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Ucraina, l'Occidente studia le sanzioni contro la Russia: dal blocco dei conti alle forniture di macchinari

Le tensioni tra Mosca e Kiev non diminuiscono in vista del referendum sull'indipendenza della Crimea. Stati Uniti ed Unione europea studiano una serie di provvedimenti in grado di colpire l'economia del Cremlino, senza danneggiare il Vecchio continente. L'export verso la Russa ammonta all'11% del totale Ue, che invece vale il 50% delle vendite all'estero dell'ex Urss
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BERLINO - Quali sanzioni possono essere efficaci per fermare Putin? Le sanzioni sarebbero utili o no? E a chi farebbero più male, a noi o a loro? Falliti i colloqui tra il Segretario di Stato Usa, John Kerry e il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, governi e mercati si pongono queste domande, in attesa del lunedì della riapertura delle piazze d'affari e soprattutto del lunedì scadenza annunciata della possibile decisione di nuove sanzioni da parte dell'Unione europea e del resto del mondo libero. E già ragioniamo tutti in termini di "noi" e "loro", come ai tempi della guerra fredda. Vediamo alcuni dati della situazione e alcune possibili sanzioni, "nostre" contro di "loro", e "loro" contro di noi, e i loro effetti.

Quanto vale l'economia russa, e quanto conta nel nostro commercio estero. La Russia di Putin è ancora una grande potenza militare - sebbene le sue forze armate abbiano seri problemi …
BERLINO - Quali sanzioni possono essere efficaci per fermare Putin? Le sanzioni sarebbero utili o no? E a chi farebbero più male, a noi o a loro? Falliti i colloqui tra il Segretario di Stato Usa, John Kerry e il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, governi e mercati si pongono queste domande, in attesa del lunedì della riapertura delle piazze d'affari e soprattutto del lunedì scadenza annunciata della possibile decisione di nuove sanzioni da parte dell'Unione europea e del resto del mondo libero. E già ragioniamo tutti in termini di "noi" e "loro", come ai tempi della guerra fredda. Vediamo alcuni dati della situazione e alcune possibili sanzioni, "nostre" contro di "loro", e "loro" contro di noi, e i loro effetti.

Quanto vale l'economia russa, e quanto conta nel nostro commercio estero. La Russia di Putin è ancora una grande potenza militare - sebbene le sue forze armate abbiano seri problemi di efficienza e siano ormai meno moderne di quelle cinesi - ma non è un big troppo temibile o indispensabile nell'economia mondiale. Il prodotto interno russo, con una crescita modesta negli ultimi anni, ammonta a 2015 migliaia di miliardi di dollari, insomma una dimensione tra Olanda e Italia. A confronto, il Pil tedesco è di 3,4 migliaia di miliardi di dollari, quello brasiliano di 2253 migliaia miliardi di dollari. (Fonte Banca mondiale). L'export della Ue verso la Russia ammonta a circa l'11 per cento del totale, mentre l'export russo verso la Ue è sul 50 per cento del totale. Altra cifra di paragone: l'interscambio polacco-tedesco vale più di quello tedesco-russo.

I conti in rosso del Cremlino.
Il debito estero russo cresce senza sosta. Dal 10,5 per cento del pil nel 2012 è più che raddoppiato al 22 per cento attuale. Cifra sostenibile ma appunto in velocissimo aumento. In cifre, sono 732 miliardi di dollari secondo la Banca centrale russa.

Cosa esporta la Russia. Soprattutto gas e petrolio, e altre materie prime, come un paese in via di sviluppo. L'export energetico assicura oltre il 60 per cento delle entrate dell'economia russa. L'export di gas è vitale nella strategia russa per il finanziamento e la copertura dei conti sovrani e del debito estero. L'export di manufatti, a parte le armi, è molto meno importante di quanto ad esempio non lo sia per il Brasile, terzo produttore mondiale di aerei civili. Per non parlare della Cina, o di economie del centro-est Europa reindustrializzate dopo la fine del comunismo come Polonia, Repubblica cèca, Slovacchia, Ungheria.

La nostra dipendenza dalle forniture energetiche russe.
In media, per la Ue le forniture di gas russo sono sul 30 per cento del totale. La cifra è più alta (35 per cento circa) per la Germania, e ancora superiore per i paesi della Ue liberatisi dall'occupazione e dal dominio coloniale russo solo dall'89 o subito dopo, a seguito della rivoluzione polacca, della caduta del Muro di Berlino, delle svolte di Gorbaciov e della fine dell'Urss. Per la Polonia, la più grossa e dinamica economia dell'est del Centro europa, è il 70 per cento, per la Bulgaria il 100 per cento. Non a caso, dopo un consulto dei ministri degli Esteri del gruppo di Visegrad (Polonia, Repubblica cèca, Slovacchia, Ungheria) a Budapest giovedì scorso, il capo della diplomazia ungherese, Jànos Martonyi, ha sottolineato che il centro-est Europa soffrirebbe in modo particolare di nuove sanzioni ue contro la Russia, pur assicurando la solidarietà del gruppo Visegrad.

Il rischio di un blocco o riduzione delle forniture di gas. Al momento le scorte, soprattutto tedesche, sono abbondanti, e sul mercato mondiale c'è un eccesso di offerta di gas rispetto alla domanda. Inoltre esistono fornitori alternativi: nell'immediato Norvegia, Olanda, Algeria, poi Qatar. Ma a medio-lungo termine sarebbe opportuno, per ragioni strategiche di sicurezza energetica, macroeconomica e geopolitica, diversificare le fonti d'energia. E questo processo richiederebbe anni, probabilmente fino al 2020, finché l'Europa disporrà di un numero sufficiente di terminali portuali per ricevere gas liquido (lng) e gas americano, finché l'espansione delle energie rinnovabili sarà accelerata ed effettiva, finché lo sfruttamento dei probabili giacimenti di gas di scisto in Polonia e altrove possa cominciare. Un eccesso di produzione di energie rinnovabili, dice la professoressa Claudia Kemfert, esperta e consulente tedesca, renderebbe possibile persino la produzione domestica di gas, ma nel corso di decenni.

Quali sanzioni possono essere efficaci.

a) Si può cominciare con il blocco di conti e proprietà degli oligarchi legati alla politica di Putin e delle loro aziende. Può far male, infatti stamane il Financial Times riferisce del veloce transfer di capitali russi via da Londra e da altre piazze occidentali già in corso.

b)Restrizioni della concessione di visti alle stesse persone o a personalità chiave dell'establishment putiniano. Idem, può far male, negare loro contatti d'affari e viaggi per shopping nel mondo libero.

c) Negoziati più duri sul debito estero e sul finanziamento di progetti industriali da parte delle banche del mondo libero. Può fare impressione, ma occorre ovviamente la volontà politica di affrontarne le conseguenze, cioè un rallentamento forte degli affari di gruppi industriali europei con la Russia. Senza dimenticare comunque che in settori chiave come l'auto il mercato russo è già debole, non ha assolutamente per i big dell'auto europei il ruolo che hanno Cina, le Americhe, o il centro-est europeo.

d) Nel peggior scenario possibile, sanzioni molto più drastiche in caso di un'escalation grave della crisi.

e) Restaurare le cosiddette liste Cocom, cioè le liste Nato che durante i decenni della guerra fredda elencavano prodotti a tecnologie alte, 'sensibili', suscettibili di uso militari, prodotti per cui vigeva un embargo totale o parziale delle vendite
all'Urss e ai suoi satelliti. Sarebbe un colpo pesantissimo per il debole settore industriale dell'economia russa.

f) Mettere in forse le forniture di macchinari industriali europei ad alto contenuto tecnologico. Anche questo creerebbe problemi a Mosca, ma ne risentirebbero le conseguenze soprattutto i principali produttori di macchinari industriali nella Ue, cioè Germania e Italia.

g) Mettere in forse assistenza tecnica e manutenzione e forniture di parti di ricambio per l'aviazione civile. Avrebbe conseguenze devastanti per la Russia: Aeroflot, Transaero, S7 e le altre compagnie aeree russe utilizzano soprattutto aerei prodotti da Airbus industrie e da Boeing, la produzione nazionale già arretrata e poco sicura ai tempi sovietici è in gravissima crisi. In altre parole, i russi rischierebbero di non volare. Un discorso analogo coinvolgerebbe le ferrovie russe (RZD) in caso di limiti alle forniture e all'assistenza da parte dei maggiori fornitori occidentali, a cominciare da Siemens (alta velocità, locomotive passeggeri e merci).

h) Limiti al commercio chimico e farmaceutico. Sarebbe una misura estrema, crudele, estremamente dubbia e criticabile al livello etico. Avrebbe conseguenze pesanti per il sistema sanitario russo che già versa in condizioni critiche.

La Russia dunque è vulnerabile a sanzioni occidentali, almeno quanto lo siamo noi europei a limiti delle sue forniture energetiche. Non va però trascurato che misure di embargo pesante e mirato occidentale contro la Russia, come quelle elencate qui sopra, avrebbero dure conseguenze politiche nell'elaborazione della strategia di Putin e del suo gruppo, e anche pesanti conseguenze sociali, fino a forti, imprevedibili tensioni sociali e politiche nell'intera federazione russa, le cui onde d'urto potrebbero non restare circoscritti nei confini del paese.