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Disabilità e lavoro: in tv e nel Paese, l'Italia si dà una chance per essere migliore

Nella penisola tante esperienze come quella di "Hotel a 6 stelle", in cui il lavoro è la bussola del percorso di integrazione dei disabili nella società
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Nicolas dà una mano in reception. Martina fa la cameriera ai piani. Benedetta e Livia aiutano il servizio in sala. In cucina, come aiuto cuoco, c'è Emanuele. Ad assistere gli addetti alla manutenzione c'è Edoardo. "Hotel a 6 stelle", in onda su Rai 3 da qualche settimana, non è però l'ennesimo reality show sulla crisi e la precarietà. E' qualcos'altro, qualcosa di molto più originale, più necessario. E' una docu-fiction sulla prima esperienza lavorativa di sei ragazzi down che per sei settimane hanno fatto uno stage in un hotel di Roma, fianco a fianco col personale dell'albergo, tra alti e bassi, lezioni di inglese e tanta pratica nelle proprie mansioni, slanci e difficoltà. Programma televisivo originale e necessario, perché segno che finalmente qualcosa si incrina nel racconto dell'Italia impermeabile ai cambiamenti, intrappolata nell'autocommiserazione di una perenne "nostalgia del futuro". C…
Nicolas dà una mano in reception. Martina fa la cameriera ai piani. Benedetta e Livia aiutano il servizio in sala. In cucina, come aiuto cuoco, c'è Emanuele. Ad assistere gli addetti alla manutenzione c'è Edoardo. "Hotel a 6 stelle", in onda su Rai 3 da qualche settimana, non è però l'ennesimo reality show sulla crisi e la precarietà. E' qualcos'altro, qualcosa di molto più originale, più necessario. E' una docu-fiction sulla prima esperienza lavorativa di sei ragazzi down che per sei settimane hanno fatto uno stage in un hotel di Roma, fianco a fianco col personale dell'albergo, tra alti e bassi, lezioni di inglese e tanta pratica nelle proprie mansioni, slanci e difficoltà. Programma televisivo originale e necessario, perché segno che finalmente qualcosa si incrina nel racconto dell'Italia impermeabile ai cambiamenti, intrappolata nell'autocommiserazione di una perenne "nostalgia del futuro". C'è invece un'Italia che guarda avanti, prova ad abbattere gli steccati dell'incomunicabilità, progetta un futuro migliore, per tutti, nessuno escluso. Al punto che, come vediamo, c'è chi inizia anche a parlarne in tv.

Del resto per chi vive a Roma, quello che viene mandato in onda su Rai 3 non racconta nulla di "mai visto prima". C'è infatti un ristorante molto famoso, la Locanda dei Girasoli, che ha fatto da apripista su questo terreno: fondato nel 1998, è oggi interamente gestito e animato da personale down. Emanuele, l'aiuto cuoco di "Hotel a 6 stelle", viene proprio da questa esperienza, che dal Quadraro di Roma punta ora all'avvio di un'iniziativa analoga in Sicilia. Ed è davvero un dato di fatto che in tutta la penisola crescono interesse, progetti, iniziative per sperimentare percorsi di integrazione lavorativa dei disabili.

A Napoli si muove in questa direzione la onlus Mah, cui partecipa in qualità di vicepresidente Valeria Parrella, autrice di "Tempo d'imparare", un romanzo che indaga sulla relazione tra genitore e figlio disabile. Il "Gruppo Mah" sta cercando di costruire una rete con il Comune di Napoli, la Regione Campania, con le risorse intellettuali e produttive del territorio per costruire percorsi di integrazione sociale che abbiano per bussola la valorizzazione delle grandi capacità e potenzialità lavorative esistenti nei ragazzi disabili.

Tra le amministrazioni locali virtuose c'è ad esempio la Provincia di Ascoli Piceno, che si distingue per l'efficacia delle sue azioni di inclusione sociale dei disabili attraverso percorsi di inserimento lavorativo. Qui si tratta di un'applicazione del modello ICF di Italia Lavoro: in collaborazione con il Settore Socio Sanitario, la Provincia contatta l'azienda singola, raccoglie informazioni sulla mansione cercata, sull'ambiente di lavoro, e poi la mette in contatto con candidati selezionati con un occhio specifico agli aspetti psicologici e attitudinali. Il tutto insomma con un protocollo d'inserimento che si può definire, a tutti gli effetti, personalizzato: una best practice che rovescia la retorica recente sulla burocrazia inutile e fannullona, e mostra un ruolo prezioso e insostituibile che può rivestire un'"amministrazione di prossimità" come quella locale.

Un discorso che sembra attagliarsi bene anche a quanto accaduto a Padova, dove la Provincia, in collaborazione con gli esponenti locali di Confindustria, ha promosso un percorso di inserimento per disabili e disoccupati con un efficacia di allocazione lavorativa che arriva all'80%.

Se invece guardiamo a grandi aziende e a realtà associative più radicate, una buona pratica è rappresentata dalla collaborazione pluriennale tra Birra Peroni e Comunità di Sant'Egidio, che periodicamente produce e propone nuove opportunità e iniziative: l'ultima è il progetto "Valgo anch'io", costituito da una proposta di sette mesi di formazione professionale in campo gastronomico per 47 disabili. In programma ci sono lezioni di fondamenti di cucina e igiene, di ristorazione e di caffè, di diritto del lavoro e di ergonomia, il tutto per favorire l'inserimento lavorativo nel mondo della ristorazione. Un ulteriore tassello di questa consapevolezza, sempre più vigorosa, della centralità del valore lavoro nell'inclusione sociale del disabile. Consapevolezza che potrebbe probabilmente crescere e diffondersi ancor di più se istituzioni, onlus e aziende trovassero occasioni di incontro per creare un network permanente, magari nazionale, per l'inserimento lavorativo del disabile. Anche una docu-experience come quella trasmessa in Rai in queste settimane ci testimonia che c'è un'Italia pronta a raccogliere questa sfida.