Economia

A Rosneft il nuovo bond dei record:
studia maxi emissione da 66 miliardi

Secondo la stampa russa, il colosso petrolifero che si è appena accordato con Clessidra per rilevare il 13% di Pirelli, potrebbe procedere a una emissione obbligazionaria senza precedenti. Servirebbe per contrastare il calo del rublo, rimborsare altri debiti e proteggersi da eventuali sanzioni per la crisi in Crimea

1 minuti di lettura
MILANO - Di certo non serviranno per ripagare l'investimento da 500 milioni con cui è diventata il primo socio singolo della Pirelli di Marco Tronchetti Provera con il 13 per cento delle quote. E nemmeno i 273 milioni per il 21 per cento di Saras, il gruppo della raffinazione della famiglia Moratti. perché Rosneft, il colosso numero uno al mondo del settore petrolifero non si sta solo occupando tanti piccoli pezzi delle principali società quotate italiane.

Essendo uno dei bracci economici del Cremlino - il governo moscovita ne controlla oltre il 69 per cento del capitale - non stupisce che stia lanciando una operazione finanziaria senza precedenti a livello globale: la più grande emissione obbligazionaria di sempre. Secondo il quotidiano economico Kommersant, i vertici di Rosneft starebbe studiando una emissione da 64 miliardi di dollari. Una cifra che polverizzerebbe il record precedente che appartiene al colosso americano delle tlc Verizon da 49 miliardi con cui ha finanziato l'acquisto del 45% di Verizon Wireless per 130 miliardi, quota in mnao a Vodafone

Le ragioni che spingono Rosneft sono ben differenti. Il gruppo petrolifero è molto indebitato e sta soffrendo per la svalutazuione del rublo in seguito ai fatti dell'Ucraina, scesa del 10 per cento rispetto al dollaro dall'inizio del anno.  La svalutazione del rublo rende più costoso il rimborso dei prestiti effettuati in valuta estera per finanziare l'acquisizione del rivale Tnk-Bp nel 2013, per 55 miliardi di dollari. Secondo Kommersant, il colosso russo potrebbe anche cercare di proteggersi da possibili sanzioni occidentali contro Mosca dopo il referendum a favore dell'annessione della Crimea alla Russia.

Ma ci sono anche ragioni di geopolitica finanziaria: come potrebbe reagire l'amministrazione Usa e il presidente Obama nel caso in cui - come è più che probabile - siano i fondi di investimento americani ed europei a sottoscrivere l'emissione che verrà sicuramente lanciata a tassi "favorevoli"? Di sicuro, tutto ciò conferma come le nuove guerre mondiali si combattono a colpi di grande finanza.