ROMA - Sono sempre più esposte alle difficoltà improvvise: una malattia, una riduzione dell'orario di lavoro può portare la stragrande maggioranza delle famiglie italiane a non poter più pagare le bollette, o l'affitto, o la rata del mutuo, ma persino a non poter far fronte alle spese quotidiani, dal cibo all'abbigliamento. Secondo l'Osservatorio sulla vulnerabilità economica delle famiglie del Forum Ania-Consumatori, realizzato in collaborazione con l'Università degli Studi di Milano, nel 2013 c'è stato un deciso peggioramento. La vulnerabilità economica delle famiglie cresce infatti del 17 per cento: su un valore da 0 a 10, l'indice passa dal valore medio di 2,70 rilevato nel 2010 al 3,16 del 2013. Significa che le famiglie sotto il valore 1, quelle in grado di far quadrare il bilancio anche a fronte di eventi eccezionali, sono appena il 5,5 per cento; il rimanente 94,5 per cento è da considerarsi in quale modo vulnerabile.
Lo "choc", l'evento imprevisto più temuto, e quello che più regolarmente si verifica, è la perdita del posto di lavoro. I capifamiglia che dichiarano di essere diventati disoccupati negli ultimi 12 mesi sono il 18 per cento degli intervistati (erano il 12 per cento nella precedente rilevazione). Ma ci sono anche coloro hanno subito una riduzione dell'orario di lavoro, pari al 25,8 per cento, contro il 21,2 per cento della precedente rilevazione. Altri eventi esterni non prevedibili che determinano riduzioni del reddito e aumenti di spesa sono, secondo gli intervistati, separazioni, divorzi, malattie e incidenti.
Il 10 per cento delle famiglie italiane, secondo l'indagine, versa in uno stato di grave crisi economica (indice superiore a 7,5), tanto che per arrivare alla fine del mese, tutti i mesi, "deve ricorrere a prestiti o aiuti". Ma anche chi non si trova in una situazione così grave sperimenta sempre più spesso situazioni di difficoltà temporanea: il 17,7 per cento del campione - costituito da 2012 famiglie, rappresentativo dell'universo italiano - si è trovato almeno una volta, nei 12 mesi precedenti l'intervista, in difficoltà per fare la spesa, il 29,1 per cento in difficoltà per comprare vestiti, il 31,2 per cento per pagare le bollette, il 40,7 per cento per pagare l'affitto, il 25,6 per cento per le rate del mutuo e il 25,8 per cento per saldare altri tipi di prestiti.
Il 26 per cento non sarebbe in grado di far fronte a una spesa imprevista di 700 euro: nel 2010 la percentuale era al 20. E le politiche di sostegno al reddito non arrivano a destinazione: nel 2013 dichiara di averne beneficiato solo il 13,1 per cento, l'86,3 per cento non ha ricevuto alcun aiuto, gli altri hanno ricevuto sostegno privato o da enti religiosi. Ma le difficoltà si riflettono anche sulla spesa quotidiana, a cominciare dal cibo. Il 62,3 per cento delle famiglie ha ridotto la quantità e la qualità dei prodotti acquistati nel 2012, nel 2011 era il 53,6 per cento. Tagli pesanti anche sulle cure sanitarie: quasi il 40 per cento dichiara di aver dovuto rinunciare a trattamenti o visite specialistiche necessarie negli ultimi 12 mesi.
"La capacità degli italiani di proteggere il proprio tenore di vita è in flessione - commenta Silvano Andriani, presidente del Forum Ania-Consumatori - e sarà in futuro ancora minore. La crisi economico-finanziaria e i suoi riflessi negativi sull'occupazione hanno ampiamente contribuito ad accrescere la vulnerabilità e a portare a un impoverimento materiale di ampie fasce di cittadinanza".
Lo "choc", l'evento imprevisto più temuto, e quello che più regolarmente si verifica, è la perdita del posto di lavoro. I capifamiglia che dichiarano di essere diventati disoccupati negli ultimi 12 mesi sono il 18 per cento degli intervistati (erano il 12 per cento nella precedente rilevazione). Ma ci sono anche coloro hanno subito una riduzione dell'orario di lavoro, pari al 25,8 per cento, contro il 21,2 per cento della precedente rilevazione. Altri eventi esterni non prevedibili che determinano riduzioni del reddito e aumenti di spesa sono, secondo gli intervistati, separazioni, divorzi, malattie e incidenti.
Il 10 per cento delle famiglie italiane, secondo l'indagine, versa in uno stato di grave crisi economica (indice superiore a 7,5), tanto che per arrivare alla fine del mese, tutti i mesi, "deve ricorrere a prestiti o aiuti". Ma anche chi non si trova in una situazione così grave sperimenta sempre più spesso situazioni di difficoltà temporanea: il 17,7 per cento del campione - costituito da 2012 famiglie, rappresentativo dell'universo italiano - si è trovato almeno una volta, nei 12 mesi precedenti l'intervista, in difficoltà per fare la spesa, il 29,1 per cento in difficoltà per comprare vestiti, il 31,2 per cento per pagare le bollette, il 40,7 per cento per pagare l'affitto, il 25,6 per cento per le rate del mutuo e il 25,8 per cento per saldare altri tipi di prestiti.
Il 26 per cento non sarebbe in grado di far fronte a una spesa imprevista di 700 euro: nel 2010 la percentuale era al 20. E le politiche di sostegno al reddito non arrivano a destinazione: nel 2013 dichiara di averne beneficiato solo il 13,1 per cento, l'86,3 per cento non ha ricevuto alcun aiuto, gli altri hanno ricevuto sostegno privato o da enti religiosi. Ma le difficoltà si riflettono anche sulla spesa quotidiana, a cominciare dal cibo. Il 62,3 per cento delle famiglie ha ridotto la quantità e la qualità dei prodotti acquistati nel 2012, nel 2011 era il 53,6 per cento. Tagli pesanti anche sulle cure sanitarie: quasi il 40 per cento dichiara di aver dovuto rinunciare a trattamenti o visite specialistiche necessarie negli ultimi 12 mesi.
"La capacità degli italiani di proteggere il proprio tenore di vita è in flessione - commenta Silvano Andriani, presidente del Forum Ania-Consumatori - e sarà in futuro ancora minore. La crisi economico-finanziaria e i suoi riflessi negativi sull'occupazione hanno ampiamente contribuito ad accrescere la vulnerabilità e a portare a un impoverimento materiale di ampie fasce di cittadinanza".