Trema il "cerchio magico finanziario" di Putin.
Sanzioni, corsa agli sportelli di Bank Rossiya
Gli aspetti finanziari preoccupano gli oligarchi e gli alti funzionari della Federazione. Dal petrolio di Gunvor, al gas di Novatek, si sono fatte sentire le restrizioni da parte di Washington e le compagnie si sono svalutate. Visa e Mastercard hanno bloccato i pagamenti. Le imprese russe devono rinnovare all'estero 120 miliardi di debiti in scadenza in 12 mesi
MILANO - Vladimir Putin ostenta grande sicurezza, ridicolizza le sanzioni internazionali che gli vengono imposte, continua a tenere i militari pronti all'azione per definire l'annessione della Crimea, già formalmente ratificata. Ma nel suo "cerchio magico" qualche certezza comincerebbe a scricchiolare. Soprattutto perché si tratta di economia e finanza, le uniche armi che l'Occidente - pur con lentezza, scarso coordinamento e, soprattutto da parte europea, limitata incisività - si è deciso finora a mettere in campo.
Ne dà conto il Financial Times, che spiega come i manager e finanzieri più vicini al presidente abbiano sentito il colpo, già venerdì, delle sanzioni imposte dagli Usa, con le banche e gli investitori stranieri pronti a rivedere i loro rapporti in Russia e la rapida svalutazione delle partecipazioni detenute da alcuni degli oligarchi più ricchi del Paese. Torbjorn Tornqvist, il numero uno di Gunvor, l…
Ne dà conto il Financial Times, che spiega come i manager e finanzieri più vicini al presidente abbiano sentito il colpo, già venerdì, delle sanzioni imposte dagli Usa, con le banche e gli investitori stranieri pronti a rivedere i loro rapporti in Russia e la rapida svalutazione delle partecipazioni detenute da alcuni degli oligarchi più ricchi del Paese. Torbjorn Tornqvist, il numero uno di Gunvor, l…
MILANO - Vladimir Putin ostenta grande sicurezza, ridicolizza le sanzioni internazionali che gli vengono imposte, continua a tenere i militari pronti all'azione per definire l'annessione della Crimea, già formalmente ratificata. Ma nel suo "cerchio magico" qualche certezza comincerebbe a scricchiolare. Soprattutto perché si tratta di economia e finanza, le uniche armi che l'Occidente - pur con lentezza, scarso coordinamento e, soprattutto da parte europea, limitata incisività - si è deciso finora a mettere in campo.
Ne dà conto il Financial Times, che spiega come i manager e finanzieri più vicini al presidente abbiano sentito il colpo, già venerdì, delle sanzioni imposte dagli Usa, con le banche e gli investitori stranieri pronti a rivedere i loro rapporti in Russia e la rapida svalutazione delle partecipazioni detenute da alcuni degli oligarchi più ricchi del Paese. Torbjorn Tornqvist, il numero uno di Gunvor, la quarta maggior società di trading di petrolio al mondo, nella quale - a detta del Tesoro Usa ma puntualmente con smentite del Cremlino - Putin aveva investimenti personali, ha detto che il gruppo ha subito un ribasso del suo valore perché le banche hanno avviato un ripensamento sull'opportunità di continuare a concedergli finanziamenti. Tornqvist ha spiegato che Gunvor "può sopravvivere", ma ha ammesso che gli ultimi giorni sono stati di grande tensione.
Dal blocco dei conti alle forniture di gas, ecco la guerra delle sanzioni di A. TARQUINI
Mastercard e Visa, nel frattempo, hanno sospeso i loro servizi di pagamento verso Bank Rossiya, la sola compagnia citata nella lista di sanzioni di Washington, che ha riguardato 20 individui ed è pronta ad essere ampliata con misure più rigide. Decisione simile è arrivata da Western Union. Gunvor non era nella black list, ma il suo co-fondatore Gennady Timchenko vi era incluso. Lui stesso ha deciso di cedere le sue quote per mettere al riparo la società; ma il rendimento sulle obbligazioni Gunvor è comunque schizzato fino al 12,1%, dal 7,4% precedente. Novatek, il secondo produttore di gas in Russia, ha visto erodere 2,5 miliardi di valore dopo che le sue azioni sono calate dell'8%. Per la Borsa russa e il rublo, comunque, l'ultima settimana è stata di ripresa nel loro complesso.
Il Ft spiega ancora che un funzionario della Banca centrale ha detto che le sanzioni Usa hanno colpito diverse centinaia di migliaia di clienti di Bank Rossiya, descritta da Washington come l'istituto "personale degli alti funzionari della Federazione russa". Non sono mancate testimonianze di code agli sportelli e corse ai pelievi per cercare di mettere al riparo i propri risparmi. Putin ha subito scelto la via spettacolare di aprirvi un conto corrente e farvi accreditare lo stipendio per cercare di riportare la calma.
In un report di Sace, la società statale (in via di privatizzazione) che fornisce credito e garanzie alle società che operano all'estero, si legge di possibili sviluppi nel breve termine. "Se è difficile pensare che si arrivi ad una totale sospensione delle relazioni commerciali con la Russia", scrivono gli analisti, "sanzioni con effetti rilevanti sull’economia russa potrebbero riguardare un blocco alle esportazioni nel paese in relazione a specifici settori, quale quello della difesa. Altre misure potrebbero colpire le imprese russe attive all’estero, impedendogli di operare o di aggiudicarsi l’assegnazione di nuove commesse. Ulteriori misure potrebbero infine limitare l’accesso ai mercati finanziari internazionali ed ai finanziamenti esteri alle imprese russe, le quali dovranno rinnovare oltre 120 miliardi di dollari di debito in scadenza nei prossimi 12 mesi. Sebbene le casse pubbliche dispongano di ampie risorse (le riserve valutarie sono pari a circa 500 miliardi di dollari, superiori a 12 mesi di import cover) misure simili peserebbero sull’economia russa che già nel 2013 ha mostrato un calo della crescita del Pil, fermatosi all’1,5% rispetto al 3,4% raggiunto nel 2012".
Ne dà conto il Financial Times, che spiega come i manager e finanzieri più vicini al presidente abbiano sentito il colpo, già venerdì, delle sanzioni imposte dagli Usa, con le banche e gli investitori stranieri pronti a rivedere i loro rapporti in Russia e la rapida svalutazione delle partecipazioni detenute da alcuni degli oligarchi più ricchi del Paese. Torbjorn Tornqvist, il numero uno di Gunvor, la quarta maggior società di trading di petrolio al mondo, nella quale - a detta del Tesoro Usa ma puntualmente con smentite del Cremlino - Putin aveva investimenti personali, ha detto che il gruppo ha subito un ribasso del suo valore perché le banche hanno avviato un ripensamento sull'opportunità di continuare a concedergli finanziamenti. Tornqvist ha spiegato che Gunvor "può sopravvivere", ma ha ammesso che gli ultimi giorni sono stati di grande tensione.
Dal blocco dei conti alle forniture di gas, ecco la guerra delle sanzioni di A. TARQUINI
Mastercard e Visa, nel frattempo, hanno sospeso i loro servizi di pagamento verso Bank Rossiya, la sola compagnia citata nella lista di sanzioni di Washington, che ha riguardato 20 individui ed è pronta ad essere ampliata con misure più rigide. Decisione simile è arrivata da Western Union. Gunvor non era nella black list, ma il suo co-fondatore Gennady Timchenko vi era incluso. Lui stesso ha deciso di cedere le sue quote per mettere al riparo la società; ma il rendimento sulle obbligazioni Gunvor è comunque schizzato fino al 12,1%, dal 7,4% precedente. Novatek, il secondo produttore di gas in Russia, ha visto erodere 2,5 miliardi di valore dopo che le sue azioni sono calate dell'8%. Per la Borsa russa e il rublo, comunque, l'ultima settimana è stata di ripresa nel loro complesso.
Il Ft spiega ancora che un funzionario della Banca centrale ha detto che le sanzioni Usa hanno colpito diverse centinaia di migliaia di clienti di Bank Rossiya, descritta da Washington come l'istituto "personale degli alti funzionari della Federazione russa". Non sono mancate testimonianze di code agli sportelli e corse ai pelievi per cercare di mettere al riparo i propri risparmi. Putin ha subito scelto la via spettacolare di aprirvi un conto corrente e farvi accreditare lo stipendio per cercare di riportare la calma.
In un report di Sace, la società statale (in via di privatizzazione) che fornisce credito e garanzie alle società che operano all'estero, si legge di possibili sviluppi nel breve termine. "Se è difficile pensare che si arrivi ad una totale sospensione delle relazioni commerciali con la Russia", scrivono gli analisti, "sanzioni con effetti rilevanti sull’economia russa potrebbero riguardare un blocco alle esportazioni nel paese in relazione a specifici settori, quale quello della difesa. Altre misure potrebbero colpire le imprese russe attive all’estero, impedendogli di operare o di aggiudicarsi l’assegnazione di nuove commesse. Ulteriori misure potrebbero infine limitare l’accesso ai mercati finanziari internazionali ed ai finanziamenti esteri alle imprese russe, le quali dovranno rinnovare oltre 120 miliardi di dollari di debito in scadenza nei prossimi 12 mesi. Sebbene le casse pubbliche dispongano di ampie risorse (le riserve valutarie sono pari a circa 500 miliardi di dollari, superiori a 12 mesi di import cover) misure simili peserebbero sull’economia russa che già nel 2013 ha mostrato un calo della crescita del Pil, fermatosi all’1,5% rispetto al 3,4% raggiunto nel 2012".