Economia

La Corte dei Conti contro il Salva Roma: "Rende inefficace il controllo"

Per la magistratura contabile il decreto permette ai Comuni di presentare un piano di rientro, anche se già bocciato in precedenza, qualora l'ente abbia registrato un pur minimo miglioramento dei conti. La nuova misura invaliderebbe gli interventi della Corte dei Conti

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MILANO - La Corte dei Conti entra a gamba tesa sul Salva Roma varato dal governo Renzi: "Rischia di rendere inefficaci le pronunce della magistratura contabile". In audizione davanti alla Commissione Bilancio della Camera dei deputati, i giudici hanno contestato il provvedimento che permette agli enti locali in dissesto o pre dissesto di ripresentare il piano di riequilibrio finanziario una volta bocciato dalla sezione di controllo della Corte.

Il decreto promulgato da Palazzo Chigi era stato invocato poche settimana fa dai comuni di Roma e Napoli per scongiurare il commissariamento. Il capoluogo campano ha un disavanzo di amministrazione di 809,6 milioni e a tenere in vita la città nel 2012 sono state le somme del fondo di rotazione: sui 548 milioni prenotati dagli Enti, 235 erano andati a Napoli. Una situazione insostenibile anche perché complice la crisi, lo scorso anno, le risorse a disposizione del fondo di rotazione sono crollati a 90 milioni. Per questo i sindaci sono corsi a bussare alla porta di Palazzo Chigi, sperando che un loro ex collega, Matteo Renzi, possa avere un occhio di riguardo maggiore verso gli enti locali.

La Corte sottolinea come da un lato il decreto allungando i termini di sospensione aumenta il periodo di sofferenza del pagamento delle fatture dei fornitori dell'ente; dall'altro introduce facoltà "alternative alla dichiarazione di dissesto". I magistrati contabili leggono così la possibilità di ripresentare un piano di riequilibrio già bocciato in presenza di "un miglioramento" o la "facoltà di ricorrere alla procedura di riequilibrio anche nell'imminenza della dichiarazione di dissesto".   

Ancora una volta, osserva la Corte, il caso di Napoli è da scuola: il piano è stato bocciato perché in gran parte basato su cessioni immobiliari che avrebbero dovuto portare nelle casse del comune 730 milioni di euro. Ma nei cinque anni precedenti, molti tentativi di vendite immobiliari erano andati nel vuoto generando ben pochi introiti alle casse comunali. Eppure, anche di fronte a piani difficilmente realizzabili e quindi cassati dalla Corte, la nuova norma offre ai sindaci l'opportunità di presentarli nuovamente entro il termine di 90 giorni dal primo rifiuto. Il tutto a patto di mostrare un "miglioramento" nel bilancio corrente dell'ente, che non significa per forza una gestione virtuosa ma anche una semplice riduzione del proprio squilibrio.

Per la Corte ciò non va bene: "Non è convincente che sia rimessa all'iniziativa del controllato - l'ente - la scelta di impugnare una pronuncia oppure chiedere una nuova valutazione da parte dell'organo". L'alternativa, di fatto, "potrebbe determinare che resti priva di effettività la pronuncia della sezione regionale di controllo". Come a dire che il decreto legge del governo Renzi rischia di togliere alla Corte dei Conti quel potere di controllo terzo sugli enti pubblici sollevando il rischio di un conflitto di attribuzione, proprio mentre il resto dell'Unione europea cerca di aumentare il peso della magistratura contabile.