rallentamento dell'industria giapponese
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MILANO - Seduta difficile per le Borse del Vecchio continente, condizionate dalle tensioni in Crimea tra Ucraina e Russia (liveblog) e solo in parte in recupero grazie al mercato Usa. Domenica nella penisola si vota per il referendum sull'indipendenza da Kiev, mentre nelle strade continuano gli scontri: ieri sono morte due persone. Per gli Stati Uniti il voto è illegittimo, mentre Mosca sostiene gli indipendentisti filo russi come l'ex presidente decaduto. L'Occidente minaccia sanzioni contro la Russia e se Putin prosegue per la sua strada senza timori, i mercati crollano: la Borsa di Mosca perde oltre il 5% prima di ridurre il rosso allo 0,9%. Ad alimentare i timori degli investitori anche i dati macroeconomici in arrivo dal Giappone: la produzione industriale è stata rivista al ribasso a +3,8% (da +4%) su base mensile a gennaio su base destagionalizzata e +10,3% (da +10,6%) tendenziale grezzo.

Abbastanza per mettere sotto pressione le Borse del Vecchio continente, gi&a…
MILANO - Seduta difficile per le Borse del Vecchio continente, condizionate dalle tensioni in Crimea tra Ucraina e Russia (liveblog) e solo in parte in recupero grazie al mercato Usa. Domenica nella penisola si vota per il referendum sull'indipendenza da Kiev, mentre nelle strade continuano gli scontri: ieri sono morte due persone. Per gli Stati Uniti il voto è illegittimo, mentre Mosca sostiene gli indipendentisti filo russi come l'ex presidente decaduto. L'Occidente minaccia sanzioni contro la Russia e se Putin prosegue per la sua strada senza timori, i mercati crollano: la Borsa di Mosca perde oltre il 5% prima di ridurre il rosso allo 0,9%. Ad alimentare i timori degli investitori anche i dati macroeconomici in arrivo dal Giappone: la produzione industriale è stata rivista al ribasso a +3,8% (da +4%) su base mensile a gennaio su base destagionalizzata e +10,3% (da +10,6%) tendenziale grezzo.

Abbastanza per mettere sotto pressione le Borse del Vecchio continente, già provate dalla difficile seduta di ieri. A Milano, Piazza Affari chiude in ribasso dell'1,19%; torna in positivo Mps, in luce durante la mattinata in scia alle voci di interesse da parte di fondi Usa e per la promozione degli analisti del Crédit Suisse. Un altro report, questa volta di BofA, ha sostenuto le quotazioni della Popolare di Milano, che poi ha invertito rotta. Poco mosso, invece, lo spread: la differenza di rendimento tra Btp e Bund a 10 anni è in leggero calo in area 185 punti base, con i titoli di Stato italiani che rendono il 3,4%. A sostenere le quotazioni del debito nostrano sono gli impegni del governo Renzi a tagliare le tasse e rilanciare il lavoro. Contrastate le chiusure nel resto del Vecchio continente, con variazioni più contenute: Londra cede lo 0,3%, Parigi lo 0,7%, mentre Francoforte vira in positivo e avanza dello 0,55%. L'euro, dopo la frenata di ieri, chiude in lieve calo per l'euro ma sempre sopra quota 1,39 dollari: la moneta unica passa di mano a 1,3917 dollari mentre perde di più nei confronti della valuta giapponese a 141,22 yen.

Negli Stati Uniti l'indice sulla fiducia dei consumatori calcolato dall'università del Michigan è calato a sorpresa in marzo, a 79,9 punti dagli 81,6 di febbraio. Gli analisti si attendevano un miglioramento a quota 81,9 punti. Nel dettaglio, il sottindice sulla situazione corrente si è attestato a 96,1 punti e quello sulle aspettative a 69,4. In flessione anche i prezzi alla produzione che hanno fatto segnare una flessione dello 0,1% in febbraio, con un -0,2% per la produzione "core". Alla chiusura dei mercati europei Wall Street si muove poco sopra la parità: il Dow Jones avanza dello 0,1%, come il Nasdaq e l'S&P 500.

Intanto, Eurostat certifica il primo effetto positivo della ripresa sull'occupazione europea: nel quarto trimestre 2013 gli occupati sono aumentati dello 0,1% sia nell'Europa a 18 che nell'Ue a 28 (nel periodo precedente, era stato rispettivamente stabile e in aumento dello 0,1%), mentre resta negativo il dato annuale (-0,5% nell'Eurozona, -0,1% nell'Ue). Per quanto riguarda l'intero 2013, l'occupazione è scesa rispettivamente dello 0,9% e dello 0,4% (nel 2012, il calo era stato dello 0,7% e dello 0,2%). In Italia la flessione nel quarto trimestre 2013 è ancora marcata, con un calo degli occupati pari allo 0,5% rispetto al terzo trimestre e al 2% rispetto al corrispondente periodo del 2012. Sempre sul Belpaese è arrivata la conferma delle stime da parte dell'agenzia di rating Fitch: il Pil crescerà solo dello 0,6% nel 2014.

In mattinata, intanto, la Borsa di Tokyo ha chiuso in forte ribasso: -3,3%, con gli investitori turbati dal rallentamento dell'economia, che segue la frenata della produzione industriale cinese, e dalle tensioni in Ucraina. Sul fronte delle materie prime il petrolio registra un leggero recupero in concomitanza con la chiusura degli scambi in Europa: il Wti quota a 98,5 dollari e il Brent a 108 dollari. Anche l'oro è in rialzo a 1.377 dollari, con un progresso dello 0,3% circa.