Il Fisco Usa: "Bitcoin non è una valuta, ma un bene tassabile"
La decisione dell'agenzie delle Entrate americana rischia di essere un colpo di grazie per la moneta virtuale e, quindi, gli acquisti effettuati possono essere soggetti alla tassazione da plusvalenze
MILANO - Dagli Stati Uniti arriva l'ennesimo colpo all'industria del Bitcoin, la valuta virtuale che sta crollando a colpi di crack, da Mt Gox a Vircurex, e che adesso rischia di essere spazzata via dall'agenzia americana delle entrate. La decisione del fisco Usa è stata lapidaria: "Il Bitcoin è un bene e non una valuta". Tradotto: tutti gli acquisti effettuati utilizzando la moneta virtuale possono essere soggetti alla tassazione da plusvalenze, come il più classico degli strumenti finanziari.
La questione della plusvalenza è di certo la più delicata: se si acquista un bene con la pseudo valuta quando la sua quotazione è aumentata rispetto a quando il bitcoin era stato acquistato, dato che giuridicamente ora è considerato un bene ne deriva una plusvalenza. E questo profitto va tassato. Ora, se questo va applicato in concreto ad acquisti di beni e servizi di uso quotidiano ne può risultare un meccanismo non poco comples…
La questione della plusvalenza è di certo la più delicata: se si acquista un bene con la pseudo valuta quando la sua quotazione è aumentata rispetto a quando il bitcoin era stato acquistato, dato che giuridicamente ora è considerato un bene ne deriva una plusvalenza. E questo profitto va tassato. Ora, se questo va applicato in concreto ad acquisti di beni e servizi di uso quotidiano ne può risultare un meccanismo non poco comples…
MILANO - Dagli Stati Uniti arriva l'ennesimo colpo all'industria del Bitcoin, la valuta virtuale che sta crollando a colpi di crack, da Mt Gox a Vircurex, e che adesso rischia di essere spazzata via dall'agenzia americana delle entrate. La decisione del fisco Usa è stata lapidaria: "Il Bitcoin è un bene e non una valuta". Tradotto: tutti gli acquisti effettuati utilizzando la moneta virtuale possono essere soggetti alla tassazione da plusvalenze, come il più classico degli strumenti finanziari.
La questione della plusvalenza è di certo la più delicata: se si acquista un bene con la pseudo valuta quando la sua quotazione è aumentata rispetto a quando il bitcoin era stato acquistato, dato che giuridicamente ora è considerato un bene ne deriva una plusvalenza. E questo profitto va tassato. Ora, se questo va applicato in concreto ad acquisti di beni e servizi di uso quotidiano ne può risultare un meccanismo non poco complesso e disincentivante all'utilizzo della "moneta" internet.
Le autorità statunitensi, quindi, si allineano alla Cina: qualche mese fa, infatti, la Banca centrale dell'ex Impero celeste, aveva disconosciuto lo status di valuta per i Bitcoin affermando che andassero trattati come un prodotto finanziario. E intanto continua il calo delle quotazioni: dopo aver sfondato il muro dei mille dollari a novembre, oggi il prezzo è in discesa sotto i 580 dollari.
La questione della plusvalenza è di certo la più delicata: se si acquista un bene con la pseudo valuta quando la sua quotazione è aumentata rispetto a quando il bitcoin era stato acquistato, dato che giuridicamente ora è considerato un bene ne deriva una plusvalenza. E questo profitto va tassato. Ora, se questo va applicato in concreto ad acquisti di beni e servizi di uso quotidiano ne può risultare un meccanismo non poco complesso e disincentivante all'utilizzo della "moneta" internet.
Le autorità statunitensi, quindi, si allineano alla Cina: qualche mese fa, infatti, la Banca centrale dell'ex Impero celeste, aveva disconosciuto lo status di valuta per i Bitcoin affermando che andassero trattati come un prodotto finanziario. E intanto continua il calo delle quotazioni: dopo aver sfondato il muro dei mille dollari a novembre, oggi il prezzo è in discesa sotto i 580 dollari.